Putin, cosa vuole fare? Dal Mar Nero all'obiettivo Nato, la strategia dello zar

Per gli analisti «può ancora puntare su Odessa». Stiamo andando incontro ad una nuova stagione della guerra fredda

Putin, cosa vuole fare? Dal Mar Nero all'obiettivo Nato, la strategia dello zar
di Marco Ventura
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Martedì 19 Aprile 2022, 23:02 - Ultimo aggiornamento: 21 Aprile, 08:53

Le uniche certezze sono una scadenza, il 9 maggio, giorno della Vittoria sulla Germania nazista e della Parata al Cremlino, possibile tornante simbolico anche della guerra in Ucraina, e la prospettiva di un conflitto che durerà mesi, forse anni. Una guerra di attrito, che congelerà lo stato di fatto nel Donbass e in Crimea, inaugurando una nuova stagione di guerra fredda tra l’Europa allargata, democratica, alleata del Nord America, e una Federazione russa battagliera ma frustrata nelle ambizioni imperiali, forte dell’alleanza strategica con la Cina e desiderosa di offrirsi quale punto di riferimento del Sud del mondo. 

Questa la risposta, articolata, che prevale tra gli analisti in risposta alla domanda: «Dove arriverà o, meglio, dove si fermerà Vladimir Putin?». Certo, lo Zar avrebbe voluto ricomporre l’unità dell’Impero o dell’Urss, riunendo quei 25 milioni di russi che dopo la fine dell’Urss si sono ritrovati, nel Putin-pensiero, improvvisamente “stranieri in casa”. Perciò gli attacchi in Georgia, Ossezia, Transnistria, e il tentativo di spezzare e inglobare l’Ucraina. Impresa che la resistenza degli ucraini e gli aiuti dell’Occidente hanno fatto fallire. 
«Putin deve mettere ormai una pietra sopra la conquista del Nord del Paese», dice Vincenzo Camporini, ex capo di Stato maggiore della Difesa e responsabile Difesa e sicurezza di Azione. 

NUOVI OSTACOLI

«L’unica prospettiva di Putin oltre il Donbass è quella di prendere il controllo della striscia lungo la costa del Mar Nero fino alla Transnistria, occupando Odessa. Operazione difficile ma possibile, finché non è stato affondato il Moskva. Senza una nave comando, che non si improvvisa, non si può fare nessuno sbarco a Odessa. Si sarebbe dovuta muovere da Ovest la 14a Armata dalla Transnistria, ma non si muoverà, l’avrebbe già fatto». Scrive il responsabile difesa del Daily Telegraph, Dominic Nicholls, dopo aver osservato di persona le difese approntate dagli ucraini nell’Est, che la Russia non potrà conquistare il Donbass perché ha meno di 50mila soldati contro 40mila ucraini, meglio formati e armati. Per travolgere i difensori, il rapporto di forze dev’essere 3 a 1, nel caso di russi e ucraini 5 contro 1, considerando la situazione sul terreno e la determinazione delle forze di Kiev. 

 

Inoltre, i russi possono schierare nell’attacco 76 BTG o battaglioni di gruppi tattici, più 11 appena arrivati, 87 in tutto rispetto ai 125 coi quali avevano cominciato l’invasione. Dieci brigate ucraine presidiano la “linea di controllo”, e si preparano allo scontro da 8 anni. Nel frattempo, stanno arrivando le nuove, tra cui obici americani da 155 mm e droni “kamikaze”. Per l’intelligence britannica «Putin vuol vincere a tutti i costi, ancora non ha imparato la lezione. Si profila una guerra di logoramento che potrebbe durare diversi mesi». 
E il ministro della Difesa russo, Sergej Shoigu, dice che «il compito assegnato all’esercito dal comandante supremo Putin è quello di liberare le Repubbliche di Donetsk e Luhansk». Per il generale degli alpini Giorgio Battisti, primo comandante del contingente italiano ISAF in Afghanistan, Putin «vorrebbe celebrare il 9 maggio con risultati concreti che sul terreno finora non ci sono stati, come prendere il controllo dell’intero Donbass». Scettico pure l’Institute for the Study of War, che prevede bombe, missili e assalti dei russi, ma non «guadagni significativi di territorio». La ragione è che «le forze russe non hanno preso una pausa operativa per ricostituire e integrare in modo appropriato le unità ritirate dal Nord-Est e da intorno Kiev». Ancora una volta, mancherebbero ai russi coesione e morale. Il successo di Mosca resta «altamente improbabile».

 

OBIETTIVO NATO

Con la ricorrenza del 9 maggio, Putin potrebbe «tentare un rovesciamento narrativo o retorico» secondo Francesco Strazzari, ordinario di Relazioni internazionali alla Scuola Sant’Anna di Pisa, grande esperto di conflitti e sicurezza. «Il tipo di conflitto e l’assenza di un vero negoziato ci fanno pensare che questa guerra durerà, ma Putin cercherà di scrollarsi di dosso le atrocità e il ruolo di aggressore attivo, vorrà invece presentarsi come aggredito dopo aver raggiunto un obiettivo come la denazificazione e il controllo del Donbass». In pratica, affronterà una nuova fase con lo spirito di chi si difende non da Kiev, ma da un nemico molto più forte e aggressivo: la Nato. Questa narrativa gli servirà a raccogliere consenso interno e internazionale, in quel Sud del mondo che vede un “doppio standard” dell’Occidente sulle guerre. Quella in Ucraina diventerà sempre di più, «come già adesso viene presentata nei talk della Tv russa, una guerra per interposta persona con la Nato».

A tirare le somme, delineando il futuro che ci aspetta, è l’ambasciatore Giampiero Massolo, presidente dell’ISPI e già capo della Intelligence italiana (il Dis). «Bisognerà vedere se Putin vorrà o, piuttosto, dovrà fermarsi al Donbass, non potendo andare oltre. È prevedibile una guerra di attrito che congelerà la situazione di fatto e potrà durare anni, una condizione che riproporrebbe lo schema della contrapposizione, un nuovo Muro in Europa». 

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