Migranti, duello nell'Egeo. «Noi picchiati dai greci, salvi grazie alla Turchia»

Migranti, duello nell'Egeo «Noi picchiati dai greci salvi grazie alla Turchia»
di Gianluca Perino
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Lunedì 20 Settembre 2021, 08:48 - Ultimo aggiornamento: 21 Settembre, 10:07

«I greci ci hanno picchiato, tolto i telefonini e l'acqua. Poi hanno staccato il motore dal gommone, lo hanno buttato via e ci hanno spinto al largo, alla deriva». Mentre parla, Samir mima i calci e i pugni ricevuti. È seduto, assieme ad un'altra ventina di migranti, sulla parte posteriore di una vedetta della Guardia Costiera turca. Hanno pagato 400 dollari a testa a dei mercanti di uomini per arrivare da Smirne fino alle coste greche. Un viaggio non impossibile e decisivo, perché poi si prosegue via terra verso il nord Europa, verso il sogno della Germania, della Svezia o addirittura dell'Inghilterra. Sono siriani, somali, eritrei, con loro anche un ragazzo che viene da Gibuti. Ma il progetto di questi disperati, la scorsa notte, si è infranto contro il muro greco. «Ci riproveremo», dicono. E in realtà qualcuno confessa di essere già al secondo o al terzo tentativo.
Li hanno soccorsi i militari di Ankara a quaranta chilometri al largo di Cesme, una cittadina nel sud ovest del paese che si affaccia sul mar Egeo. Qui ci sono tanti hotel di lusso, spiagge attrezzate con tutti i comfort. E, malgrado sia già settembre inoltrato, è pieno di turisti. Che non percepiscono nemmeno lontanamente quello che succede, ogni giorno, nel mare di questo splendido angolo di Turchia.


LA NOTTE
Lontano, al largo, quasi sempre di notte, va in scena infatti quella che è diventata una vera e propria battaglia del mare. Il copione, drammatico, sempre lo stesso: i migranti provano ad arrivare in Grecia, ma la Guardia costiera di Atene li respinge, utilizzando i metodi che Samir, e tanti altri come lui, raccontano sempre più frequentemente. E il rischio che prima o poi ci scappi una strage è alto, soprattutto nei mesi in cui le condizioni meteo peggiorano sensibilmente. Lo sanno bene gli uomini della Guardia Costiera turca, che ogni giorno intervengono per salvare i profughi che Atene rispedisce nelle loro acque. Ankara ha messo in campo uomini e mezzi in un numero sempre crescente. Le vedette, tra quelle molto veloci e quelle più capienti, sono più di una ventina soltanto per quanto riguarda l'aera di Smirne.

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L'IRRITAZIONE DI ANKARA
C'è forte irritazione, da parte turca, per come la Grecia sta gestendo il dramma dei migranti al largo delle coste. Grecia che, da parte sua, ha sempre smentito di utilizzare metodi così estremi, anche se le testimonianze degli immigrati e degli ufficiali turchi che intervengono in mare raccontano tutta un'altra storia. Non solo. I respingimenti in atto da qualche tempo in questa parte dell'Egeo sono stati documentati anche dalla Commissione per i diritti umani del Consiglio d'Europa e dall'Alto commissariato Onu per i rifugiati. Si tratta di una pratica illegale ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati e del diritto internazionale, ma per il momento, di fatto, nessuno è ancora intervenuto a mettere un po' di ordine in questa vicenda drammatica dal punto di vista umanitaria ma anche complessa dal pu to di vista più politico.


IL CASO DI LESBO
Le storie che arrivano da questa striscia di mare, nemmeno troppo lontana dall'Italia, sono spesso drammatiche. E raramente a lieto fine. Il comandante dei gruppi di intervento della Guardia Costiera, che preferisce restare anonimo per motivi di sicurezza, racconta che una volta sono dovuti intervenire per salvare un gruppo di migranti che era sbarcato sulle coste dell'isola greca di Lesbo. «Erano riusciti ad entrare in un bosco - dice - ma qui sono stati catturati dalla polizia greca, che dopo averli picchiati ed averli privati di telefonini e giubbotti salvagente, li ha rimessi su dei gommoni e rispediti al largo nelle nostre acque». Con loro c'era anche una donna incinta di otto mesi. «Purtroppo due persone non ce l'hanno fatta - racconta ancora il comandante - perché, come tanti altri che si imbarcano dall'Africa, non sapevano nuotare. Per fortuna, però, siamo riusciti a portare velocemente in ospedale la ragazza: non era in buone condizioni, ma i medici l'hanno fatta partorire in anticipo e, alla fine, lei e il bambino sono stati bene».


I NUMERI
Lo sforzo messo in campo dalla Guardia Costiera turca nell'ultimo periodo è importante. Soltanto nel 2021, i dati sono riferiti fino al 15 settembre, hanno portato in salvo 8.423 migranti che erano alla deriva. Non solo. Nella loro attività di search and rescue sono riusciti anche ad arrestare oltre quaranta mercanti di uomini. Ma l'impressione è che questa battaglia sarà ancora lunga. «Io e i miei uomini - spiega il comandante - siamo allerta 24 ore su 24. È un impegno duro da portare avanti ma siamo orgogliosi, perché riusciamo a salvare ogni giorno decine di vite».

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