COVID

Nigeria, gigante economico dell'Africa, in ginocchio per il covid, l'economia arranca, l'allarme dei missionari

Giovedì 17 Settembre 2020

L'economia della Nigeria, il gigante africano, arranca a causa del Covid. In un rapporto pubblicato il 28 agosto dall’Ufficio nazionale di statistica (Nbs) nel secondo trimestre 2020 gli investimenti esteri hanno subito un tracollo del 78% rispetto al primo trimestre. Da gennaio a marzo, prima che la pandemia arrivasse nel continente, gli investimenti esteri avevano toccato i 5,85 miliardi di dollari. Nel trimestre successivo sono scesi a 1,29 miliardi di dollari.

Dovendo fare i conti con una caduta drastica delle esportazioni a causa del Covid-19 e al rincaro dei beni importati, la Nigeria ha visto l’inflazione arrivare 12,4% nel maggio di quest’anno, il livello più elevato da due anni a questa parte, da quando cioè la moneta nazionale, il naira, si sta continuamente deprezzando rispetto al dollaro. A fotografare l'involuzione economica della Nigeria sono i missionari comboniani di Nigrizia che hanno dedicato a questo trend negativo un ampio focus. 

La Banca centrale (Cnb), che prevedeva un’inflazione del 9%, per evitare la recessione ha abbassato il tasso d’interesse al più basso livello degli ultimi quattro anni. Una manovra per ora senza effetto sulla attività economica e sulla dinamica dell’aumento dei prezzi al consumo. Basti pensare che nell’ultimo mese il prezzo dei carburanti è raddoppiato. Forti aumenti hanno fatto registrare gli alimenti, le bevande non alcoliche, l’acqua, gli alloggi, l’elettricità e il gas butano.

La chiusura delle frontiere terrestri con il Benin, nell’agosto 2019, ha dato una forte spinta all’inflazione. L’Nbs osserva che l’inflazione ha iniziato a salire a partire dal settembre 2019. Un altro focolaio di inflazione sono state le misure restrittive adottate nel quadro della lotta al Covid-19.

Secondo l’Nbs, la persistenza della pandemia ostacola la piena riapertura delle attività economiche, soprattutto perché frena la circolazione delle persone. Una situazione che nuoce gravemente ai produttori di derrate alimentari che hanno difficoltà ad accedere alle fattorie. Così il diminuire degli approvvigionamenti dei mercati e la corsa della gente alle derrate alimentati fa salire i prezzi.

Nonostante sia stata più volte dichiarata la volontà di diversificare l’economia, la Nigeria subisce anche le conseguenze della sua dipendenza dal prezzo del petrolio, che assicura più dell’80% delle entrate da esportazioni e più del 50% delle entrate pubbliche. Votato nel dicembre 2019, il budget pubblico 2020 di 35 miliardi di dollari contava su una produzione quotidiana di poco più di 2 milioni di barili di petrolio a 57 dollari il barile.

A marzo, il budget ha subito una riduzione di circa 5 miliardi di dollari per il fatto che il barile si vende a 30 dollari. Un prezzo che non cessa di scendere, nonostante l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio abbia ridotto la produzione. Con questo quadro, la Banca mondiale ritiene che altri 5 milioni di nigeriani siano a rischio povertà.

 

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