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Mariupol, la testimonianza choc alla Cnn di una infermiera: «Torturata dai russi per tre mesi»

Ma nella città martire a est dell'Ucraina, oggi sotto il controllo di Putin, sono numerosi i segni della sofferenza di questa guerra

Mariupol, la testimonianza choc alla Cnn di una infermiera: «Torturata dai russi per tre mesi»
di Mauro Evangelisti
3 Minuti di Lettura
Giovedì 7 Luglio 2022, 16:31

L'ultima atrocità l'ha raccontata il consigliere del sindaco in esilio di Mariupol, Petro Andriushchenko: otto civili ucraini sono stati impiegati per sgomberare le macerie di un impianto industriale bombardato nella cittadina, ma sono morti, esplosi in aria, a causa di una mina: «Gli occupanti stanno usando i civili locali come specialisti nello smaltimento degli ordigni esplosivi».

Mariupol, gli orrori russi nella città martire

Ma nella città martire a est dell'Ucraina, oggi sotto il controllo di Putin, sono numerosi i segni della sofferenza di questa guerra. Per il 90 per cento le abitazioni sono distrutte o danneggiate e in un paesino vicino l'area usata per le fosse comuni risulta essere stata raddoppiata di recente in estensione.

Inoltre, la Cnn ha intervistato in esclusiva Yulia Palevska, paramedico di 53 anni, conosciuta in Ucraina con il soprannome di Taira e popolare per avere in passato partecipato agli Invictus Game e per avere documentato, prima di finire prigioniera, con una telecamera l'orrore della guerra.

La storia di Yulia Palevska

Il 16 marzo Yulia Palevska è stata catturata dall'esercito russo e dai separatisti. Solo il 17 giugno è stata liberata, in seguito a uno scambio di prigionieri. Per tre mesi, nel centro di detenzione di Donetsk ha subito violenze fisiche e psicologiche. Ha raccontato alla Cnn: «Per cinque giorni non ho mangiato e praticamente non ho bevuto. L'abuso, comprese le percosse, è stato estremo e non si è fermato per un minuto in tutti questi tre mesi».

 

Ha aggiunto paragonando il centro di detenzione a un gulag di stampo sovietico: «Ti viene costantemente detto che sei una fascista, una nazista. Mi hanno detto che sarebbe stato meglio se fossi morta piuttosto che vedere cosa sarebbe accaduto dopo».

Yulia Palevska però non ha ceduto. Ma ha pagato caro questa sua caparbietà. «Frustrati dal fatto che non ho concesso alcuna confessione davanti alla telecamera di presunti legami neonazisti, mi hanno gettato in isolamento, in una prigione senza materasso, su una cuccetta di metallo». Ha concluso, amara: «I russi sono totalmente vittime della propaganda, di una propaganda assoluta che ha tolto loro ogni capacità di giudizio critico. Sono convinto che questa guerra non esisterebbe senza quel tipo di propaganda».

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