Lola, bambina uccisa a Parigi. Dahbia è la sospettata: dice di essere clochard ma ballava su TikTok e raccontava «spese pazze»

L'ex compagno: «Aveva perso la bussola e si era avvicinata al satanismo»

Lola, bambina uccisa a Parigi. Dahbia è la sospettata: dice di essere clochard ma ballava su TikTok e raccontava «spese pazze»
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Domenica 23 Ottobre 2022, 15:39 - Ultimo aggiornamento: 15:42

Sembrava una ragazza come un'altra, mentre cantava divertita nei video pubblicati su TikTok. Solo qualche ora dopo Dahbia Benkired veniva fermata e trasferita in carcere nella prigione di Fresnes, nella periferia sud di Parigi, accusata di essere l'assassina della dodicenne Lola Daviet. Lei ha dichiarato di essere una clochard, senza lavoro e quindi senza un domicilio fisso. Nei video postati sui social si trovava nel palazzo dove abita la sorella, lo stesso della famiglia della giovanissima Lola, nel XIX arrondissement di Parigi. Lì avrebbe violentato, torturato e ucciso la bambina in preda alla follia. Su Facebook scriveva: «Le storie migliori sono sul mio conto in banca: pazzie», lasciando quindi intendere quanto le piacesse spendere. Intanto l'unico movente emerso finora è quello di un litigio tra la ragazza e la madre di Lola, avvenuto tempo fa.

L'ex compagno: si interessava al satanismo

Aveva di recente «perso la bussola, parlava da sola» e si sarebbe interessata a credenze o religioni come l'evangelismo o il satanismo. Lo ha raccontato a BFM-TV, un uomo che afferma di essere stato un compagno dell'accusata. «L'ultima volta che l'ho vista è stato 10 giorni fa. Aveva un po' perso la bussola, nel senso che parlava da sola. Muoveva le labbra... le chiedevo "ma che dici?" e lei rispondeva "niente, niente, è fra me e me". Quando ho saputo che si trattava di lei - ha continuato - sono rimasto sconvolto». Secondo lui, la morte dei genitori l'aveva particolarmente segnata: «L'ultima volta che l'ho vista, straparlava sulla religione. Mi diceva "mi faccio la croce, voglio essere cristiana, voglio andare in chiesa". Le ho chiesto perché e mi ha risposto "perché non ne posso più"». L'uomo afferma di sapere che Dahbia «aveva cominciato a entrare nell'evangelismo. L'ho vista disegnare con la penna un triangolo con l'occhio». Un aspetto che andrà chiarito così come quelle scritte “1” e “0” trovate in rosso sulla pianta dei piedi della bambina. 

Il palazzo della vittima e la vendetta contro la madre

Dahbia era stata ospitata temporaneamente in casa della sorella, nello stesso palazzo della famiglia della vittima. Agli inquirenti ha raccontato di aver confuso Lola per la madre, contro la quale voleva vendicarsi perché la donna - che si occupa della portineria dell'immobile insieme al marito - aveva rifiutato di darle un «badge» per entrare. Secondo quanto appreso da BFM-TV, durante lo stato di fermo ha raccontato di essere stata ospitata dalla sorella ma ha aggiunto che non era in possesso del badge per entrare nel condominio e ne aveva chiesto uno alla portiera, la madre di Lola. Il tesserino le sarebbe stato rifiutato. Poi ha aggiunto che venerdì ha confuso Lola con sua madre, contro la quale voleva vendicarsi. La pista viene studiata dagli inquirenti, ma nulla al momento consente di confermarla. La donna ha aggiunto di aver attirato Lola dalla sorella, di averle fatto fare una doccia e di aver poi abusato sessualmente di lei. La bambina era stata imbavagliata e l'autopsia ha rivelato che è morta asfissiata e che soltanto dopo il decesso le sono stati inferti altri colpi. Dahbia avrebbe poi messo Lola in una cassa, uscendo successivamente in strada. Un amico sarebbe andata a prenderla con la macchina per condurla nella casa nella banlieue dalla quale è rientrata poco dopo per tornare dalla sorella. Prima di salire da lei, però, ha lasciato il contenitore con il corpo di Lola nel cortile del palazzo. Poco dopo, un clochard l'ha trovata ed ha chiamato la polizia.

 

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