Libia, pressioni di Haftar sull'Italia: impianti petroliferi a rischio

Sabato 18 Gennaio 2020 di Cristiana Mangani
Libia, pressioni di Haftar sull'Italia: impianti petroliferi a rischio

La Libia si prepara a una nuova probabile rivoluzione, mentre l'Italia cerca di non rimanere fuori dai giochi. A Berlino insisterà sull'esperienza e la conoscenza che il nostro paese ha del territorio, sul grande impegno espresso negli ultimi mesi per ricompattare l'Europa e sulla disponibilità a partecipare a un'operazione di pace, che però continua a trovare molti ostacoli a livello europeo. Ed è per questo che si cerca di guardare anche oltre, e a rilanciare la possibilità di una conferenza intra-libica per dare seguito a Berlino, fissata per il 27 gennaio a Ginevra. Un summit allargato a tutti gli attori del paese africano che abbiano un ruolo nella vita politica e civile. Qualcosa che è stata molto voluta dall'inviato speciale dell'Onu, Ghassan Salame, e che potrebbe rappresentare un ulteriore passo avanti.

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Obiettivo finale dell'operazione europea è la probabile fuoriuscita di Serraj, con la nascita di un esecutivo che possa riscuotere anche la fiducia della camera dei rappresentanti di Tobruk, in grado dunque di essere riconosciuto sia dall'ovest che dall'est del paese. Un punto a vantaggio di Khalifa Haftar che mira a diventare il capo delle forze militari. Ed è per questo che il clima è ancora più teso tra le varie fazioni che compongono il paese. Il feldmaresciallo, che sente di avere la vittoria in pugno grazie al sostegno dei suoi sponsor, sta agitando le acque con la minaccia di chiudere i pozzi di petrolio.

LA PROTESTA
Nel tardo pomeriggio di ieri gli anziani, gli esponenti tribali e i notabili dell'area di Zuwetina, hanno pacificamente occupato la Sala operativa del terminal petrolifero preannunciando la sospensione delle esportazioni di petrolio e del gas. I manifestanti sono stati invitati dalle guardie locali a lasciare il sito. Anche se una iniziativa analoga è stata programmata per oggi nel sito di Brega. Al momento il terminal di Zuwetina e quelli di Abu Attifel risultano aperti e regolarmente funzionanti. Ma i rischi di un blocco della produzione sono grossi. Un'iniziativa che è stata definita «strutturata» potrebbe essere messa in atto con la chiusura dei terminal dell'Oil Crescent, e in particolare nei confronti del sito di Zuwetina. E questo finirebbe con il coinvolgere anche la produzione italiana, perché impatterebbe sull'attività del sito di Abu Attifel che esporta l'olio prodotto proprio attraverso il terminal Zuwetina. Da Abu Attifel arrivano a Zuwetina, solo di interesse dell'Eni, circa 16000 barili al giorno su un complessivo di circa 90000.


L'iniziativa è stata organizzata per protestare contro la presenza turca in Libia, perché sostiene Haftar e i suoi seguaci che «i mercenari turchi» vengono pagati con i proventi della commercializzazione degli idrocarburi e del gas. Iniziative dello stesso tipo potrebbero allargarsi e coinvolgere anche il complesso di Mellitah, dove, però, i manifestanti troverebbero la sicurezza di Zuwara pronta a svolgere una robusta azione di contrasto.
In questo clima, l'Italia riceve l'endorsment della Russia. Ieri il ministro degli Esteri Serghei Lavrov ha dichiarato che non è stata l'Italia «a commettere errori nel paese. L'errore principale - ha detto - è stato compiuto nel 2011 quando la Nato ha deciso di bombardare la Libia e l'Italia non era tra i Paesi che hanno spinto per questa soluzione». Poi ha concluso: «Ora quel che serve è unire i libici e non è facile dato che Haftar e Serraj non riescono nemmeno a stare nella stessa stanza».
 

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