Ucraina, Papa Francesco implora: «Evitate i blocchi contrapposti, devastante una nuova guerra fredda»

La guerra in Ucraina non può essere il problema di qualcuno ma «oggi è il problema di tutti, e chi al mondo detiene più potere ha più responsabilità nei riguardi degli altri»

Ucraina, Papa Francesco implora: «Evitate i blocchi contrapposti, devastante una nuova guerra fredda»
di Franca Giansoldati
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Martedì 13 Settembre 2022, 17:30

Nursultan (Kazakhstan) – Ai bordi degli oltre dieci chilometri di autostrada che si snodano monotoni dall'aeroporto al centro della capitale sono state collocate dalle autorità kazake centinaia di bandiere in onore dei due ospiti principali: Papa Francesco e il presidente cinese Xi Jinping. Così oltre alla bandiera del Vaticano gialla-bianca, ai bordi del percorso spicca una macchia di colore rossa, l'inconfondibile bandiera della Cina. Proprio domani in questo paese asiatico di grande rilevanza strategica, sia per la sua posizione geografica sia per essere il primo produttore di uranio al mondo, dopo avere dato il benvenuto a Papa Francesco ospite di un congresso inter religioso, accoglierà con tutti gli onori anche Xi Jinping. Tra loro non sono previsti contatti e non si incontreranno, gli eventi ai quali partecipano sono distanti anni luce. Tuttavia nel primo discorso pubblico che Papa Bergoglio ha rivolto alle autorità e agli ambasciatori presenti in questo vastissimo paese, un tempo parte dell'Urss, ha diffuso un appello bipartisan, non troppo in codice, ai grandi della terra. Un messaggio valido sia per il presidente Putin, che per il presidente Biden che per il presidente Xi Jinping. La guerra in Ucraina non può essere il problema di qualcuno ma «oggi è il problema di tutti, e chi al mondo detiene più potere ha più responsabilità nei riguardi degli altri» evitando di cadere «nell'errore di riprodurre la guerra fredda e i blocchi contrapposti perché sarebbe devastante».

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Francesco, chiarisce che vuole solo fare da tramite al grido di coloro che implorano «la pace, via di sviluppo essenziale per il nostro mondo globalizzato». Aggiunge che c'è tanto bisogno «di leader che a livello internazionale permettano ai popoli di comprendersi e dialogare, generando un nuovo spirito di Helsinki», con la volontà di rafforzare il multilateralismo e in buona sostanza di costruire un mondo più stabile e pacifico di quanto non sia in questo momento. In un secondo passaggio sottolinea: «Si dovrebbe guardare non solo agli interessi che ricadono a proprio vantaggio. E' l'ora di evitare l'accentuarsi di rivalità e il rafforzamento di blocchi contrapposti». 

Una preoccupazione che viene sviluppato successivamente anche dal presidente kazako, Kassim Tokayev, artefice del summit interreligioso all'origine della trasferta papale e al quale domani prenderà parte anche un importante rabbino israeliano e l'imam del Cairo. «Siamo in bilico sull'orlo di un abisso, mentre le tensioni geopolitiche si acuiscono, l'economia globale soffre e la crescente intolleranza religiosa ed etnica diventa la nuova normalità». Al summit dei leader religiosi avrebbe dovuto esserci anche l'ortodosso Kirill che però ha disdetto l'appuntamento, inviando in loco una delegazione che difficilmente firmerà il documento finale previsto al termine dei lavori se solo conterrà una menzione alla guerra in Ucraina.

 

Francesco nel suo lungo discorso menziona la parola Ucraina solo una sola volta, ma lo fa con tale chiarezza da non lasciare margini di ambiguità sull'invasione russa. Anche se non c'è Kirill questo faticoso viaggio di tre giorni Papa Francesco lo ha voluto mantenere ugualmente nonostante lo scetticismo dei suoi medici. Il suo ginocchio è sempre dolorante e anche in aereo, mentre salutava i giornalisti, in diversi momenti faticava a nascondere le fitte. Quanto a Kirill, il patriarca ortodosso di Mosca ormai appiattito su posizioni ultra nazionaliste, al punto da benedire una guerra considerata giusta, ha boicottato il congresso interreligioso perchè stizzito per essere stato definito un chierichetto di Stato dal Papa, praticamente un tirapiedi. La sua poltrona vuota è un segno evidente di come la politica finisce a volte per influenzare anche la religione e quest'ultima di come serva da supporto alla prima.

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