Libia, il successo di Erdogan, il pareggio di Putin. Macron rinuncia ai sogni di espansione

Lunedì 20 Gennaio 2020 di Alessandro Orsini
Libia, il successo di Erdogan, il pareggio di Putin. Macron rinuncia ai sogni di espansione

La conferenza di Berlino ha avuto un esito positivo per l'Unione Europea. Oltre alla tregua, Haftar e Serraj hanno accettato l'invio di una forza d'interposizione composta da dieci Paesi. Questa soluzione favorisce tutti i capi di Stato presenti a Berlino, ma non allo stesso modo. Non tutti i capi di Stato, infatti, possono dirsi soddisfatti in eguale misura. Vediamo perché.

Libia, Serraj e Haftar in stanze separate e Merkel fa la spola

Libia, missione Onu: l'Italia insiste e Conte spera nell'aiuto Usa

L'ITALIA
L'Italia ha riportato un notevole successo. Gli obiettivi massimi del governo Conte erano due. Il primo, che è stato realizzato, era impedire che Erdogan inviasse i propri soldati a sparare contro Haftar per difendere Serraj, dando vita a una pericolosa escalation, con il rischio di sbarchi incontrollati e terrorismo. Una degenerazione della guerra in Libia avrebbe infatti potuto attirare una nuova ondata di combattenti dell'Isis a due passi dalla Sicilia. La tregua assicura che l'esercito turco non entrerà nella guerra libica, mentre un'eventuale forza d'interposizione gli impedirebbe di entrarvi in futuro: Erdogan non può inviare i propri soldati a sparare in Libia, se i soldati europei sono piazzati tra Haftar e Serraj. Il secondo obiettivo di Conte, che non è stato realizzato perché irrealistico dati i rapporti di forza, era di ottenere il ritiro delle truppe di Haftar alle posizioni di partenza.

LA TURCHIA
La Turchia ha riportato il successo più grande. L'obiettivo di Erdogan era la penetrazione strategica in Tripolitania, senza inviare soldati al fronte. La Turchia ha ottenuto il massimo risultato con il minimo sforzo. Aveva infatti siglato una serie di accordi con Serraj, che l'Europa non può cancellare. Gli accordi hanno istituito una zona economica esclusiva tra Ankara e Tripoli, che si estende dalla porzione sud-orientale della penisola anatolica alla zona nord-occidentale della costa libica. Erdogan è entrato in Tripolitania e vi rimarrà, senza dispendio di energie. È il vero vincitore.

LA FRANCIA
La Francia può essere soddisfatta della pace, ma si ritrova in una posizione strategica peggiore di quella di partenza. Macron aveva sperato nel crollo repentino del governo di Tripoli e nella conquista della Libia da parte di Haftar. La resistenza di Serraj ha sconvolto i piani e adesso la Francia, che ambiva a scalzare l'Italia dalla Tripolitania, si ritrova davanti pure la Turchia, in uno spazio diventato troppo angusto per la sua espansione.

L'EGITTO
L'Egitto si trova in una posizione simile a quella della Francia. Al-Sisi era stato il principale sostenitore della marcia di Haftar contro Tripoli. Anche il presidente dell'Egitto, come Macron, è rimasto spiazzato dalla resistenza di Serraj, che ha aperto le porte della Libia a Erdogan.

Volendo dare un voto ad al-Sisi in base al suo progetto iniziale, è una bocciatura giacché Serraj è rimasto al proprio posto e, per di più, la Turchia, rivale dell'Egitto, ha assunto un ruolo importante, in Libia, che prima non aveva. Se, invece, il voto tiene conto soltanto della situazione attuale, è una sufficienza risicata: al-Sisi ha scongiurato lo scenario peggiore ovvero lo sbarco dei soldati turchi a sparare contro le truppe di Haftar. Può essere utile ricordare che la Turchia ha il secondo esercito più grande della Nato e un tasso di crescita sostenuto.

LA RUSSIA
La Russia non avanza e non arretra. Anche Putin sperava nel crollo rapido del governo di Tripoli. Non può cantare vittoria, ma continua a conservare la propria influenza in Libia, grazie al rapporto privilegiato con il governo di Tobruk, di cui è un grande protettore. Quando l'Onu, dopo avere istituito il governo di Tripoli, il 30 marzo 2016, invitò il governo di Tobruk a sciogliersi, Putin si oppose.

La conferenza di Berlino non scalfisce l'obiettivo massimo di Putin: costruire una base navale in Cirenaica per inserirsi in un mare italo-americano e, quindi, in un bacino della Nato. Né la tregua, né un'eventuale forza d'interposizione, lo priverebbero di questa possibilità. I tempi non sono maturi, ma la conferenza di Berlino ha lasciato aperti tutti i giochi perché non ha chiuso nessuna partita.
aorsini@luiss.it
 

Ultimo aggiornamento: 08:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Roma deserta, i controlli e la storia di Marta abbandonata in strada dai vigili (come in una favola)

di Pietro Piovani