Texas, ucciso il sequestratore, in salvo gli ostaggi nella sinagoga. Chi è Lady Al Qaida, in carcere per terrorismo

L'attacco in diretta Facebook

Texas, uomo armato si barrica con 4 ostaggi in sinagoga: chiede il rilascio della sorella Lady Al Qaida, in carcere per terrorismo
6 Minuti di Lettura
Sabato 15 Gennaio 2022, 22:03 - Ultimo aggiornamento: 16 Gennaio, 09:44

Ostaggi vivi, sequestratore ucciso: un blitz con oltre 200 agenti ha risolto dopo oltre 10 ore la crisi alla sinagoga di Colleyville, in Texas, non lontano da Dallas. Al termine di ore di trattative con il sequestratore barricato all'interno con quattro ostaggi, le forze dell'ordine sono entrate in azione liberando gli ostaggi e uccidendo il sequestratore.

Sull'uomo i dettagli sono ancora pochi, al di là del suo forte accento britannico. È entrato nella sinagoga mentre era in corso la cerimonia del sabato in diretta su Facebook: ai fedeli - quattro in tutto incluso il rabbino - si è descritto armato, con bombe nel suo zainetto. Ha urlato, pronunciato frasi antisemite ma, allo stesso tempo, ha ripetutamente messo in evidenza di non essere un criminale.

Il blitz di 200 agenti

Fin dall'inizio ha chiesto la liberazione di Aafia Siddiqui, conosciuta anche come Lady Al Qaida, la neuroscienziata pachistana che sta scontando 86 anni di carcere con l'accusa di aver cercato di uccidere militari americani e agenti dell'Fbi. Il sequestratore si è detto il fratello della donna ed stato inizialmente identificato da alcuni media americani, fra i quali Abc, come Muhammad Siddiqui.

Un legale di Muhammad e la famiglia Siddiqui hanno però smentito seccamente i rumors, condannando con forza il gesto folle. «Era irritato, e più cresceva la sua irritazione più crescevano le minacce come 'ho una bomba'. Poi ha riso», riferisce una testimone. La donna stava seguendo la cerimonia online quando il sequestratore si è impossessato della scena e prima che Facebook sospendesse la diretta.

La polizia, le forze speciali Swat e l'Fbi hanno presidiato l'area per ore mantenendo contatti con il sequestratore che, nel frattempo aveva chiesto a uno degli ostaggi di chiamare un rabbino della città di New York per chiedere di sfruttare i suoi legami e favorire la liberazione di Siddiqui. Le trattative fra l'uomo e i negoziatori si sono protratte per ore, poi nel pomeriggio un primo ostaggio è stato liberato. In serata, intorno alle 21:30 locali e dopo un'esplosione e colpi di arma da fuoco nella sinagoga, il governatore del Texas Greg Abbott ha twittato: «le preghiere sono state ascoltate. Tutti gli ostaggi sono liberi e stanno bene».

La polizia e l'Fbi nella breve conferenza stampa dopo la liberazione degli ostaggi non forniscono molti dettagli: il sequestratore è stato identificato ma «non siamo ancora pronti a condividere le sue informazioni», dicono le autorità. Il presidente Joe Biden ringrazia le forze dell'ordine e assicura agli americani e a chi vuole diffondere odio che gli Stati Uniti si opporranno «all'antisemitismo e all'estremismo».

Chi è Lady Al Quaida 

La sinagoga fa parte della congregazione di Beth IsraelColleyville, in TexasLa polizia, la squadra speciale degli Swat e l'Fbi hanno circondato l'area ed evacuato i residenti prima di prendere un contatto diretto con il sequestratore che si dichiara essere Muhammad Siddiquifratello di Aafia Siddiqui, la neuroscienziata pachistana conosciuta come 'Lady Al Qaida'. 

L'attacco in diretta Facebook

I primi minuti dell'attacco sono andati in diretta su Facebook, che stava trasmettendo in live stream la cerimonia all'interno della sinagoga. Si sente il sequestratore con spiccato accento britannico chiedere ripetutamente di poter parlare con Aafia Siddiqui. Dice che «oggi morirà» e avverte i negoziatori fuori dall'edificio: «Se entrate moriranno tutti» gli ostaggi. Le immagini fuori dalla sinagoga mostrano un imponente schieramento delle forze dell'ordine. Segue da lontano la Casa Bianca, che è stata informata e monitora gli sviluppi. «I nostri pensieri e le nostre preghiere sono con i fratelli e le sorelle in ostaggio a Colleyville, in Texas», ha twittato il ministro degli Esteri israeliano, Yair Lapid, assicurando di «seguire da vicino la situazione e di essere in contatto con le autorità americane».

 

Di origini pachistane, Aaifa Siddiqui - che è stata per un periodo la donna più ricercata del mondo - ha studiato negli Stati Uniti, al Massachusetts Institute of Technology. Lo zio del suo secondo marito è Khalid Sheikh Mohammed, ritenuto uno degli architetti dell'11 settembre. Aaifa Siddiqui è stata arrestata nel 2008 in Afghanistan: quando è stata fermata aveva con sé cianuro di sodio e documenti che descrivevano come produrre armi chimiche e come rendere l'Ebola un'arma, ma anche mappe dettagliate della città di New York. La donna ha sempre respinto le accuse. Durante il suo processo disse: «Sono musulmana ma amo l'America». Il suo avvocato aveva quindi spiegato che la sua assistita aveva cercato di scappare alla custodia americana «per paura di essere torturata e inviata a Guantanamo».

Il caso di Aaifa Siddiqui da anni solleva comunque dubbi e perplessità sull'atteggiamento tenuto nei suoi confronti dagli Stati Uniti, che mantengono nei riguardi della donna uno stretto riserbo. A destare dubbi è la sua scomparsa in Pakistan nel marzo del 2003 e la misteriosa ricomparsa cinque anni dopo in custodia americana. Secondo alcuni negli anni della sua scomparsa sarebbe stata imprigionata nel carcere di Bagram, rinomato per le torture ai prigionieri. Ora il fratello, con gesto folle, ne chiede il rilascio. «Fatemi parlare con mia sorella», ha ripetuto ai negoziatori. Mentre la tensione resta alta a Colleyville, i controlli sono stati rafforzati in molte sinagoghe d'America.

La famiglia di Aaifa Siddiqui condanna il gesto

«Vogliamo che il sequestratore» della sinagoga a Colleyville, in Texas, «sappia che Aaifa Siddiqui e la sua famiglia condannano il suo gesto. Il sequestratore non ha nulla a che fare con Aaifa, con la sua famiglia e la campagna globale per chiedere giustizia. Vogliamo che l'assalitore sappia che le sue azioni sono malvagie e mettono a rischio coloro che cercano giustizia per Aaifa». Lo afferma la famiglia di Aaifa Siddiqui, secondo il The Daily Beast.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA