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Odessa si prepara alla battaglia, otto abitanti su dieci parlavano russo. «Russofona non vuol dire russofila»

La scorsa notte, colpi di artiglieria sono stati sparati contro il porto dalle navi russe

Odessa si prepara alla battaglia, otto abitanti su dieci parlavano russo. Ora dicono: «Russofona non vuol dire russofila»
di Cristiana Mangani
5 Minuti di Lettura
Giovedì 24 Marzo 2022, 17:19 - Ultimo aggiornamento: 25 Marzo, 14:01

Le navi russe la controllano a distanza, dalla loro postazione nel Mar Nero. Odessa è un bersaglio molto ambito dallo zar, ma è probabile che l'attacco non avverrà prima di aver conquistato completamente Mariupol, la città martire che si trova sotto un violentissimo assedio da molti giorni. Nel frattempo, gli abitanti della bellissima località portuale, fino a qualche tempo fa luogo privilegato dagli oligarchi per la villeggiatura, rinforzano i propri confini dal mare e dalla terra, e sono pronti a difendere il loro territorio. E' scomparso il nome Odessa, ed è tornato l'ucraino Odesa. I giovanissimi si preparano alla battaglia contro le forze della Russia caricando sacchi di sabbia su un camion vicino al mare e ascoltando a tutto volume il famoso pezzo “It's my life” di Jon Bon Jovi. E il video di circa un minuto è stato ripostato dalla popstar americana sul suo account Facebook con la dedica: «Questa è per quelli che non mollano».

Odessa, la resistenza ai russi 

Il sindaco Gennady Trukhanov dichiara: «È passato un mese dall'inizio della guerra e credo che sia chiaro a tutto il mondo quanto questa guerra sia stata voluta e perpetrata dalla Russia. Non c'è un ucraino in tutto il Paese che abbia accolto i russi. Non ci sono stati fiori, quella di Mosca è solo una falsa retorica. La nostra comunità - aggiunge - è pronta a firmare ogni parola del nostro presidente Zelensky. Gli ucraini sono in trincea e necessitano di aiuti e sostegno morale».

La scorsa notte, colpi di artiglieria sono stati sparati contro il porto dalle navi russe. I colpi sono stati uditi prima all'alba e sono stati seguiti dal rumore di alcuni jet militari ucraini che hanno sorvolato il mare. Poco dopo sono scattate anche le sirene anti-aeree. Il portavoce dell'esercito ucraino dell'Oblast di Odessa ha confermato l'accaduto dai suoi profili social. «Hanno cercato di spaventarci, facendo manovre al largo della costa, ma hanno fallito», ha spiegato Sergei Bratchuk. E il riferimento è a un probabile missile russo che è stato abbattuto. Intanto gli Stati Uniti hanno constatato un’intensa «attività navale russa nel Mar Nero», anche se questo non significa che «un attacco con mezzi anfibi contro Odessa sia imminente».

La città, "capitale meridionale dell'Ucraina", è un obiettivo strategico sul mare. Anche se uno sbarco come quelli visti nella Seconda guerra mondiale è una teoria lontana dalla realtà attuale, soprattutto per i numeri a disposizione. In Sicilia e in Normandia gli alleati avevano fatto arrivare più di 100.000 uomini, i russi hanno a disposizione solo circa 2.000 uomini, fanti di marina, a Sebastopoli. E questo fa pensare che non sarà tanto semplice, se non addirittura impossibile, conquistare una città così grande, che ha avuto settimane di tempo per prepararsi alla resistenza.

L'effetto della guerra, però, si è sentito subito su quel territorio, tradizionalmente russofono: otto abitanti su dieci hanno sempre parlato russo. Ma ora rinnegano tutti “la madre Russia”.  E' stata la zarina Caterina II, passata alla storia anche come Caterina la Grande, a costruire la città, che è stata fondata nel 1794 sopra un centro ottomano, a sua volta costruito su un antico insediamento greco. Nelle intenzioni di Mosca, avrebbe dovuto essere l’ingresso della Russia per entrare nell’Europa mediterranea. Caterina II l'ha poi dichiarata città aperta, un’etichetta concessa a nessun altro luogo dell’impero.

Anche il sindaco Trukhanov fino al 2017 aveva un passaporto russo ed era stato visto con sospetto dai filo-ucraini. Nelle scorse settimane i suoi video su Facebook, però, hanno mostrato sgomenti e dissenso per quanto stava accadendo. Odessa è cruciale per la sopravvivenza economica del paese: controlla l'accesso sul Mar Nero e il suo porto è il polmone economico ucraino da cui passano gli scambi con l’Europa e l’Asia. Inoltre, da sempre, ha rappresentato un luogo di vacanza per la nomenklatura sovietica ai tempi dell’Urss, al pari della Crimea. Sebbene non sia militarmente significativa come la penisola di Crimea, che la Russia ha annesso nel 2014, per le mire imperiali del presidente Putin, Odessa è centrale. Come le regioni orientali di Donetsk e Luhansk , è stata teatro di una rivolta separatista sostenuta dalla Russia nel 2014 che ha cercato di creare uno stato indipendente. Ospita anche una numerosa popolazione di residenti filo-russi che si sono scontrati con i sostenitori della cosiddetta rivoluzione Maidan, provocando 48 morti. Tutte le vittime tranne due erano filo-russe e 42 sono morti quando un edificio, il palazzo dei sindacati, in cui uomini e donne si erano nascosti, è stato dato alle fiamme. 

In queste ore, migliaia di soldati russi con equipaggiamento pesante si stanno spingendo verso Odessa da est, ma stanno incontrando una dura resistenza ucraina . A ovest, il sindaco si aspetta che Putin attivi le truppe russe già di stanza in Transnistria. «La nostra preoccupazione - dice ancra Trukhanov - è che la città possa essere circondata. Questo è lo scenario che ci aspettiamo dal nemico». Attilio Malliani, ambasciatore italiano a Odessa, da 20 anni in Ucraina, è il responsabile dell'evacuazione degli italiani, un'ottantina in tutto, bloccati nel Sud del Paese. In una recente intervista ha affermato: «Prima di terminare il mio incarico devo mandare a casa anche l'ultimo italiano rimasto. È un dovere prioritario. Molti lasciano presagire che avverrà l'attacco - conclude -, ma questa gente difenderà fino all'ultimo le proprie case e la propria terra. Qui combatte un popolo eroico, la città è russofona, non russofila: parlare russo non significa stare con Putin».

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