Il G20 spinge sulla lotta
all’evasione fiscale
dei giganti del web

Sabato 22 Febbraio 2020
Il G20 di Ryad

ROMA  Il G20 dichiara guerra all'evasione fiscale internazionale e tenta di spingere l'acceleratore sulla web tax, incontrando però - ancora una volta - la resistenza degli Stati Uniti. In un contesto dove il coronavirus ha inevitabilmente fatto da padrone, l'agenda del meeting finanziario di Riad è rimasta ufficialmente concentrata sui temi fiscali. Ad annunciarla una lettera dei ministri dell'Economia di Italia, Germania, Francia e Spagna, pubblicata su alcuni dei principali quotidiani europei, che ha fissato gli obiettivi da raggiungere entro la fine dell'anno: la digital tax internazionale e la minimum tax, un livello minimo di tassazione dei redditi di impresa da adottare globalmente contro il dumping fiscale. In ballo, hanno scritto Roberto Gualtieri, Olaf Scholz, Bruno Le Maire e Nadia Calvino, ci sono «miliardi di euro di entrate fiscali» da recuperare per costruire «scuole, ospedali e infrastrutture». La cooperazione tra Stati, ha insistito Gualtieri, è essenziale per garantire efficacia e l'Italia, durante il suo turno di presidenza del G20 nel 2021, «spingerà ulteriormente per ulteriori progressi nell'area della trasparenza fiscale». Ma se sulla minimum tax l'accordo potrebbe essere effettivamente vicino, grazie al sostanziale appoggio degli Usa, sulla digital tax, punto invece dolente per le aziende e l'amministrazione americana, i nodi non sono ancora sciolti. L'opposizione di Washington non è stata a Riad esplicita come al Forum di Davos lo scorso gennaio, ma il segretario del Tesoro, Steven Mnuchin, ha preso le distanze da qualsiasi possibile accelerazione in sede Ocse. Il desiderio di trovare un accordo c'è ed è «grandissimo», ha assicurato, ma qualsiasi cambiamento rilevante al regime fiscale cui sono sottoposti i colossi del web, ha puntualizzato, deve passare dal Congresso Usa. La proposta americana è quella di un regime fiscale 'safe harbor', teso a proteggere le compagnie dall'incertezza normativa purché accettino una tassazione minima. «Non è una tassa opzionale. Pagherebbero un pò di più in un safe harbor sapendo di avere certezza fiscale», ha specificato Mnuchin. Ma, secondo i detrattori, l'ipotesi americana permetterebbe alle società di sottrarsi a qualsiasi regime di tassazione dei loro utili concordato a livello internazionale. Diplomatica la risposta di Le Maire, protagonista di un braccio di ferro con gli Usa ormai di lunga data: il ministro francese ha assicurato di voler dare la massima attenzione« alla proposta, ma ha messo in guardia proprio da qualsiasi regime fiscale »opzionale«, che fornirebbe una scappatoia alla soluzione globale che si cerca di raggiungere.

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