L'Onu bacchetta l'Inghilterra: dieci anni di austerità hanno causato 14 milioni di poveri

Venerdì 16 Novembre 2018 di Anna Guaita
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L'Onu bacchetta la GB: dieci anni di austerità hanno causato 14 milioni di poveri
NEW YORK – Un quinto della popolazione caduto in povertà. Testimonianze di persone che hanno pensato al suicidio, mamme che si privano del mangiare per nutrire i propri bambini, padri di famiglia indebitati fino al collo per mettere il pane a tavola. Una realtà buia soprattutto per i bambini, che crescono poveri in numero sempre maggiore tanto che entro tre anni quasi uno su due vivrà da indigente. Un quadro squallido, e penserete che sia il ritratto di uno dei Paesi in via di sviluppo. E invece no: è la ricca Gran Bretagna che nasconde nel suo seno questa realtà drammatica. Certo, si sapeva. Ma se ne conoscevano solo gli aridi numeri. Ora le Nazioni Unite hanno portato a galla i volti, le testimonianze di questi cittadini di serie B. E hanno puntato un dito accusatore: se la quinta potenza economica mondiale conta 14 milioni di persone sotto la soglia della povertà, si deve all’austerità.

Il governo britannico, accusa l’Onu, è l’unico che sin dalla crisi del 2008 abbia abbracciato l’austerità con tanta determinazione, diminuendo il ruolo dello Stato mentre i suoi cittadini ne avevano sempre più bisogno. E ora quei cittadini «saranno ancora più esposti», una volta che l’uscita dall’Unione Europea sarà conclusa. Anzi, il rapporto specifica che dopo la Brexit ci potrebbero essere altri 900 mila britannici in povertà.

Il rapporto finale dell’Onu verrà reso noto nell’anno entrante, ma nella mattina di venerdì l’inviato speciale Philip Alston ha tenuto una conferenza stampa per descrivere le grandi linee dello studio che ha condotto con la sua squadra durante una visita di due settimane nei luoghi più esposti del Paese e durante incontri con la popolazione, contatti con le chiese, i centri di distribuzione cibo, i rifugi per senzatetto.

Philp Alston è un avvocato australiano, docente di legge alla New York University, e dal 2014 “Inviato Speciale Onu per la povertà estrema e i diritti civili”. Il suo posto alle Nazioni Unite lo obbliga a condurre queste visite e a pubblicare dei rapporti ufficiali. Ma nel nostro secolo gli è capitato di visitare un Paese europeo solo un’altra volta, l’Irlanda nel 2011. Nello scorso giugno ha invece visitato gli Usa, dove ha constatato il dilatarsi della forbice fra poveri e ultraricchi e la marcia continua della diseguaglianza.

Ma è bene ricordare che Alston non è un radicale, né tantomeno un rivoluzionario. Semmai è un difensore del sistema, e infatti chiarisce: «L’assistenza pubblica è stata creata proprio per proteggere il sistema, perché il sistema continui a funzionare». Invece, ha spiegato, nella Gran Bretagna, l’assistenza è stata drasticamente ridotta ed è diventata una burocrazia «ostile» che rende difficile, lungo e umiliante chiedere aiuto, e il cui messaggio essenzialmente è «Lo Stato non ti protegge più, ti devi arrangiare».

La Gran Bretagna è stata scelta per la missione di Alston perché «negli anni Quaranta è stata la pioniera dell’assistenza statale, negli anni Ottanta della privatizzazione, e nell’ultimo decennio è stata il laboratorio dell’austerità».  Di conseguenza, il Regno è il luogo adatto per capire le conseguenze sociali dell’austerità. Per Alston, che presenterà il suo rapporto finale a Ginevra, «la povertà in Gran Bretagna è stata una scelta politica», ed è «ingiusto e contrario ai valori britannici, che tanta gente viva mancando dell’essenziale». Ma le sue parole sono più dure quando si viene alla povertà fra i bambini, che entro il 2023 potrebbe coinvolgere il 40 per cento della popolazione infantile: «E questo non solo sarebbe una disgrazia, ma una calamità sociale e un disastro economico».

Chi avesse interesse a leggere il sunto del rapporto di Alston, lo trova QUI.  

 

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