Serbia sempre più vicina alla Russia: firmato accordo di scambi politici. Emanuele Giaufret: «A rischio l'ingresso nella Ue»

Le critiche del diplomatico italiano capodelegazione dell'Unione europea a Belgrado

Serbia sempre più vicina alla Russia: firmato accordo di scambi politici. Emanuele Giaufret: «A rischio l'ingresso nella Ue»
di Cristiana Mangani
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Lunedì 26 Settembre 2022, 15:50 - Ultimo aggiornamento: 27 Settembre, 00:38

La Serbia ha firmato un accordo con la Russia per “consultazioni” reciproche su questioni di politica estera. Il documento porta la firma del ministro degli Esteri serbo Nikola Selakovic e di quello russo Sergey Lavrov, che si sono incontrati a margine della riunione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, dove la maggior parte delle delegazioni occidentali ha evitato il capo della diplomazia di Mosca proprio per lribadire il dissenso rispetto all'invasione dell'Ucraina.

Il piano di consultazione contemplato dall'accordo dovrebbe durare due anni, ha spiegato il ministero degli Esteri serbo. La Serbia è ufficialmente candidata all'adesione all'Unione Europea, ma il governo mantiene i rapporti con la Russia. E sebbene le autorità del paese sostengano l'integrità territoriale dell'Ucraina, il governo ha ripetutamente rifiutato di aderire alle sanzioni occidentali contro i suoi alleati slavi a Mosca.

Però, l'allineamento delle politiche estere con l'Ue è una delle principali condizioni preliminari per entrare a far parte del blocco delle 27 nazioni, anche se la Serbia ha deciso, in più occasioni, di non rispettare gli appelli arrivati dall'Unione europea. Sempre a New York è avvenuto l'ìncontro tra Lavrov e il presidente populista della Serbia, Aleksandar Vucic. I due hanno confermato «l'impegno da entrambe le parti a sviluppare ulteriormente le russo-serbe».

Funzionari dell'opposizione filo-occidentale della Serbia ritengono che la firma apposta sull'accordo da Vucic, un ex ultranazionalista, voglia dire che il paese rinuncia all'adesione all'Ue e si sta avvicinando sempre di più a Mosca. Il partito di opposizione centrista Ssp ha, poi, dichiarato che «è incredibile» che in un momento in cui la maggior parte del mondo osserva con apprensione le azioni di Mosca, la Serbia abbia firmato un accordo per consultarsi con un paese «che viola direttamente la Carta delle Nazioni Unite e intende annettere un territorio (ucraino)». La Serbia è importante per la Russia perché può rapptresentare un elemento di destabilizzazione dei Balcani e può potenzialmente spostare parte dell'attenzione mondiale dalla guerra in Ucraina.

Il ministro dell'Interno Aleksandar Vulin, portavoce informale di Vucic, ha comunque ribadito che «l'espansione della cooperazione con la Russia non è una questione di omaggio del passato, ma una decisione responsabile rivolta al futuro». E che la Serbia rispetta il diritto internazionale e chiede per questo che venga rispettata anche la sua integrità territoriale, come quella dell'Ucraina. Il riferimento di Vulin è all'indipendenza proclamata unilateralmente dal Kosovo nel febbraio 2008, indipendenza che la Serbia non riconosce, appoggiata in questo da Russia e Cina, entrambi membri permanenti del consiglio di sicurezza. Per Vulin - che è noto per le sue posizioni nazionalpatriottiche e filorusse - il presidente serbo Aleksandar Vucic è l'ultimo leader libero in Europa, capace di denunciare l'ipocrisia delle grandi potenze e la loro politica dei doppi standard in fatto di integrità territoriale. 

Critiche alla firma dell'accordo sono giunte dal capo della rappresentanza Ue a Belgrado, l'italiano Emanuele Giaufret.

Citato dai media locali, Giaufret ha osservato come l'aggressione militare russa all'Ucraina, rafforzata dalla mobilitazione di altri 300 mila uomini, l'organizzazione di referendum illegali per l'annessione alla Russia di parti del territorio ucraino e le minacce di Mosca sull'impiego di armi di distruzione di massa
rappresentino «un attacco al diritto internazionale, ai nostri valori e alla stabilità dell'Europa». «Noi ci aspettiamo che la Serbia stia dalla nostra parte - ha aggiunto - e che con noi si impegni a difesa dei nostri valori e della sicurezza comune». Per il capo della delegazione Ue, con la firma di un tale accordo con Mosca la Serbia ha lanciato un messaggio del tutto opposto, anche se ha fatto sapere che non accetterà l'esito dei
referendum nelle regioni ucraine sotto controllo russo. È importante, ha aggiunto Giaufret, che la Serbia intenda diventare membro a pieno titolo dell'Unione europea, ma è importante al tempo stesso che nel processo di integrazione europea ci si allinei gradualmente ai valori della Ue, compresa la politica estera. E ha concluso: «Il Paese nel suo percorso europeo deve progressivamente conformarsi alla politica estera della Ue, compresa l'imposizione di sanzioni alla Russia».
 

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