Migranti, scatta la nuova stretta sulle Ong

Lunedì 15 Aprile 2019 di Marco Conti

Un'altra direttiva, la terza in un mese, e un altro giro di vite per le Ong. D'altra parte ieri è ripartita la nave Mare Ionio, di Mediterranea saving humans, per una nuova missione di soccorso e la situazione in Libia non migliora mentre aumenta il numero degli sfollati.

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LA FUGA
Nella nuova direttiva promessa per oggi dal ministro Salvini, si ribadisce che i salvataggi non coordinati dall'Italia non possono concludersi sulle nostre coste e che le Ong non devono entrare nelle acque italiane senza autorizzazione. Un tentativo, da parte del titolare del Viminale, di rinforzare i paletti di un possibile esodo di profughi da un paese in guerra. «Cuori aperti per chi scappa dalla guerra ma porti chiusi per Ong e trafficanti», aveva però più volte sostenuto il vicepremier nelle scorse settimane. L'esistenza di un conflitto, che spinge i migranti a scappare, è il problema con il quale rischia di confrontarsi a breve il titolare del Viminale e tutto il governo. Per evitare l'ondata di profughi occorre quindi fermare il conflitto libico. Il presidente del Consiglio Conte e il ministro degli Esteri Moavero ci stanno provando e oggi incontreranno il vicepremier e ministro degli Esteri qatarino Mohammed Al Thani e il vicepresidente del Consiglio presidenziale e ministro dell'Interno del governo di Tripoli, Ahmed Maitig. Salvini incontrerà quest'ultimo nel tentativo di capire se il governo Serraj è in grado di controllare i centri libici dove sono ospitati i migranti e, soprattutto, riprendere del tutto il controllo di Tripoli in modo da far rientrare gli sfollati.
 

Per Salvini e il governo i problemi che potrebbero scaturire dal caos libico, dalla perdurante tensione con la Francia e dal sostanziale disinteressamento americano, potrebbero non essere pochi. Senza contare che alle numerose fazioni libiche la guerra costa e il traffico di migranti rende, ed è quindi possibile che con l'approssimarsi del bel tempo possano riprendere gli sbarchi. Mentre il premier Conte e il vice Di Maio ieri l'altro si interrogavano su cosa fare di fronte ad una pesante crisi umanitaria, Salvini non sembra avere dubbi e tiene la linea. Ma se l'esodo cambia segno - per via del conflitto in atto - e dovesse andare sott'acqua un barcone con il suo carico, potrebbe non essere facile offrire una spiegazione plausibile alla comunità internazionale e, soprattutto, a qualche magistrato. Il gabinetto di crisi, istituito da Conte a palazzo Chigi, punta a contenere il leader della Lega nel tentativo di ricostruire quelle relazioni internazionali compromesse negli ultimi mesi e che oggi l'Italia paga. Tra amicizie pericolose (Lega-Mosca e M5S-Maduro), incontri sbagliati (M5S-gilet gialli) e accordi discutibili (Italia-Cina, via della Seta), il lavoro della Farnesina somiglia alle fatiche di Sisifo.

Mentre palazzo Chigi è al lavoro, ed ha di fatto avocato la questione libica nel tentativo di sfilarla dalla contesa Di Maio-Salvini, quest'ultimo da buon sovranista, non sembra interessato ad allacciare rapporti internazionali. Anche perché sul conflitto libico gli interlocutori principali sono i francesi e il leader della Lega non ha voglia di cercare accordi con il governo di Macron proprio mentre l'alleata Marine Le Pen esalta «la politica italiana dei porti chiusi», che però chiusi non sono mai stati.
Malgrado i tentativi di Conte e il silenzio di Di Maio, che anche ieri ha evitato di replicare alle punzecchiature dell'alleato, anche sui migranti che scappano dalla guerra lo scontro nella maggioranza è solo rinviato alla prima occasione. Nel frattempo Salvini ha fiutato l'aria anche su un altro avversario (il mondo cattolico tradizionalmente aperto all'accoglienza), quando dice che «nessuno può avere l'arroganza di dire o Cristo o la Lega».
 

Ultimo aggiornamento: 07:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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