Migranti, la Polonia costruirà un muro al confine con la Bielorussia: inizio lavori a dicembre

Il ministro dell'interno polacco Kaminski: «Investimento assolutamente strategico e prioritario per la sicurezza della nazione e dei suoi cittadini»

Migranti, la Polonia costruirà un muro al confine con la Bielorussia
5 Minuti di Lettura
Lunedì 15 Novembre 2021, 17:47 - Ultimo aggiornamento: 16 Novembre, 10:16

La Polonia ha deciso di costruire un muro al confine con la Bielorussia. Lo annuncia il governo di Varsavia nel pieno della crisi migranti con Minsk. I lavori partiranno a dicembre e dovrebbero essere completati nella prima metà del prossimo anno, ha affermato il ministero degli Interni polacco in una nota. «L'impegno che dobbiamo portare avanti è un investimento assolutamente strategico e prioritario per la sicurezza della nazione e dei suoi cittadini», ha affermato il ministro dell'Interno Mariusz Kaminski. Il ministero ha affermato che i contratti saranno firmati entro il 15 dicembre e che i lavori sul confine inizieranno nel corso del mese, andando avanti 24 ore al giorno su tre turni. La barriera ha un costo stimato di 353 milioni di euro e si prevede che si estenderà per 180 chilometri, circa la metà della lunghezza totale del confine tra Polonia e Bielorussia. Il mese scorso il Parlamento aveva dato il suo via libera alla costruzione della barriera.

 

Borrell (Ue): «Sanzioni in vigore nei prossimi giorni»

Nel giorno in cui altri centinaia di disperati si riversano sul confine tra Bielorussia e Polonia in un'atmosfera di costante tensione, l'Ue vara nuove sanzioni contro Minsk. «Siamo determinati a respingere la strumentalizzazione dei migranti per fini politici», è la condanna con cui l'Alto Rappresentante Ue Josep Borrell ha accompagnato il via libera alle misure da parte del Consiglio Affari Esteri. Eppure, alla riunione, c'è chi ha usato toni ancora più forti, legando esplicitamente la crisi migratoria bielorussa all'aumento delle truppe russe sul confine ucraino. E puntando il dito contro Mosca.

Il nuovo pacchetto di sanzioni - il quinto - era ampiamente annunciato. Al momento l'Europa non è andata oltre, allargando parallelamente la sua tela diplomatica ai Paesi d'origine per evitare alla radice la partenza dei migranti. Le misure saranno in vigore a giorni e non colpiranno solo persone e entità complici dell'arrivo dei migranti alla frontiera con l'Ue ma anche chi si macchia «dell'inaccettabile repressione in atto da parte del regime contro la propria popolazione», ha sottolineato Borrell nel giorno in cui anche il presidente Sergio Mattarella si è soffermato sulla crisi definendo «sconcertante» quanto avviene ai confini dell'Europa. Al momento sono oltre 150 gli individui e una quindicina le società legate al regime di Alexandr Lukashenko sotto sanzione. Il nuovo pacchetto colpirebbe innanzitutto le compagnie aeree, come la Belavia, che rischia di perdere 17 aerei su 30 concessi in leasing dall'Irlanda. La reazione di Minsk non si è fatta attendere. 

«Risponderemo alle sanzioni. Combatteremo. Abbiamo raggiunto il limite. Io non scherzo», sono state le parole del dittatore bielorusso. Eppure, in mattinata, Lukashenko sembrava voler abbassare tensione, annunciando di essere pronto a rispedire i migranti in patria e assicurando di non volere un conflitto al confine. Mentre, parlando con Borrell, il ministro degli Esteri bielorusso Vladimir Makel aveva garantito l'accesso alle agenzie Onu per l'assistenza ai richiedenti asilo assiepati al gelo al confine. Ma una concreta de-escalation appare lontana. E decisivo sarà il ruolo del convitato di pietra al tavolo della crisi: Vladimir Putin. Oggi Borrell per la prima volta ha puntato il dito in maniera diretta nei confronti del Cremlino. «È evidente che Lukashenko agisce con il forte sostegno di Mosca», ha sottolineato l'Alto Rappresentante, interpretando il pensiero prevalente al summit dei ministri degli Esteri. Il Cremlino, dal canto suo, continua a dare sponde fumose all'Ue. «Sulla crisi possiamo essere solo mediatori», è la tesi sostenuta oggi da Mosca, che tuttavia continua a difendere Lukashenko ribadendo che «non ha colpe della crisi». I Paesi dell'est Europa intanto sono in fibrillazione, anche perché sul confine ucraino continuano ad ammassarsi le truppe moscovite. «Le provocazioni della Russia preoccupano, si fermi», ha avvertito il numero uno della Nato Jens Stoltenberg. Ma qualche ministro, al Consiglio Esteri, ha legato le due crisi. E la Lituania si è spinta a chiedere una no fly zone sull'aeroporto di Minsk.

La Polonia, invece, ha dato il via libera ufficiale alla costruzione del muro al confine bielorusso. Il tema è destinato a incendiare il summit dei leader Ue di dicembre, anche perché contiene una zona d'ombra: Bruxelles è contraria all'uso di sue risorse per la costruzione di barriere fisiche ma non può impedire che i governi agiscano, usando i fondi europei per altri strumenti di monitoraggio. E i blitz dei Paesi dell'Est riaccendono anche il faro sugli Stati del sud, Italia inclusa, sul dossier migranti. In fondo il numero di persone che sbarca sulla Penisola è ben superiore ai flussi provenienti da Minsk. E Roma potrebbe tornare alla carica per chiedere concreta solidarietà.

Mattarella: «Sconcertante quanto avviene»

«È sconcertante e sorprendente quanto avviene a confini dell'Unione, il divario tra i principi proclamati e il non tenere conto della fame e del freddo cui sono esposti esseri umani ai confini dell'Unione europea». Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, inaugurando l'anno accademico all'università di Siena.

Video

Centiana di migranti alla dogana

Centinaia di migranti in territorio bielorusso si sono concentrati alla frontiera con la Polonia, presso la dogana di Bruzgi, in quello che viene descritto come un tentativo di attraversare legalmente il confine. A fronteggiarli ci sono le forze di sicurezza polacche. Un elicottero sta monitorando dall'alto la situazione e vi sono un gran numero di mezzi sul versante polacco. Lo riportano diversi media russi, tra cui RT.

 

 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA