Migranti, altro affondo di Parigi: «La strategia dell'Italia è perdente». Ma Macron è in difficoltà

L’Eliseo attaccato da destra e sinistra: «Sbarco immorale»

Migranti, altro affondo di Parigi: «La strategia dell'Italia è perdente». Ma Macron è in difficoltà
di Francesco Bechis
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Lunedì 14 Novembre 2022, 00:02 - Ultimo aggiornamento: 15:54

In alto mare, letteralmente. È ancora crisi tra Italia e Francia sulla gestione dei flussi migratori. Parigi attacca di nuovo, Roma tiene il punto e cerca di ricucire. E intanto il presidente francese Emmanuel Macron finisce sotto un fuoco incrociato interno - dalla destra alle ong - per l’approdo della nave Ocean Viking nel porto di Tolone e la linea dura sui controlli dei migranti alla frontiera.

«Giorgia Meloni è la grande perdente di questa situazione». Arriva dal portavoce del governo transalpino Olivier Véran l’ennesimo affondo contro il premier italiano. L’Italia «non ha mantenuto l’impegno fondamentale nel meccanismo di solidarietà europea», dice. E ha preso «una decisione unilaterale, inaccettabile, inefficace e ingiusta». 

I GUAI DI MACRON
Per questo l’accordo firmato a giugno - 8300 migranti redistribuiti tra 13 Paesi europei, 3000 in Francia (ma finora ne ha accolti solo 38) - non sarà rispettato, ha confermato ieri il governo francese. Che ha ricevuto una parziale sponda da Berlino: «L’impegno umanitario delle ong merita la nostra riconoscenza e il nostro appoggio», ha twittato ieri l’ambasciatore tedesco a Roma Viktor Elbling, «salvano vite dove l’aiuto degli Stati manca». Al tempo stesso però Macron deve fare i conti con un doppio fronte di protesta a casa. 
Da una parte la destra francese furibonda per il primo sbarco di migranti da una nave Ong. «Se fossi stata io presidente, non avrei mai accettato», è il j’accuse di Marine Le Pen, «devono tornare nei loro porti d’origine, l’Eldorado europeo non esiste». Per Eric Zemmour, presidente di Reconquête, il «cedimento» nel braccio di ferro con Meloni sullo sbarco è «irresponsabile, immorale, contrario alla volontà popolare». 

Dall’altra le associazioni umanitarie in assetto di guerra per «l’assenza di garanzie sui diritti dei migranti» arrivati sulle coste francesi. Dove la maggior parte dei 230 richiedenti asilo resterà ma solo in attesa di altra destinazione: uno Stato europeo, per chi ne ha diritto, un volo di ritorno per gli altri. «L’accoglienza è cosa diversa dal confino», attacca Laure Palun, direttrice di Anafé, una delle principali realtà del settore.

Nel mirino delle ong francesi finisce anche il pugno duro dell’Eliseo nei controlli alla frontiera. Si fa già sentire la stretta al confine italiano, dove Parigi ha inviato 500 gendarmi. Code fino a un chilometro a Ventimiglia e controlli a tappeto dei passaporti con quattro nuovi agenti sul posto («Reazione spropositata e non umana», ha tuonato il vescovo Antonio Suetta). Mentre nel Sud Italia continuano gli sbarchi: 60 migranti a Lampedusa, altri 300 salvati tra Pozzallo, Augusta e Siracusa, un’imbarcazione invece è arrivata a Roccella Jonica, in Calabria. 
L’emergenza dunque continua - fino a ieri l’hotspot di Lampedusa contava più di mille presenze - la tensione tra Italia e Francia anche. Al punto che non risulta in agenda, per il momento, un bilaterale tra Meloni e Macron al G20 di Bali che si aprirà domani, dove il presidente del Consiglio avrà un faccia a faccia con Joe Biden, Xi Jinping e Narendra Modi. 

Prosegue d’altra parte il lavorio del governo italiano per accorciare le distanze con i francesi e riportare il dossier migranti sul tavolo dell’Ue. È la missione che si pone oggi il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Deciso a ricordare durante il Consiglio affari esteri che i confini italiani sono confini europei e che europea deve essere la risposta all’esodo umano dall’Africa. 

DIPLOMAZIA IN CAMPO
Dopo aver incassato il sostegno degli Stati frontalieri del Mediterraneo - Cipro, Grecia e Malta, ma non la Spagna - l’Italia cerca la sintesi a Bruxelles. E vuole archiviare lo scontro con i cugini d’Oltralpe. «Siamo pronti a parlare con i francesi, non abbiamo nessun problema, mi sembra che per loro sia più una questione di politica interna - ha detto ieri Tajani - nessuno vuole buttare benzina sul fuoco, ma non si può lasciare l’Italia da sola». E dunque, ha rincarato il ministro, «il Trattato di Dublino deve essere modernizzato». 
Fatta eccezione per Matteo Salvini ancora sulle barricate - «governo pronto al pugno duro sugli sbarchi» ha twittato in serata il vicepremier e ministro delle Infrastrutture leghista - il governo allunga ramoscelli d’ulivo a Parigi. «Mi auguro che sia solo una burrasca», confida il ministro per le Politiche del mare Nello Musumeci, «serve che tutti si mettano intorno a un tavolo». Prove tecniche di dialogo. In attesa di un segnale da Bruxelles.
 

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