Qual è l'impatto ambientale delle perdite di gas di Nord Stream: come le emissioni di 2 milioni di auto in un anno

Il record finora apparteneva alla falla di Aliso Canyon, nel 2015 in California

Qual è l'impatto ambientale delle perdite di gas di Nord Stream: come le emissioni di 2 milioni di auto in un anno
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Giovedì 29 Settembre 2022, 19:20

Un danno ambientale epocale quello dovuto alle perdite delle falle nei due gasdotti Nord Stream 1 e Nord Stream 2. Come le emissioni di gas serra di due milioni di auto in un anno. Il governo danese stima che nelle due condutture ci fossero 778 milioni di metri cubi di metano, circa 400.000 tonnellate. Questo perché una pipeline, anche se ferma, deve comunque essere piena e in pressione.

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Perdite del Nord Stream, il più grande disastro ambientale della storia 

Il metano è il gas serra più potente in assoluto: ha un potere di trattenere i raggi solari 82,5 volte maggiore dell'anidride carbonica. Una massa di 778 milioni di metri cubi nell'atmosfera, ha lo stesso effetto climalterante delle emissioni di 2,08 milioni di auto in un anno. Le quattro falle dovrebbero svuotare completamente le condutture entro domenica. A quel punto, a poche miglia marine dalla Danimarca, in cinque giorni sarà uscito tanto gas serra quanto il 32% delle emissioni annuali di tutto il Paese. È il più grande disastro ambientale di questo tipo nella storia.

 

Il record superato della falla di Aliso Canyon

Il record finora apparteneva alla falla di Aliso Canyon, nel 2015 in California. All'epoca, erano fuoriuscite 100.000 tonnellate di metano, come le emissioni annuali di mezzo milione di auto. Oggi, da Nord Stream 1 e 2 ne stanno uscendo 4 volte tanto. «È una massa colossale di gas, in bolle davvero grandi - ha detto al quotidiano britannico Guardian il ricercatore Grant Allen della Manchester University -. Se hai piccole fonti di gas, la natura ti aiuta, digerendolo in CO2. Ma con una perdita così grande, il metano non avrà tempo di essere attenuato dalla natura. E una porzione significativa sarà dispersa nell'atmosfera».

Per Nicola Armaroli, esperto di fonti rinnovabili del Cnr di Bologna «quello che sta succedendo nel Mare del Nord dimostra come non abbia senso continuare ad investire sul gas. E se domani facessero saltare il gasdotto dall'Algeria? Ma poi, il problema maggiore che ha oggi l'umanità è il riscaldamento globale. Non possiamo più investire un euro sulle fonti fossili che fanno friggere il mondo». Secondo Armaroli «4 gigawatt di fonti rinnovabili sostituiscono 1 miliardo di metri cubi di gas. Con 60 gigawatt di nuove rinnovabili, faremmo a meno di 15 miliardi di metri cubi (il fabbisogno italiano è di circa 70 miliardi di metri cubi all'anno, ndr). Il problema è che avremmo dovuto cominciare a installarle vent'anni fa. È inutile svegliarsi ora e pretendere di fare la transizione energetica in pochi mesi».

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