Notre-Dame in fiamme, alle 23 la buona notizia: «Struttura salva»

Lunedì 15 Aprile 2019
Notre-Dame, il portavoce: brucia tutto, non resterà nulla

La struttura di Notre-Dame è salva. La buona notizia arriva alle 23 dopo che il simbolo di Parigi sembrava destinato a bruciare interamente. «Il salvataggio non è garantito», aveva detto l'Eliseo intorno alle 21. Immenso il lavoro dei vigili del fuoco per domare le fiamme nella cattedrale del XII secolo senza l'aiuto dei canadair per il rischio che arrecassero più danni che benefici

«Non è facile dare delle indicazioni finché non si capisce meglio l'evoluzione dell'incendio, ma è evidente che si tratta di un grande disastro. La situazione è molto preoccupante e sicuramente ci saranno anche problemi di carattere strutturale molto importanti alla Cattedrale di Notre-Dame», dice in un'intervista all'Ansa Giorgio Croci, uno dei più noti ingegneri strutturisti d'Italia, intervenuto, tra le altre decine di studi e progetti riguardanti edifici e opere d'arte, nel restauro della Basilica di San Francesco di Assisi.
 


«Finché non sarà spento completamente l'incendio, sarà difficile fare valutazioni - sottolinea Croci -, ma è evidente che in casi come questo si seguono procedure abbastanza strutturate, con metodologie ben precise». Croci spiega che un primo passaggio sarà «necessariamente mettere in sicurezza la struttura». «In genere - dice - si interviene attraverso puntellature, possibilmente mobili, che potranno essere spostate a seconda delle esigenze. È chiaro che molta parte della struttura, che è stata investita dal fuoco o che comunque è stata in qualche modo scalfita, avrà perso la sua capacità portante».

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Croci spiega che, in queste situazioni, si avvia un lavoro di equipe che coinvolge un grande numero di esperti. «Intervengono ingegneri, restauratori, storici dell'arte, che sono utili dell'individuare le specificità della cattedrale - sottolinea -. In Francia ci sono esperti molto preparati in questo settore e sapranno certamente come muoversi al meglio». Ovviamente una delle prime tappe - afferma l'ingegnere - «sarà quella che coinvolgerà anche le autorità giudiziarie. Occorrerà verificare l'origine dell'incendio e le cause».

«Il passaggio successivo è creare una mappa dei danni, una carta, da aggiornare continuamente, che consenta di programmare tutti gli interventi successivi - spiega ancora -. Dopo il collasso del tetto, i danni si diffonderanno ad altre strutture importanti, magari indirettamente colpite dal fuoco, con una progressiva riduzione della resistenza, anche perché nella basilica è stato utilizzato molto legno». «I danni da incendio - prosegue - sono molto differenti da quelli provocati da un sisma, che provocano lesioni più facilmente individuabili. Nel caso della Basilica di Assisi abbiamo impiegato un paio d'anni per portare a termine gli interventi. In questo caso potrebbe essere più complesso».

Ultimo aggiornamento: 23:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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