Notre Dame, la “foresta” è il capolavoro distrutto nell'incendio

Martedì 16 Aprile 2019

La chiamavano “la foresta”, per la quantità di legno (1.300 alberi di quercia) che era stata necessaria per costruirla  e forse anche per il suo aspetto intricato che ricordava i rami intrecciati di un bosco. Era la struttura del tetto di Notre-Dame, ma ora non c'è più, è solo cenere e fumo, distrutta dall'incendio. Secondo alcuni è forse la più grave perdita provocata del disastro di Parigi. Un capolavoro dell'architettura e della falegnameria medievale, i cui ideatori e realizzatori oggi sono sconosciuti, che aveva oltre otto secoli di storia e che ora non esiste più.

Già le dimensioni sono impressionanti: 100 metri di lunghezza, 10 di altezza, 40 di larghezza nel transetto. La struttura ha il compito di sorreggere una copertura in piombo dal peso totale di 210 tonnellate, ma mantenendo una pendenza particolarmente ardita (55 gradi) tipica dell'architettura gotica. Per questo le travi hanno una sezione ridotta, particolarmente leggera. Per la fabbricazione di ogni singola trave c'era voluta un'intera quercia. Le travi erano lì dal 1220, anzi una parte sono ancora più antiche, essendo state recuperate e riutilizzate dalla vecchia struttura della chiesa, fabbricata nel 1160. È stato stimato peraltro che gli alberi abbattuti avevano a loro volta almeno tre o quattro secoli di vita alle spalle, dunque si può dire che quel legno proveniva dalla Parigi del IX secolo dopo Cristo.

 

 

Più moderna, ma comunque di altissimo valore, era la struttura interna della guglia centrale, costruita con il restauro ottocentesco diretto dall'architetto Eugène Viollet-le-Duc. Le travi, in posizione – come è ovvio – ancora più verticali di quelle del tetto, avevano una dimensione ancora più imponenti. Sulla cima della guglia (la “flèche”, come la chiamano i francesi) c'era un gallo di rame che conservava al suo interno tre reliquie: una reliquia di Saint Denis, una di Santa Geneviève e un (presunto) frammento della corona di spine di Cristo. Il gallo è stato ritrovato tra le macerie miracolosamente integro, o comunque restaurabile. Non è ancora chiaro se si sono salvate anche le reliquie. In precedenza, alla fine dell'Ottocento, c'era un altro gallo, in ferro, di 80 chili di peso, la cui collocazione nell'anno 1861 costò la morte di una persona: l'operaio incaricato di arrampicarsi in cima alla guglia perse l'equilibrio durante la scalata e precipitò sul tetto della cattedrale.
 

Ultimo aggiornamento: 21:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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