Pedofilo suicida in carcere: temeva di essere massacrato di botte dai nuovi compagni di cella

Venerdì 14 Giugno 2019 di Federica Macagnone
Pedofilo suicida in carcere: temeva di essere massacrato di botte dai nuovi compagni di cella

Quelle immagini girate all’interno del carcere in cui rischiava di finire rinchiuso sono state un colpo dritto allo stomaco. Dopo essere stato carcerato per detenzione di materiale pedopornografico, era terrorizzato dal trattamento che poteva ricevere in quel penitenziario: immaginava che gli altri detenuti lo avrebbero massacrato e non è riuscito ad accettare il peso del futuro che lo attendeva.

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Robert Nobbs, 51enne inglese, è stato trovato morto in carcere nel novembre 2017. Adesso un’inchiesta sulla sua morte ha stabilito che le immagini di quel documentario sono state determinanti nella decisione di farla finita. L’uomo era stato incarcerato con l’accusa di possesso di materiale pedopornografico e detenzione illegale di un’arma. Era detenuto nella prigione di Low Moss a Bishopbriggs, vicino a Glasgow, ed era in attesa della prima udienza in tribunale quando ha visto il documentario curato da Ross Kemp “Behind Bars: Inside Barlinnie”: un video che scavava sul trattamento riservato ai detenuti di una delle prigioni più famose del Regno Unito, dove si parlava con estremo disprezzo dei carcerati che si erano macchiati del reato di pedofilia.
 
«Ross Kemp ha fatto commenti sprezzanti, chiedendo agli agenti del carcere come si prendessero cura di quei prigionieri che, faceva intendere, rappresentavano il genere più basso di umanità che si potesse trovare lì dentro – ha detto il giudice Linda Ruxton – Nobbs, inoltre, ha sentito la reazione degli altri detenuti del carcere a quelle parole: insulti e urla. È altamente probabile che il documentario su Barlinnie abbia agito da detonatore per il suo suicidio. Nobbs era terrorizzato dall'idea di finire lì, e il documentario e la risposta dei prigionieri di Low Moss hanno aggravato quei timori. Prima di uccidersi ha scritto una lettera in cui diceva che non sarebbe mai riuscito a gestire psicologicamente il peso di essere mandato a Barlinnie. In passato aveva parlato del timore di scontare lì la sua pena e quelle immagini sono state semplicemente l’ultima goccia che ha  fatto traboccare il vaso».
 
Il giudice Ruxton ha criticato il fatto che Nobbs, che era un detenuto vulnerabile visto che non era mai stato in prigione prima, non avesse ricevuto maggiore assistenza nel penitenziario, essendo un soggetto potenzialmente ad alto rischio di suicidio: «La sera prima di morire, nel corso di una telefonata, Nobbs aveva incoraggiato i suoi genitori a guardare il documentario televisivo. Poco prima della sua morte aveva detto alla sorella di essere convinto che sarebbe stato condannato per un lungo periodo. Era terrorizzato dall'idea di finire a Barlinnie».
 
Il mese scorso un ex prigioniero, apparso nel documentario di Ross Kemp, è stato trovato morto in un apparente caso di omicidio-suicidio: i corpi di Hugh Sinclair e della compagna Elizabeth McShane sono stati scoperti in un appartamento di Knightswood a Glasgow. Sinclair, 33 anni, era tra i detenuti che erano stati intervistati per quello stesso programma sulle carceri andato in onda nel 2017.

 
 

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