Ue-Polonia: perché lo scontro sullo stato di diritto. Le posizioni e le parole: recovery, Solidarnosc, Terzo Reich

Ue-Polonia: perché lo scontro sullo stato di diritto. Le posizioni e le parole: recovery, Solidarnosc, Terzo Reich
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Martedì 19 Ottobre 2021, 15:37 - Ultimo aggiornamento: 19:41

Lo scontro in atto tra Unione europea e Polonia sullo stato di diritto pone un tema di non poco conto, soprattutto in un periodo storico in cui la disputa "europeismo versus sovranismo" orienta in modo marcato il dibattito politico e segna spesso le sorti delle competizioni elettorali e di certo i dibattiti che le accompagnano. E il tema è questo: cosa prevale in caso di contrasto tra normativa europea e legislazione nazionale? Il caso, evidente in vari ambiti, è deflagrato ai primi di ottobre con la sentenza della Corte Costituzionale di Varsavia con cui è stato sancito il primato del diritto polacco su quello europeo ed è approdato oggi nel dibattito davanti al Parlamento in seduta plenaria a Strasburgo. Protagonisti, la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen e il primo ministro polacco di estrema destra Mateusz Jakub Morawiecki. Sullo sfondo, ma  non tanto, lo stanziamento dei fondi del Recovery e la tenuta della democrazia nel Paese dell'Europa orientale.

Il contrasto sulle riforme giudiziarie e «illiberali»

In particolare, Polonia e Ue litigano sulle riforme in ambito giudiziario che, nell'ottica di Bruxelles, minacciano la democrazia della Polonia. A corredo, diverse risoluzioni del Parlamento europeo contro i pericoli che correrebbero lo stato di diritto in Polonia e diversi e non pochi ambiti della vita sociale e civile nel Paese: i rischi per l’indipendenza dei media, le restrizioni sul diritto all’aborto, le politiche discriminatorie verso le persone omosessuali. Nell'elenco anche una disputa di natura “ambientale” incardinata sull’estrazione di lignite da una miniera al confine con la Repubblica Ceca

La crisi più delicata dopo la Brexit

Per l'Unione, è la tensione più forte dopo il referendum che nel 2016 ha sancito l'uscita della Gran Bretagna dall'ambito comunitario. Ma, a dire il vero, non è di certo la prima volta che la primazia del diritto comunitario viene messa in discussione. Nel maggio 2020 la stessa Corte costituzionale tedesca, per citare uno stato centrale nella costruzione europea, ha sollevato dubbi sul giudizio della Corte di giustizia Ue relativamente al programma di acquisto dei titoli pubblici da parte della Bce considerato legittimo, perché andava oltre la sua missione di garante della stabilità dei prezzi. Ne è scaturita una procedura di infrazione nei confronti delle autorità tedesche per aver - con quell'atto - di fatto contestato la supremazia del diritto dell’Ue sulla legislazione nazionale, anche se con riferimento a una materia ben determinata.

All'orizzonte si affaccia la Polexit

Stavolta i toni sono diversi. E questo segna la particolarità dello scontro ora in atto tra Ue e Polonia, al punto che ormai si parla di Polexit giuridica, con rimando simbolico alla Brexit, anche se da Varsavia sono state espresse parole chiare e nette circa l'intendimento di voler restare stabilmente all'interno del perimetro comunitario. Ma il caso si porta appresso parole forti - con annessi commenti delle opposte parti politiche - e questo basta e avanza per rendere l'argomento non solo spinoso ma anche decisivo per quel che sono gli elementi fondanti su cui si regge l'intera impalcatura dell'Unione europea. Al punto che Ursula Von der Leyen è stata netta e chiara su un punto: l’Ue non verserà i fondi del Recovery destinati alla Polonia - pari a 52 miliardi di euro - se non verranno attuate le riforme del sistema giudiziario polacco all'origine delle tensioni.

Von der Leyen: difenderemo lo stato di diritto

«Difenderemo lo stato di diritto» in Polonia «con tutti i mezzi, ma questo richiede un iter procedurale che intendiamo seguire. Mai abbiamo perso una causa sullo stato di diritto, ecco perché dobbiamo essere molto attenti e accurati» per preparare una causa di fronte alla Corte di giustizia: questa la posizione ribadita dalla presidente della Commissione europea intervenendo davanti al Parlamento europeo, dove il conflitto è approdato. «La democrazia e lo stato di diritto sono più lenti rispetto alle autocrazie, perché ci vuole tempo prima di arrivare ad una sentenza, ma proprio questo ci differenzia dagli autocrati e da chi non è democratico - ha aggiunto Ursula Von der Leyen-. Noi siamo preoccupati per la recente sentenza della Corte costituzionale polacca. La Commissione europea sta valutando attentamente questa sentenza a posso però già dirvi oggi che sono fortemente preoccupata perché mette in discussione la base della Ue e costituisce una sfida diretta all'unità degli ordinamenti giuridici europei».

Poi il riferimento storico: «Quasi 40 anni fa il regime comunista impose la legge marziale. Gli attivisti di Solidarnosc furono messi in galera solo perché si battevano per i propri diritti. La gente della Polonia voleva la democrazia, la libertà di scegliere il loro governo. E hanno voluto unirsi alla famiglia europea per la libertà: i polacchi hanno messo la loro fiducia in questo progetto, pensando e aspettandosi che essa avrebbe giustamente difeso i loro diritti. La Commissione è guardiano del trattato ed è pertanto mio dovere tutelare i diritti dei cittadini dell'Ue, ovunque vivano sul territorio dell'Unione. La recente sentenza mette tutto questo in discussione».

Il premier Morawiecki: no alle imposizioni, abbiamo combattuto il Terzo Reich

La replica non si è fatta attendere, sempre nella stessa sede: l'Unione Europea, ha detto  il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki, «non è uno Stato, gli Stati membri restano padroni, sovrani dei trattati. Sono gli Stati membri che decidono quali competenze delegare all'Ue. La massima legge in Polonia è la Costituzione  e voglio sottolineare che il Tribunale Costituzionale polacco non ha mai dichiarato che quanto previsto dai trattati Ue è incompatibile con la legge polacca. Ha detto che una specifica interpretazione del diritto Ue» confligge con la Costituzione polacca. Morawiecki ha poi puntato il dito contro quella che ha definito una «rivoluzione strisciante» operata dalle istituzioni Ue, sfruttando la «logica del fatto compiuto» per allargare surrettiziamente le proprie competenze a danno degli Stati nazionali. Accanto a questo, la proposta di "conciliazione": la Corte di Giustizia dell'Ue istituisca una sezione di cui dovrebbero far parte giudici costituzionali nazionali, cosa che a suo giudizio faciliterebbe il dialogo tra la Corte di Lussemburgo e le singole Corti Costituzionali.

Morawiecki ha accusato le istituzioni europee e i grandi paesi 'forti' della Ue di usare 'il linguaggio delle minacce e del ricatto' per costringere la Polonia ad accettare una premazia del diritto europeo in certi ambiti (rispetto dello Stato di diritto, funzionamento della magistratura).  «Non sono d'accordo che dei politici minaccino e terrorizzino la Polonia. Noi siamo un Paese fiero. Abbiamo pagato con tante vittime la nostra lotta per la democrazia. Abbiamo salvato Parigi e Berlino dagli attacchi bolscevichi», combattuto «contro il Terzo Reich» e lottato anche quando «Solidarnosc ha dato speranza di rovesciare il sistema totalitaristico russo». Poi, dopo aver ribadito la scelta di civiltà dell'«integrazione europea» e aver spiegato che «questo è il nostro posto», il premier polacco ha portato l'affondo finale: «Troppo spesso abbiamo a che fare un'Europa dei doppi standard. Non dobbiamo lottare uni contro altri. Non dobbiamo cercare colpevoli dove non ci sono. La Polonia è attaccata in modo parziale e ingiustificato. Le regole del gioco devono essere uguali per tutti. Respingo la lingua delle minacce e del ricatto». 

Pro e contro: le reazioni delle diverse parti politiche

Le reazioni si sprecano. Per il capogruppo del Ppe Manfred Weber, «le Costituzioni degli Stati membri sono fondamentali, ma il modo in cui funziona questa comunità è ancora più importante. Nel mio Paese il governo ha firmato il trattato di Maastricht e quindi ha dovuto cambiare la Costituzione, per renderla compatibile con il diritto Ue». Il premier polacco «Mateusz Morawiecki è venuto qui al Parlamento europeo, con un intervento pieno di provocazioni. Il gruppo dei Socialisti e democratici difenderà lo stato di diritto e la Commissione europea come garante dei Trattati adesso non ha più scuse e pretesti per non rispondere davanti ad una sentenza di questo tipo». Lo ha detto la presidente del gruppo dei Socialisti e democratici (S&D), Iratxe Garcia Perez. Per Raffaele Fitto, copresidente del gruppo Ecr-FdI e schierato a sostegno delle ragioni del governo polacco, «non esiste un altro tema che abbia avuto l'attenzione e l'interesse del parlamento europeo quanto quello della Polonia. Ne parliamo oggi per ventesima volta in quest'aula. Non voglio ripetere le considerazioni che sono state già fatte dal punto di vista giuridico su analoghe sentenze degli altri Paesi, alla totale mancanza di equità di giudizio da parte delle istituzioni europee perché qui siamo in presenza di uno strumentale dibattito politico. Perché non si vuol paragonare la decisione della Consulta polacca a quanto accaduto nella stessa Polonia nel 2005, a quanto accaduto in Germania, in Danimarca, in Francia cosi come è stato ricordato più volte? Oggi assistiamo a un tentativo da parte delle istituzioni europee di cambiare corso a un governo legittimamente eletto in Polonia e lo si fa con gravissime ingerenze. Questo dibattito è l'ennesimo autogol delle istituzioni europee che vogliono solo attaccare un governo legittimamente eletto».

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