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Oligarchi russi, Oleg Tinkov: «I veri imprenditori russi non vogliono la guerra»

L'uomo d'affari russo vive a Forte dei Marmi in Toscana. "Non sono mai stato un oligarca, quelli hanno fatto fortuna solo grazie ai contratti di Stato"

Oligarchi russi, Oleg Tinkov: «I veri imprenditori russi non vogliono la guerra»
di Mauro Evangelisti
4 Minuti di Lettura
Venerdì 1 Aprile 2022, 06:46 - Ultimo aggiornamento: 15:18

«Sono contro questa guerra e non smetterò mai di dirlo. E come me la pensano numerosi altri imprenditori russi che si sono fatti da soli e non hanno alcun rapporto col governo russo e con l'establishment moscovita». Oleg Tinkov, 54 anni, è conosciuto dal grande pubblico del ciclismo perché è stato proprietario della squadra World Tour in cui correvano Contador, Sagan e Basso. Di origine siberiane, ha creato una catena di elettrodomestici e ha messo in piedi un'azienda produttrice di birra, la Tinkoff Brewery, tuttora attiva e tra le prime del paese. Ha quindi fondato la Banca Tinkoff, al punto che secondo Forbes nel 2014 era uno dei 15 uomini più ricchi in Russia con un patrimonio stimato in 8,2 miliardi di dollari.

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Le sanzioni contro il suo Paese, dopo l'invasione dell'Ucraina, hanno fatto crollare però il valore delle sue azioni: si calcola che abbia perso 5 miliardi di dollari, mentre la capitalizzazione della banca da lui fondata è scesa da 8 a 0,8 miliardi. Tinkov rifiuta con decisione la definizione di oligarca, sostiene di non avere avuto mai rapporti con il regime instaurato da Putin. Sta vivendo anche una storia personale molto difficile: nel 2019 gli è stato diagnosticata una forma acuta di leucemia con la quale sta ancora combattendo.


Tinkov, lei si schiera contro la guerra in Ucraina. Ma viene da pensare che sia un modo per salvare il suo patrimonio, visto che nel Regno Unito è già stato colpito pesantemente dalle sanzioni.

«Sto combattendo contro la malattia da tre anni. Per questo mi sono trasferito in Italia, a Forte dei Marmi dove vivo alternando periodi al mare ad altri in montagna, in Svizzera. Già tempo fa, a causa della malattia, avevo rinunciato a tutte le cariche operative nelle mie società, e lo stesso ho fatto nelle partecipazioni minori che possedevo e che da anni ormai sono gestite da un trust indipendente istituito per garantire il futuro dei miei figli. Come vede, non è certo per salvare il patrimonio che mi schiero contro la guerra, non voglio essere l'uomo più ricco del cimitero».

 

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Perché secondo lei Putin ha deciso di dare il via a questa guerra insensata?

«Non me lo spiego, davvero non capisco. Credo però che vada scritta la parola fine a questo scempio, per il quale stanno soffrendo e morendo tante persone, uomini, donne e bambini. Per questo dico convintamente no a questa guerra, sono contro ogni tipo di guerra e di violenza. In Ucraina, persone innocenti stanno morendo ogni giorno, questo è inaccettabile».


Chi sono gli oligarchi che sostengono Putin? Perché lei non si riconosce in questa definizione? Il Regno Unito ha sequestrato i suoi beni proprio perché la considera un oligarca fedele al presidente russo.
«Gli oligarchi sono uomini d'affari che hanno fatto i soldi con i contratti statali e grazie ai rapporti col governo. Non ho nulla dell'oligarca, non sono un oligarca. Io ho costruito la mia storia imprenditoriale da zero, non ho mai avuto alcuna associazione con Putin. Non ho mai frequentato il Cremlino; ho creato dal niente, dopo il crollo dell'Unione Sovietica, oltre 100.000 nuovi posti di lavoro e quattro imprese che non esistevano. E tutti i soldi che ho guadagnato, e che ho perso nel crollo di Borsa, appartengono in un certo senso anche agli investitori internazionali che hanno creduto in me».


Perché allora il sequestro dei suoi beni nel Regno Unito?
«Considero la mossa del governo britannico crudele e disumana, un errore. Posso capirli: il mondo e i governi sono sottoposti a grande stress e lo stress, purtroppo, porta spesso a decisioni frettolose. Spero si ricredano».


Da quanto tempo è uscito dal mondo degli affari?
«Da quando mi sono ammalato: finora sono stato sottoposto a tre cicli di chemio e a un trapianto di midollo osseo. Ora sto cercando di riprendermi e, possibilmente, di sopravvivere. In questi ultimi giorni penso spesso a Sinisa Mihajlovic che so che deve tornare in ospedale e al quale sono molto vicino».


Come sta vivendo il popolo russo questa guerra voluta da Putin? E' vero che nelle periferie trova consensi?
«Per ragioni storiche la società russa è almeno un secolo indietro a quella europea. Quando diciamo Russia noi pensiamo solo a chi abita le grandi città che costituiscono meno del 20% della popolazione totale. Quella società per larga parte ha esigenze diverse da coloro che abitano le grandi città, le reazioni non sono quelle che ci potremmo aspettare. Non deve perciò sorprendere che ci sia una certa adesione alle sue iniziative».

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