Omicron a Shanghai, il lockdown “carcerario" fa scattare le proteste: «manca il cibo». Scontri tra residenti e polizia

La strategia "zero Covid" non convince nessuno. Nella città in lockdown altri 3.200 casi e 19.872 asintomatici, e i video protesta corrono sui social

Omicron a Shangai, il lockdown carcerario" fa crescere il malcontento: tensioni tra residenti e polizia
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Venerdì 15 Aprile 2022, 15:40 - Ultimo aggiornamento: 22:09

Shangai, città con 26 milioni di abitanti, prosegue il lockdown per cercare di contenere il Covid-19. L’ondata di contagi di Shanghai è la crisi sanitaria più grande per il governo cinese dai tempi di Wuhan: e per fronteggiare l'emergenza i residenti sono costretti dal governo a rimanere da settimane nelle proprie case, con enormi difficoltà nel reperimento di cibo, medicinali e altri beni di prima necessità. E nel frattempo cresce la protesta e sui social media cinesi volano i video che mostrano quanto sta accadendo nella città cinese.

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Ultimo a diventare virale, a dispetto della censura, è stato lo scontro tra polizia e cittadini che cercano di rompere i blocchi delle barricate in alcune aree della città, finendo per essere arrestati e portati via da agenti in tuta bianca protettiva. Malgrado la stretta, Shanghai continua a registrare numeri ancora pesanti di positività alla variante Omicron: giovedì, secondo la Commissione sanitaria municipale, i casi accertati sono stati 3.200 (da 2.573 di mercoledì) e i portatori asintomatici 19.872 (da 25.146). In tutta la Cina, i casi sono stati, rispettivamente, 3.472 e 20.694.

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Lo scontro

Le colluttazioni sono seguite alle denunce di carenza di cibo e di funzionari troppo zelanti che costringono alla quarantena, alimentando il malcontento nella megalopoli per la risposta inflessibile al virus della 'tolleranza zero', la cui validità è stata ribadita in settimana dal presidente Xi Jinping. I residenti di Shanghai hanno sfogato la loro rabbia sui social media per la carenza di cibo e i controlli pesanti, inclusa l'uccisione di un cane da compagnia da parte di un operatore sanitario e una politica - ora ammorbidita - sulla separazione dei bambini infetti dai loro genitori privi di virus. Le autorità hanno promesso che la città «non mollerà un attimo», preparando più di 100 nuove strutture di quarantena per accogliere ogni persona che risulta positiva, a prescindere dal fatto che mostri o meno sintomi. Tra gli ultimi eventi segnalati, la morte di un funzionario sanitario di 55 anni la cui causa non è stata precisata, alimentando però i dubbi sulla pressione del personale impegnato per contenimento il virus. Su Weibo, il Twitter cinese, c'è stata la stretta su una pagina di hashtag sul reperimento e del costo eccessivo del cibo: gli hashtag 'Shanghai Buy Food' o 'Shanghai Groceries' sono stati bloccati. 

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Il reperimento dei beni

Ma da Shanghai rispondo alle accuse di essere costantemente a lavoro per aumentare la fornitura di beni di prima necessità per i suoi 25 milioni di abitanti, che sono stati posti sotto una gestione a circuito chiuso dalla fine di marzo, a causa della ricomparsa del Covid-19. I severi requisiti della gestione a circuito chiuso hanno provocato una carenza di forniture che le autorità hanno cercato di alleviare in vari modi. Tra gli interventi principali degli ultimi giorni c'è stata la riapertura di alcune attività commerciali al dettaglio che forniscono cibo e altre necessità alla popolazione locale. A livello distrettuale, i governi locali hanno contattato le imprese per incoraggiarle a semplificare il flusso delle forniture. 

Il compito che le autorità devono affrontare è grande. Nonostante la difficile situazione, la riapertura dei supermercati della città e dei negozi nelle aree a basso rischio procede con costanza, in linea con i requisiti di prevenzione e controllo dell'epidemia. Più in generale, la Cina ha preso diverse misure per facilitare la logistica e garantire la fornitura di beni di prima necessità in quest'ultima recrudescenza del Covid-19.

La situazione nella città più grande della Cina, terza al mondo, dove i residenti sono stati letteralmente rinchiusi nelle loro case, è talmente radicale da essere stata persino etichettata come un «disastro umanitario» dal direttore dell’Australian Strategic Policy Institute, Michael Shoebridge. E la strategia 'zero Covid' trasforma così una città di 26 milioni di abitanti in un immenso carcere e i virologi sono contrari alle misure prese a Shangai.

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Gli esperti italiani sulla strategia cinese

«L'obiettivo 'zero Covid' è utopistico dal punto di vista epidemiologico», considerando che «il grande lockdown non ha mai portato a questo traguardo. E dal punto di vista sociale è inammissibile». Così Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell'ospedale Sacco di Milano, commentando all'Adnkronos Salute la reazione della Cina alla nuova ondata di Covid-19 da variante Omicron. «Persino componenti del nostro Cts», il Comitato tecnico scientifico che ha gestito la fase di emergenza terminata il 31 marzo, nel tempo «si sono ricreduti su questa misura -prosegue Gismondo - che non ha portato al contenimento dell'infezione». 

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I casi in Cina non sono molti di più rispetto ai nostri, secondo i dati che riporta all'Adnkronos Massimo Cicozzi responsabile dell'Unità di Statistica medica ed Epidemiologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia del Campus Bio-Medico di Roma. «La Cina in realtà non ha molti casi di Covid rispetto a noi, ma vuole 'zero contagi', perciò gli standard di riferimento sono diversi dai nostri. E usano la durezza che vediamo. Ma oggi stanno utilizzando il 'pugno di ferro' con un virus completamente diverso. Contro Omicron sono infatti necessarie strategie mirate. Se il lockdown aveva degli effetti con il virus di Wuhan, con questa variante in circolazione, che contagia almeno 9 volte di più con una sintomatologia più leggera, anche un lockdown stretto non ha lo stesso effetto. Non so quindi quanto verrà ripagata la sofferenza richiesta ai cittadini di Shanghai». Lo dice all'Adnkronos Salute Massimo Ciccozzi, responsabile dell'Unità di Statistica medica ed Epidemiologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia del Campus Bio-Medico di Roma. «La strategia cinese mi sembra quella di tagliare la testa del serpente senza nemmeno cercare di capire perché il serpente è arrivato fino a noi». Il metodo cinese ha avuto «un effetto immediato all'inizio della pandemia - ammette l'esperto - Ora, per ottenere lo stesso risultato con questa contagiosità, ci vorrà molto tempo».

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Gli esperti italiani sembrano essere tutti daccordo: questo lockdown non ha senso. «La Cina ha fatto interventi drastici di contrasto al virus durante la prima fase della pandemia» di Covid-19. Misure che, «almeno per il contrasto al virus, hanno avuto successo. E ora, in questa nuova ondata, ha ritenuto di applicarle di nuovo, senza se e senza ma. Senza tener conto» però «del fatto che quello che circola oggi non è il virus originario. Omicron e i suoi discendenti sono assai più contagiosi e assai più diffusivi. Il confinamento coatto dei contagiati, di cui stiamo vedendo le immagini in questi giorni, oltre a suscitare indignazione dal punto di vista umanitario, è totalmente inutile dal punto di vista tecnico in questo nuovo contesto». Lo dice all'Adnkronos Salute Massimo Galli, ex direttore di Malattie infettive all'ospedale Sacco di Milano. «I provvedimenti di dislocazione brutale dalle case - continua - con un confinamento in aree specifiche delle persone infettate, bambini compresi, e interventi drammatici sugli animali. Tutto questo non ha senso dal punto di vista tecnico, con un virus così diffusivo. In questa situazione è utile, al limite, l'isolamento domiciliare. Non hanno quindi nessuna giustificazione le misure da lager che sono anche tecnicamente sbagliate», conclude Galli secondo il quale, «quando i politici di professione, per di più in un Paese non democratico, ritengono di essere anche depositari della verità scientifica e di potersi muovere con le loro logiche sulla base di informazioni non suffragate da dati e da visione scientifica, succedono disastri».

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«Murare vive le persone, anche stranieri, senza acqua o cibo in condizioni inverosimili, durante una pandemia come quella Covid è una strategia velleitaria. Come fermare il vento. Non è possibile applicare queste regole, come stanno facendo in Cina, quando hai di fronte un virus molto molto contagioso e che può fare tanti casi asintomatici. Non si può e non serve chiudere tutto per mesi». Il virologo Mauro Pistello, direttore dell'Unità di virologia dell'Azienda ospedaliera universitaria di Pisa e vicepresidente della Società italiana di microbiologia, commenta così quanto sta accadendo nel gigante asiatico con una nuova ondata pandemica. Sulle cause di forte recrudescenza dei contagi in Cina, Pistello evidenzia che «il loro vaccino funziona male, protegge al 75% contro le infezioni e molto mento contro la malattia. In Europa abbiamo vaccinato molto di più rispetto alla Cina e oggi, di fronte ad una variante molto più contagiosa, non abbiamo una pressione sui reparti. Mentre in Cina la situazione sta sfuggendo di mano con tante ospedalizzazioni». Il virologo è poi critico rispetto alla strategia da sempre sostenuta dalle autorità cinesi. «La formula zero Covid è poco realistica. Immaginando anche che non tutti gli stati hanno una copertura vaccinale contro il Covid alta, con i viaggi e la contagiosità delle attuali varianti è davvero impossibile pensare di arginare la diffusioni. Ovvero - evidenzia Pistello - anche la possibilità di avere 'infezioni zerò non si raggiungerà mai. I virus evolvono e si adattano, in alcuni soggetti albergano di più e sono asintomatici. Difficile intercettarli anche se chiudiamo tutto»

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Per Matteo Bassetti tutte le immagini che ci arrivano sono «scene di ordinaria follia: persone che vengono strappate da casa e portate in lazzaretti giganteschi, gente ammanettata, cittadini messi in mega centri con centinaia di persone positive asintomatiche con bagni comuni, con il rischio enorme di selezionare nuove varianti. È una situazione paradossale e aberrante, incivile e antiscientifica. Stanno commettendo l'errore di creare lo stigma del Covid, come se fosse una colpa. Questo è un virus anche 10 volte più contagioso del ceppo di Wuhan. I cinesi non hanno capito la lezione, dopo aver nascosto al mondo i primi casi di polmonite atipica nel luglio 2019. Se lo avessero comunicato avremmo potuto evitare la catastrofe successiva, ma continuano a sbagliare». Così all'Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, su quanto sta accadendo nel gigante asiatico con una nuova ondata pandemica. In Cina «con questa variante dovevano vaccinare di più la popolazione, investire di più su gli antivirali orali. Invece hanno deciso di 'investire' nella violazione dei diritti umani e nessun Governo del mondo si è alzato per dire che stanno sbagliando. Strappare un bambino a una mamma per portarlo in un centro Covid è una dittatura sanitaria. Ora - conclude Bassetti - vorrei che in Italia chi, anche vicino al ministro della Salute, ha sostenuto che anche da noi dovevamo imporre la strategia zero Covid facesse un mea culpa pubblico»

La nuova ondata in Cina è il risultato di scelte sbagliate secondo tutti i virologi. «La politica zero Covid può avere senso per breve tempo, per arginare cioè l'emergenza e dare il tempo al sistema sanitario di attrezzarsi con terapie più efficaci e, soprattutto, con la vaccinazione. Purtroppo la campagna vaccinale in Cina non ha funzionato a causa della bassissima efficacia dei vaccini utilizzati». Ad analizzare, per l'Adnkronos Salute, la risposta forte della Cina - come mostrano le immagini dei confinamenti forzati provenienti da Shanghai - alla nuova ondata pandemica, l'epidemiologo Pier Luigi Lopalco, docente di igiene all'Università del Salento. «La Cina quindi - continua Lopalco - si è trovata a fronteggiare l'ondata di Omicron avendo la popolazione completamente scoperta dal un punto di vista immunitario. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: è come se, per loro, la pandemia fosse iniziata ora. A questo va aggiunto che i metodi coercitivi che si stanno utilizzando a Shanghai non solo sono riprovevoli sul piano dei diritti umani, ma anche tutto sommato inutili perché non fanno altro che rimettere in campo una strategia di controllo che si è dimostrata fallimentare»

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