Londra, i deliri di Usman Khan, l'aspirante martire: «Hitler uno di noi, odiava gli ebrei»

Domenica 1 Dicembre 2019 di Cristina Marconi
Londra, I deliri di Khan, l'aspirante martire: «Hitler uno di noi, odiava gli ebrei»

Ai giudici che lo condannarono nel 2012, la pericolosità di Usman Khan era apparsa in modo evidente. Non solo all'epoca il ragazzo, appena ventunenne, era già parte di una cellula di nove persone, i «nove leoni», con una lista di obiettivi lunga e variegata, dalla creazione di una madrassa in Kashmir per addestrare terroristi da finanziarsi con i sussidi di disoccupazione britannici all'uccisione dell'allora sindaco di Londra Boris Johnson, di cui avevano l'indirizzo personale, ma in questa distinta comitiva Khan era subito apparso come uno degli elementi più aggressivi e ambiziosi. Tanto che il giudice non vedeva di buon occhio una sua possibile uscita dal carcere.

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IL PERICOLO
«A mio giudizio, questi criminali rimarrebbero, anche dopo un periodo lungo di detenzione, un tale pericolo che il pubblico non può essere adeguatamente protetto qualora gli dovesse essere data una licenza nella comunità, soggetta a condizioni, con riferimento a una data prestabilita di rilascio», aveva scritto, aggiungendo che «la sicurezza del pubblico rispetto a questi criminali può essere protetta adeguatamente solo se la loro uscita su licenza è decisa, al massimo, alla fine del periodo minimo che stabilisco oggi». Ossia otto dei sedici anni di condanna. E invece nel dicembre del 2018 è uscito, grazie a un appello del 2013 in cui l'avvocato cercò di insistere sulla natura velleitaria e giovanilistica delle attività di Khan.

A PIEDE LIBERO
E quindi l'attentatore di London Bridge, uno che aveva progettato di far saltare in aria il London Stock Exchange mettendo una bomba nei bagni e che sognava attentati su larga scala sul modello di quelli a Mumbai, poteva girare a piede libero, ma con l'obbligo di portare una cavigliera elettronica per essere controllato. Sebbene anche un altro dei «nove leoni», appena uscito dal carcere fosse stato subito ripescato a ordire trame terroristiche, a riprova che il programma di deradicalizzazione non aveva funzionato. Quello seguito da Usman Khan si intitolava «desistenza e disimpegno» - in una lettera alle autorità chiedeva aiuto per diventare «un buon cittadino britannico» - ma poco aveva potuto contro l'influenza del noto imam radicale Anjem Choudary, a cui il ventottenne era vicino da anni tanto da avere il suo numero di cellulare ai tempi dell'arresto.

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IL PROSELITISMO
A Stoke-on-Trent, dove era nato, faceva proselitismo per al-Muhajiroun, il gruppo ispirato ad al Qaeda e vicino a Choudary da cui, negli anni, sono arrivate varie persone che hanno compiuto attacchi nel Regno Unito, tra cui gli attentatori del 7 luglio del 2005. Nel 2008, in un'intervista alla BBC, il giovanissimo Usman, con una kefiah in testa, rassicurava il pubblico: «Sono nato e cresciuto in Inghilterra», «la comunità mi conosce», «non sono un terrorista». Dalle intercettazioni nella casa di Usman erano emersi elogi a Adolf Hitler, considerato dalla stessa parte dei musulmani per il suo odio antisemita.

L'IDEOLOGIA RADICALE
I «nove leoni» non volevano però fermarsi agli insegnamenti del loro maestro, che nel frattempo nell'ottobre scorso è uscito dal carcere dopo una condanna a cinque anni e sei mesi per aver incoraggiato musulmani a unirsi ai ranghi di Isis. Ritenevano al-Muhajiroun poco radicale, non abbastanza estremista. E avevano scelto la strada della violenza rispetto a quella dell'ideologia radicale. Dopo il fallimento dei grandi piani del decennio passato - assassinii mirati, bombe, progetti all'estero - la parabola nera di Usman è finita con un piano omicida di piccolo cabotaggio e facile organizzazione: due coltelli e una cintura esplosiva finta indossata, forse, per assicurarsi il martirio per mano degli agenti britannici.
 

Ultimo aggiornamento: 09:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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