Quando è morto davvero Li Wenliang? Le anomalie sulle ultime ore di vita del medico di Wuhan che avvertì il mondo sul Covid

Un’inchiesta del New York Times ricostruisce gli ultimi giorni di vita dell’oculista del Wuhan Central Hospital che aveva osato sfidare il silenzio di Pechino di fronte all’emergenza coronavirus. Per la popolazione, è un eroe nazionale.

Quando è morto davvero Li Wenliang, il medico di Wuhan che avvertì il mondo dell'arrivo del Covid? Le anomalie sulle ultime ore di vita
di Giorgia Crolace
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Venerdì 7 Ottobre 2022, 13:46 - Ultimo aggiornamento: 13:49

Li Wenliang aveva 34 anni ed era un oculista del Wuhan Central Hospital quando, alla fine del mese di dicembre del 2019, aveva segnalato la possibilità che gli strani casi di polmonite in aumento in quel periodo a Wuhan, in Cina, fossero causati da un coronavirus. Era stato il primo medico a lanciare un allarme sulla pericolosità di un’infezione, allora inspiegabile, simile alla Sars. Una segnalazione che gli era costata l’accusa, da parte della polizia cinese, di diffusione di notizie false e allarmistiche. Come sappiamo bene, non si trattava affatto di una «bufala». Anche la magistratura cinese in breve tempo dovette dargli ragione, soprattutto davanti allo spaventoso numero di vittime che quel virus sconosciuto causava giorno dopo giorno. Purtroppo proprio quell’uomo che aveva osato sfidare il silenzio da parte del governo davanti ad un’emergenza gravissima, poche settimane dopo è rimasto vittima di quel virus che, in prima linea, aveva cercato di combattere, lasciando soli un bimbo di cinque anni e la moglie in attesa del loro secondo figlio. Prima di morire però, Li Wenliang aveva raccontato la sua storia su Weibo. Da quel momento è diventato un vero e proprio eroe per la popolazione cinese.

 

L’inchiesta del New York Times

Il team di Visual Investigations del New York Times, attraverso un’inchiesta ed un’intervista esclusiva ad uno dei colleghi di Li Wenliang, (il Dr. B come lo definisce il quotidiano, per proteggerlo da eventuali ritorsioni da parte del governo cinese), ha cercato di colmare alcune lacune riguardo le ultime ore di vita dell’oculista e il trattamento sanitario ricevuto, anche mediante l’analisi delle cartelle cliniche e i documenti interni del Wuhan Central Hospital in cui il medico era ricoverato a causa dell’infezione da coronavirus. Come spiega il quotidiano americano: «Le cartelle cliniche sono state verificate da esperti e contengono dettagli che corrispondono a informazioni pubblicamente disponibili. Otto esperti medici cinesi con sede negli Stati Uniti, che hanno esperienza nel trattamento di pazienti Covid o hanno praticato in ospedali cinesi, hanno esaminato le cartelle cliniche». Dai documenti non sono emerse prove che le cure mediche ricevute dall’oculista siano state compromesse. Tuttavia, hanno rivelato nuovi e importanti dettaglia sulla malattia e sul suo trattamento sanitario.  

Il ricovero in ospedale del dottor Li

Come ricostruisce il New York Times: il 12 gennaio il dottor Li era stato visitato in ospedale con febbre, infezione ai polmoni e altri sintomi. Secondo molti dei medici che hanno esaminato la sua cartella clinica, nel giro di tre giorni il suo quadro clinico era gravemente peggiorato tanto che il paziente aveva avuto bisogno di ricorrere al supporto dell’ossigeno. Sulla base dei dati a loro disposizione, gli esperti hanno affermato che il trattamento ricevuto dal dottor Li seguiva le norme dell'epoca per la gestione dei sintomi dei pazienti con coronavirus.

A poco più di una settimana dal ricovero in ospedale, i medici che avevano in cura il dottor Li Wenliang, sulla sua cartella clinica avevano indicato che il paziente aveva perso l’appetito e di notte non riusciva a dormire. È stato tenuto in un reparto di isolamento e gli è stato permesso di comunicare con la sua famiglia solo tramite video. Poche settimane prima era stato richiamato dalla polizia per aver avvertito gli amici in un gruppo privato su WeChat, il social media cinese, circa la diffusione di un nuovo virus in città. Il Wuhan Central Hospital dove lavorava, appunto, come oculista, lo aveva anche obbligato a scrivere una lettera di scuse per l’allarmismo procurato. Nonostante gli avvertimenti ufficiali, spiega il New York Times, il 27 gennaio del 2020, Li Wenliang aveva rilasciato un’intervista anonima a un importante quotidiano cinese, in cui aveva parlato anche del richiamo da parte del centro medico. Successivamente, dal suo letto d’ospedale, ha deciso di rivelare la sua identità rilasciando diverse interviste: il suo obiettivo era quello di guarire e tornare in corsia a lottare contro il virus. Un buon proposito che purtroppo non si è mai realizzato: il 5 febbraio del 2020 la sua polmonite è peggiorata e anche il respiro è diventato estremamente affannoso. Quel giorno - continua il New York Times - i medici del Wuhan Central Hospital hanno effettuato diversi esami ai polmoni e al cuore del paziente, come mostrano le cartelle cliniche esaminate. Il 6 febbraio, Li Wenliang rischiava una insufficienza multiorgano. Le cartelle cliniche indicano che al dottor Li era stato somministrato ossigeno attraverso un tubo nasale e mediante una maschera per l'ossigeno. Non è chiaro perché il dottor Li non sia stato intubato.

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I tentativi di rianimazione

Il 6 febbraio, il dottor Li, intorno alle 19.20, ha subito un arresto cardiaco. Come riporta il quotidiano americano, a quel punto i medici lo hanno intubato. Hanno cercato di rianimarlo per oltre sette ore e mezza, ma il suo cuore non si è mai riavviato. I medici potrebbero aver sottoposto il dottor Li anche all'ossigenazione extracorporea a membrana (Ecmo).

«Secondo il dottor B che è arrivato al reparto di terapia intensiva del dottor Li intorno alle 21, circa due ore dopo che il dottor Li è entrato in arresto cardiaco, la dirigenza dell'ospedale ha spinto il team medico a ricorrere all’Ecmo in modo da mostrare che nessuno sforzo era stato risparmiato. Ma diversi medici nella stanza hanno sostenuto che a quel punto era troppo tardi perché potesse essere utile». Una valutazione con cui sei medici con i quali il New York Times ha parlato erano d'accordo.

Il dottor B – continua il quotidiano americano - ha lasciato la stanza verso mezzanotte. Non è chiaro se alla fine si sia fatto ricorso all’Ecmo dopo la sua partenza. Inoltre, negli ordini dei medici di quella notte non c'è alcuna indicazione che la procedura sia mai stata somministrata. Ma per qualche ragione, le note dei medici riguardo le condizioni del paziente affermano che è stata utilizzata la procedura di ossigenazione extracorporea a membrana (Ecmo). Si tratta dell'unica discrepanza di questo tipo trovata nelle cartelle cliniche.

«Quella notte, i messaggi contrastanti sulle condizioni del dottor Li, alcuni diffusi dai media statali, poi cancellati, hanno generato confusione. Alle 22:40, una pubblicazione statale, Life Times, ha affermato che era morto alle 21:30. Erano quasi le 4 del mattino successivo, il 7 febbraio, quando l'ospedale ha confermato la morte del dottor Li, sostenendo che il decesso era avvenuto alle 2.58. L'indagine del governo ha citato un'elettrocardiografia eseguita in quel momento».

La nostra indagine, spiega il New York Times, ha rilevato che tra le registrazioni c'era un ecocardiogramma eseguito intorno alle 21.10 della sera precedente e dal quale emergeva che il suo cuore aveva smesso di battere.

«Penso che il dottor Li Wenliang fosse già morto quando l'ho visto intorno alle 21 del 6 febbraio»: ha dichiarato il dottor B.

Il New York Times ha cercato più volte di contattare l'équipe medica del dottor Li Wenliang, ma nessuno ha mai accettato di rispondere alle domande. L'ufficio stampa del Wuhan Central Hospital ha dichiarato che non avrebbe accettato interviste dai media internazionali. La Commissione nazionale di vigilanza cinese, il principale organo disciplinare del paese che indaga sulla morte del dottor Li, non ha risposto alle richieste di chiarimento da parte del quotidiano americano. La stessa cosa è avvenuta quando il giornale ha contattato l'ambasciata cinese a Washington DC.

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