Regeni, al-Sisi risponde a Conte: «Cooperazione fra magistrature è senza precedenti»

Venerdì 20 Novembre 2020
Regeni, al-Sisi risponde a Conte: «Cooperazione fra magistrature è senza precedenti»

Il presidente Abdel Fattah al-Sisi ha già impartito istruzioni «alle autorità egiziane di cooperare pienamente con le controparti italiane nelle indagini e di cercare di giungere alla verità» sul caso di Giulio Regeni. Lo ha riferito il portavoce della presidenza egiziana, ambasciatore Bassam Radi. Radi non ha voluto commentare indiscrezioni sul contenuto del colloquio di ieri fra Sisi e il premier Giulio Regeni ma ha sottolineato la cooperazione giudiziaria «senza precedenti» fra le due magistrature.

«Nella storia» della magistratura egiziana «non era mai accaduto prima che ci fossero missioni all'estero per cooperare, tranne che nel caso Regeni», ha detto il portavoce. «È senza precedenti, è la prima volta che accade nella storia del ministero della Giustizia e della Procura generale», si è limitato ad aggiungere Radi.

 

 

La telefonata di Conte

 

Il premier Giuseppe Conte ha chiamato il presidente egiziano al-Sisi per chiedere «degli ultimi sviluppi della cooperazione congiunta tra le autorità giudiziarie in merito alle indagini in corso sul caso dello studente italiano Giulio Regeni» ucciso al Cairo all'inizio del 2016.

Lo riferisce una nota del portavoce della presidenza egiziana, sottolineando che «al-Sisi ha elogiato le ottime relazioni tra i due paesi nei vari campi, politico, militare ed economico, così come la cooperazione per affrontare molte sfide nella regione del Mediterraneo orientale, in particolare la lotta all'ideologia estremista ed il terrorismo». Al-Sisi, prosegue la nota, ha inoltre ribadito «l'importanza che l'Egitto attribuisce allo sviluppo della cooperazione tra Egitto e Italia in diversi ambiti, ed al coordinamento e consultazione in merito a varie questioni regionali».

 

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Da Regeni a Zaki

 

Intanto «la scorsa settimana al Cairo è stato arrestato Basheer, direttore di Eipr, ong con la quale ha collaborato Patrick Zaki. Ieri la notizia dell'arresto di un altro esponente della stessa ong, Ennarah. Perché tanto accanimento contro questa organizzazione?». Così Laura Boldrini, deputata Pd, è intervenuta in commissione Esteri con un'interrogazione.  Questi arresti - ha spiegato - sono avvenuti dopo una visita alla sede della ong da parte di una delegazione di diplomatici di undici Paesi, tra i quali era presente anche l'ambasciatore italiano e a Basheer, nel corso di un interrogatorio, pare sia stato chiesto conto di tale visita. Per questo chiediamo al governo di fare un gesto simbolico: il nostro ambasciatore sia presente all'udienza del 21 novembre per la scarcerazione di Zaki. Dall'Italia sono venute molte proteste per questa ingiusta carcerazione che le autorità egiziane hanno ignorato, così come continuano ad ignorare le critiche, che anche la Camera ha mosso, per gli ostacoli all'accertamento della verità sull'omicidio di Giulio Regeni. Oltre ai più elementari diritti umani - ha concluso Boldrini - è in gioco anche la dignità e la reputazione del Paese. C'è dunque bisogno di una reazione italiana più forte.

 

 

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Ultimo aggiornamento: 21 Novembre, 19:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA