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Gasdotti dalla Siberia, perché servono a Putin che vuole rifornire soprattutto Asia-Pacifico e Sudamerica

La mossa del presidente russo per far fronte alle sanzioni provenienti dall'Europa

Gasdotti dalla Siberia, perché servono a Putin che vuole rifornire soprattutto Asia-Pacifico e Sudamerica
5 Minuti di Lettura
Giovedì 14 Aprile 2022, 18:24 - Ultimo aggiornamento: 20:36

Putin allarga i suoi orizzonti sul gas. Le conseguenze dell'invasione dell'Ucraina che hanno portato l'Unione europea ad attuare una serie di pacchetti di sanzioni che hanno colpito l'economia russa stanno portando lo Zar a prendere contromisure, con particolare attenzione al tema del gas e del petrolio. Se l'Europa andrà avanti con la graduale fine della dipendenza da Mosca, Putin si troverebbe in ginocchio perdendo la prima fonte di approviggionamento economico del Paese. Ed è per questo che sta guardando ad altri Paese per le forniture. Ma non solo. Oggi il presidente russo, citato dalla Tass, ha annunciato la costruzione di nuovi oleodotti e gasdotti dai giacimenti della Siberia. «Dobbiamo garantire la costruzione di nuovi oleodotti e gasdotti dai giacimenti della Siberia occidentale e orientale» e «accelerare l'attuazione di progetti infrastrutturali - ferrovie, oleodotti, porti - che consentiranno di reindirizzare le forniture di petrolio e gas dall'Ovest verso i promettenti mercati del Sud e dell'Est già nei prossimi anni». Secondo Putin in una prospettiva futura serve anche «preparare insieme alle compagnie petrolifere e del gas il piano di espansione delle infrastrutture di esportazione verso l'Africa, l'America Latina e l'Asia-Pacifico».

Gas, lo sguardo verso India e Cina

Ed è probabilmente in vista di questa nuova strategia che lo Zar ieri ha ostentato sicurezza di fronte al progressivo stop dell'Occidente all'importazione di energia russa: «Possiamo vendere petrolio, gas e carbone in altre parti del mondo», ha assicurato il leader del Cremlino, che ha in mente soprattutto i giganteschi mercati di India e Cina. E in questa guerra contro Mosca a colpi di sanzioni, secondo lo Zar, la principale vittima è l'Ue, così dipendente dal suo gas: «Il rifiuto di cooperare - è la sua tesi - ha già colpito milioni di europei». La stretta sull'acquisto dei combustibili fossili russi, da cui dipende circa il 20% dell'economia nazionale, è lo strumento più aggressivo (oltre alla fornitura di armi a Kiev) fin qui utilizzato per ostacolare l'invasione dell'Ucraina. Stati Uniti e Gran Bretagna hanno bandito gas e petrolio russi, mentre l'Ue rinuncerà al carbone e, forse, anche al greggio. Putin tuttavia non ha battuto ciglio, perché non è disposto a rinunciare al primo obiettivo della sua campagna militare: il Donbass. E per compensare la perdita di entrate dall'energia, «abbiamo tutte le risorse e le opportunità per trovare rapidamente soluzioni alternative», ha assicurato il leader del Cremlino in una riunione del governo.

La ricetta sul gas

La sua ricetta è «aumentare il consumo di petrolio, gas e carbone sul mercato interno e aumentare le forniture in altre parti del mondo». Il principale interlocutore - e alleato - di Putin è la Cina, che non ha adottato sanzioni e non si è schierata contro Mosca all'Onu. Con la seconda potenza economica mondiale i russi hanno firmato una dichiarazione congiunta su una partnership strategica «senza limiti», dopo un 2021 che, sotto il profilo commerciale, ha visto l'interscambio salire ai massimi di sempre. Mentre adesso i russi, per sfuggire all'isolamento a causa della guerra in Ucraina, hanno offerto ai partner cinesi gas e petrolio a basso costo. Abbastanza da creare allarme a Washington, dove il segretario al Tesoro americano Janet Yellen ha messo in guardia Pechino: la posizione sulla Russia potrebbe nuocere alla sua «volontà di abbracciare un'ulteriore integrazione economica» con il resto del mondo. Al di là delle tensioni tra Usa e Cina, comunque, il tentativo di Putin di riorientare le esportazioni di energia verso Oriente non appare così semplice. C'è ad esempio un problema di infrastrutture, concentrate verso l'Europa. L'Ispi ricorda che dalla Russia al Dragone c'è solo un gasdotto, Power of Siberia, che tra l'altro opera a meno della metà della sua capacità. A indicare che la domanda non è molto elevata. Mentre il secondo impianto che dovrebbe essere realizzato (dopo un'intesa sottoscritta da Xi e Putin alle Olimpiadi invernali) garantirebbe forniture soltanto nei prossimi anni. Anche modificare le rotte del petrolio sarebbe complicato, per problemi tecnici. E l'altro gigante a cui guarda Putin, l'India, non sembra interessato al greggio russo. Di una qualità che poco si adatta alle sue raffinerie.

Il gas per l'Ue

In questa fase, quindi, l'unica cosa su cui può scommettere Mosca è che l'Ue non sia in grado, almeno nel breve periodo, di tagliare il gas russo. Da cui dipende per oltre il 40% del fabbisogno, tanto che il piano della presidente Ursula von der Leyen prevede uno stop totale all'import non prima del 2027. Anche sulle altre fonti i 27 procedono con molta cautela. Il bando del carbone russo scatterà tra quattro mesi, mentre per il greggio (il 36% dell'import complessivo dell'Ue) non c'è ancora un accordo unanime. E se ne riparlerà al Consiglio straordinario di fine maggio. Nel frattempo il conto della guerra e delle sanzioni diventa sempre più salato, non solo per la Russia: inflazione alle stelle, caro-bollette e caro-benzina sono gli effetti che Putin ha ben in mente quando afferma che «milioni di europei e gli Stati Uniti sono già stati colpiti dal rifiuto di una normale cooperazione con Mosca e di una parte delle sue risorse energetiche». Mentre Joe Biden, proprio per contenere l'impennata dei prezzi, ha autorizzato lo sblocco di un milione di barili di petrolio al giorno dalle riserve strategiche.

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