Putin minaccia la bomba atomica dopo le annessioni. «Adesso si può trattare»

Lo Zar: «Gli Usa hanno usato per primi la bomba, è un precedente»

Putin minaccia la bomba atomica dopo le annessioni. «Adesso si può trattare»
di Mauro Evangelisti
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Sabato 1 Ottobre 2022, 00:32 - Ultimo aggiornamento: 2 Ottobre, 12:47

Il triste copione è stato rispettato e non ha riservato sorprese. La cerimonia della firma dell’annessione delle quattro regioni dell’Ucraina, come epilogo dei referendum farsa, è finita con la foto di Vladimir Putin insieme ai quattro governatori fantoccio di Luhansk e Donetsk (a Est), Zaporizhzhia e Kherson (a Sud) che, piccolo dettaglio, l’esercito russo neppure controlla completamente.

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PAROLE

Ma Putin, nel lungo discorso al Cremlino, dai contenuti confinanti con il delirio (come un qualsiasi consigliere municipale è riuscito perfino a citare il fantomatico tema di Genitore 1 e Genitore 2 come segno di degrado dei valori dell’Occidente), ha messo in fila una serie di minacce pericolose. «Difenderemo la nostra terra con tutti i mezzi a nostra disposizione» intendendo, in questa definizione, anche i territori ucraini presi con la forza. Così ha rimarcato che ora il Cremlino considera le azioni di Kiev un attacco ai confini della Federazione russa.

E ha fatto balenare il possibile uso delle armi atomiche con un artificio dialettico: «Gli Stati Uniti sono stati il solo Paese al mondo ad aver usato le armi nucleari due volte ed hanno creato un precedente». Ecco, sottolineando la parola «precedente», Putin ha sottinteso neanche troppo velatamente: se lo hanno fatto gli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale, potremo usare le armi nucleari anche noi per rispondere al contrattacco ucraino. Sfida all’Occidente, sfida alla Nato, ma in fondo sfida al mondo. 

 

I SOSTENITORI

Nella solenne Sala San Giorgio, di fronte a una platea formata al 95 per cento da uomini, da non pochi religiosi (ma non c’era il patriarca Kirill, contagiato dal Covid), tutti con volti cupi e preoccupati (secondo alcuni media il ceceno Kadyrov si è commosso, l’ex presidente Medvedev si è addormentato), ha invitato l’Ucraina a sedersi al tavolo delle trattative: «Kiev metta fine alla guerra iniziata nel 2014 e torni al tavolo negoziale, noi siamo pronti e lo abbiamo già detto, ma l’adesione delle quattro regioni non sarà oggetto di discussione. La scelta è stata fatta e la Russia non la tradirà». Il 2014 è l’anno in cui Putin si prese la Crimea e confezionò un’altra cerimonia simile a quella di ieri in cui, tra l’altro, assicurò che non ci sarebbero state altre guerre per conquistare nuovi territori.

Zelensky ha risposto: «L’Ucraina è e resta un leader negli sforzi di negoziazione. Abbiamo sempre offerto alla Russia un accordo sulla convivenza a condizioni eque, oneste e dignitose. Ma è ovvio che questo è impossibile con questo presidente russo. Non sa cosa siano la dignità e l’onestà. Pertanto, siamo pronti per un dialogo con la Russia, ma quando avrà un altro presidente». Putin, nello show terminato poi nella piazza Rossa, dove era stato allestito un palco e maxi schermi, lontano dalle code ai confini dei giovani che fuggono per non essere costretti ad andare a combattere, ha dichiarato guerra all’Occidente: «Vogliono cancellarci. Esiste un ordine mondiale unipolare, nella sua essenza antidemocratico e non libero». 

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L’ALLEATO PECHINO

Con questo passaggio sembra dimenticare la Cina, sempre più distante da Mosca. Pechino ha detto di credere nel rispetto dell’integrità territoriale di tutti i Paesi, dunque Xi non riconoscerà l’annessione delle quattro regioni. Ieri sera la risoluzione al consiglio di sicurezza dell’Onu contro i referendum farsa e la conseguente annessione di territori ucraini è stata bocciata per il veto di Mosca. Ma la Cina si è limitata all’astensione (insieme a Brasile, India e Gabon). Lo Zar, per rassicurare i paesi satelliti, ieri ha sottolineato: «Oramai l’Unione sovietica non esiste più, e al passato non si torna e non serve alla Russia. Non è a questo a cui aspiriamo». Il Regno Unito ha annunciato nuove sanzioni. Tutti i leader, a partire da Ursula von der Leyen, hanno condannato le annessioni annunciate da Putin. Che è sempre più isolato, ma anche per questo ancora più pericoloso.

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