Nantes, l'incendio è un mistero: rilasciato il ruandese che lavorava nella cattedrale

Domenica 19 Luglio 2020
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Nantes, incendio doloso nella cattedrale: fermato un uomo. Il bilancio dei danni

L'incendio di ieri mattina alla cattedrale di Nantes resta un mistero: corto circuito di un contatore elettrico o gesto sconsiderato di Emmanuel, un ruandese a rischio di espulsione che faceva il sacrestano, serviva la messa, puliva, sorvegliava e, la sera prima dell'incendio, ha chiuso tutto lui prima di andare via? Fermato questa mattina, il ruandese, 38 anni, rifugiato in Francia da alcuni anni ma in difficoltà per il rinnovo della carta di soggiorno, ha fornito spiegazioni che non hanno convinto gli inquirenti. Tanto che in serata lo stato di fermo è stato prolungato ma alla fine l'uomo è stato rilasciato «senza alcun procedimento giudiziario».

Nantes, la cattedrale centenaria sopravvissuta a bombardamenti e incendi
 

Ci sono incongruenze e buchi neri nella sua ricostruzione. Ma erano state le parole del suo avvocato, Quentin Chabert, a lasciare perplessi: «Al momento nulla accusa il mio cliente - ha detto il legale - ma nel caso i motivi dell'incendio non si rivelassero accidentali, la comunità cattolica è la migliore per poter usare misericordia. Tanto più se l'autore o gli autori fanno parte della sua comunità». E ancora: «Bisogna poi tenere presente che non ci sono stati morti né feriti». 
 

Il parroco della cattedrale, padre Hubert Champenois, ha difeso così il ruandese: «Lo conosco da 4 o 5 anni. Fiducia? Ne ho pienamente in lui come negli altri sei collaboratori che sono con noi. C'è andato di mezzo lui perché era lui a dover chiudere la cattedrale».

Alcune testimonianze rese agli inquirenti da chi frequentava Emmanuel hanno però allertato gli inquirenti. Sembra che il ruandese negli ultimi giorni fosse passato dalla preoccupazione per il documento di soggiorno che non riusciva a far rinnovare in Prefettura ad una sorta di rabbia furiosa. Uno stato d'animo che potrebbe averlo spinto a un gesto disperato e che, soprattutto, spiegherebbe le parole del suo avvocato. Secondo fonti vicine all'inchiesta, l'uomo avrebbe ricevuto proprio qualche giorno fa un'ingiunzione di abbandonare immediatamente il territorio francese. 
 

 

Non aveva lavoro e risiedeva in un alloggio sociale. Sembra che il sacrestano fosse solo alle 19 di venerdì, ora di chiusura della cattedrale. Aveva lui tutte le chiavi e una delle poche cose trapelata dagli inquirenti è che non sono state trovate tracce di effrazione dall'esterno. Il procuratore della Repubblica, Pierre Sennès, è prudente: «Bisogna esserlo sulle interpretazioni di questo fermo, si tratta di una procedura normale».

Per Sennès, gli inquirenti seguono anche, con l'aiuto di un'equipe di esperti arrivata da Parigi, la pista del corto circuito. La pista della causa accidentale, spiega il procuratore, è avvalorata dal fatto che «fra il grande organo» andato completamente distrutto e «gli altri due inneschi» c'è lo spazio di «due terzi della cattedrale». Si ignora se le tre origini delle fiamme siano state concomitanti o successive, ma erano certamente tutte vicine a centraline elettriche o contatori. Uno di questi contatori è al centro dell'attenzione dei tecnici, fortemente sospettato di aver provocato un corto circuito che si è poi trasmesso a catena alle altre due centraline.​

Ultimo aggiornamento: 23:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA