Quattordicenne stuprata e uccisa mentre va a scuola: i genitori fanno causa all'istituto

Giovedì 31 Gennaio 2019 di Federica Macagnone
1

Mentre salutavano la figlia che usciva per andare a scuola Damon DeFreeze e Donnesha Cooper non potevano sapere che non l'avrebbero più rivista viva. Perché Alianna DeFreeze, 14enne di Cleveland, nell'Ohio, alla sua scuola non ci arrivò mai: appena scesa dal bus venne rapita da un maniaco 65enne, Christopher Whitaker, che la trascinò con sé verso l'orrore. E mentre i suoi genitori, credendola in classe, lavoravano tranquillamente come tutti i giorni, Alianna, che aveva una disabilità nello sviluppo, veniva torturata in modo indicibile, stuprata e uccisa in una casa abbandonata. Quel giorno nessuno avvisò la famiglia DeFreeze che la ragazzina non si era presentata in classe: la madre, preoccupata perché la figlia non tornava, lo seppe solo alle 16, quando fu lei stessa a telefonare all'istituto per avere notizie. E solo a quel punto scattarono le ricerche, dopo aver perso ore preziose durante le quali forse Alianna avrebbe potuto essere salvata. Il cadavere mutilato venne trovato tre giorni dopo e in seguito si arrivò all'arresto di Whitaker, che alla fine del processo venne condannato alla pena capitale e spedito in carcere nel braccio della morte, dove si trova tuttora.

Racconto choc di una 23enne: «Io, violentata da due uomini». Marocchino arrestato

Era il gennaio 2017. Ora, esattamente a due anni di distanza, i genitori di Alianna hanno citato in giudizio l'assassino, la municipalità di Cleveland e in principal modo la scuola, la Prep & Village Prep Woodland Hills Breakthrough School, accusandola di non aver avvertito la famiglia, come sarebbe stato suo dovere, che la ragazzina risultava assente alle lezioni. «Tra l'altro - dicono - un'assenza a scuola per lei era un evento rarissimo e noi non avevamo avvisato che non si sarebbe presentata: avrebbero dovuto capire immediatamente che qualcosa non quadrava e chiamarci, tanto più che sapevano benissimo della sua disabilità». Quella telefonata, invece, non partì mai e i DeFreeze sono oggi convinti che se l'allarme fosse stato dato immediatamente Alianna avrebbe potuto essere salvata. «È risaputo - dicono - che le prime ore dopo la scomparsa di una persona sono quelle decisive per sperare di trovarla prima che le venga fatto del male o venga uccisa. Quelle ore di "buco", invece, hanno fatto sì che le ricerche della polizia venissero avviate con enorme ritardo. Le ultime ore di vita di nostra figlia sono trascorse tra dolori e paure impensabili: una telefonata avrebbe potuto evitare questo orrore».

Ultimo aggiornamento: 19:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA