Notre Dame, lite sul nuovo look della cattedrale. Come sarà la guglia?

Giovedì 18 Aprile 2019 di Francesca Pierantozzi

PARIGI Rifarla uguale, come nulla fosse accaduto, eterna come prima, o invece no, mostrare le cicatrici, il nero del fuoco, le crepe dei crolli, oppure cambiare tutto, prendere la guglia, rifarla di cristallo, introdurre il titanio dove c'erano le querce: Notre Dame fuma ancora (nel cuore di alcune pietre, là dove le capriate hanno bruciato per ore, le temperature sono ancora oltre i cento gradi dicono i pompieri) ma già si pensa a come rinascerà. Antichi contro moderni. Il presidente Macron in ogni modo vuole fare presto, prestissimo: 5 anni ha detto. Ieri ha mostrato di crederci sul serio: il Consiglio dei ministri è stato interamente dedicato alla missione ricostruzione. E sulla guglia Macron ha già fatto sapere che non gli dispiacerebbe «un gesto architettonico contemporaneo».

Notre Dame, ipotesi cortocircuito o mozzicone di sigaretta. Cinque anni per ricostruirla
 

LA LEGGE
Ci sarà una legge la legge Notre Dame per inquadrare la grande colletta nazionale e creare un ente con poteri straordinari. L'operazione sarà condotta da un generale, l'ex capo di stato maggiore Jean-Louis Georgelin. Norme speciali anche per le donazioni: i versamenti inferiori ai mille euro beneficeranno di uno sgravio fiscale eccezionale del 75 per cento. Per i mecenati più ricchi e più generosi, invece, resteranno in vigore le norme abituali sulle donazioni, che prevedono comunque abbattimenti del 66 per cento. La cosa ha provocato subito polemiche sulla generosità esentasse dei miliardari. Per fugare ogni sospetto, Pinault, che ha promesso cento milioni, ha già fatto sapere che rinuncerà a qualsiasi beneficio fiscale. Con lui ci sono gli Arnault di LVMH, che hanno promesso 200 milioni, i Bettencourt di L'Oreal, e poi Total, Bouygues. Notre Dame può già contare su un miliardo di euro. Probabilmente non basterà per rimetterla in sesto. Anche se per ora nessuno avanza preventivi, l'architetto Jean-Michel Wilmotte si è sbilanciato: il miliardo raccolto non basterà. Difficile anche prevedere i tempi. I cinque anni di Macron sembrano a tutti molto pochi. «Tra i dieci e i quindici anni mi sembra un'ipotesi più ragionevole» ha detto Frédéric Létoffé, copresidente del Consorzio delle imprese per il restauro dei monumenti storici, mentre Jean-Frédérik Grevet stima più realistico rassegnarsi a «vent'anni» di lavori. Molto dipenderà anche da come verrà ricostruita la cattedrale, con quali materiali e quali idee. Ieri il premier Philippe ha annunciato l'avvio di un concorso internazionale per scegliere il progetto della nuova guglia: rifarla uguale a quella ridotta in cenere, l'ottocentesca «flèche» del neogotico Viollet-le-Duc, o immaginarne una più avveniristica, che porti Notre Dame nel futuro? O magari sostituirla con qualcos'altro? O con niente?

IL LEGNO
Ieri il pronipote di Eugène Viollet-le-Duc, Jean-Marie Henriquet ha comprensibilmente espresso la sua opinione: «La guglia era bellissima e sarebbe davvero un peccato non ricostruirla, significherebbe amputare la cattedrale». Anche la famosa «charpente», le capriate di legno del Trecento diventate carbone, non potrà probabilmente essere replicata. Soprannominata la foresta, perché per costruirla i carpentieri medievali usarono 1300 querce, la struttura di legno potrebbe diventare di cemento armato (l'esperimento è perfettamente riuscito con la cattedrale di Reims distrutta nel 1914) o con strutture di acciaio (come fatto col secentesco Parlamento di Bretagna divorato da un incendio nel '94). Se vinceranno i «conservativi» bisognerà andare a cercare 1300 querce mature abbastanza, ovvero piantate al più tardi nel secolo scorso (il gruppo assicurativo Groupama si sarebbe già fatto avanti proponendo di svuotare tutti i boschi in Normandia di cui è proprietario) e convogliare sul cantiere tutti i mastri artigiani del legno all'opera nel paese.
 

Ultimo aggiornamento: 08:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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