Lavrov: «Non vogliamo la guerra in Europa, ma niente minacce militari a Russia»

Si torna a parlare di negoziati, ma la svolta non arriva

Lavrov: «Non vogliamo la guerra in Europa, ma niente minacce militari a Russia»
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Giovedì 12 Maggio 2022, 08:37 - Ultimo aggiornamento: 11:12

«Siamo molto preoccupati dal rischio di una guerra in Europa. Ma vorremmo far notare che è l'Occidente che continua a parlare di infliggere una sconfitta alla Russia». Parole del ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, in missione in Oman, che come gli altri Paesi arabi del Golfo ha rifiutato di aderire alle sanzioni anti-russe. Obiettivo di quella che a Mosca continuano a definire «operazione militare speciale», dunque, è «escludere - spiega Lavrov - che l'Occidente possa usare il territorio dell'Ucraina come base per portare minacce militari alla Russia».

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Lavrov: «Non vogliamo la guerra in Europa»

Con la guerra che si trascina, per ora senza la prospettiva di un vincitore, la Russia e l'Ucraina tornano comunque a parlare di negoziati, pur tra molti distinguo. I contatti continuano, dice Mosca, assicurando di non volere una guerra che si estenda ad altri Paesi europei, ma ribadendo di non accettare un mondo «unipolare» dominato dagli Usa e i suoi alleati europei. «Siamo pronti a condurre questi negoziati, purché non sia troppo tardi», risponde il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, spiegando che le notizie sulle atrocità russe, da Bucha a Mariupol, restringono gli spazi per una soluzione diplomatica.

 

Il percorso di pace

Al di là delle dichiarazioni di principio, dunque, non emergono segnali concreti che facciano sperare nell'avvio in tempi brevi di un dialogo efficace. Tanto più che sul fronte occidentale rimangono posizioni divergenti. Dopo l'appello per la pace lanciato dal presidente del Consiglio Mario Draghi nel colloquio alla Casa Bianca con Joe Biden - seguito a quello del presidente Emmanuel Macron per un negoziato che non punti ad «umiliare» la Russia - il premier britannico Boris Johnson e la sua omologa svedese Magdalena Andersson affermano che comunque vada a finire «le relazioni con Putin non potranno mai essere normalizzate». Lo stesso Johnson, in visita a Stoccolma e a Helsinki, evoca la minaccia di un attacco russo a Svezia e Finlandia, dicendosi pronto a contribuire in tal caso alla difesa dei due Paesi nordici. E il ministro degli Esteri lituano Gabrielius Landsbergis afferma che per vedere la fine delle politiche «guerrafondaie» della Russia è necessaria la rimozione non solo del presidente Putin ma di tutto «il sistema al potere» a Mosca. 

Il dialogo

Un dialogo tra sordi, quindi, non certo agevolato dalle motivazioni ideologiche addotte da Mosca quando, sempre attraverso Lavrov, afferma di volere indurre il blocco occidentale a «dimenticare le abitudini coloniali e abbandonare il sentimento neo-imperialista». Sull'altro fronte Zelensky afferma che «con ogni nuova Bucha, con ogni nuova Mariupol e nuove atrocità, scompare il desiderio e la possibilità di negoziare, così come la possibilità di risolvere questo problema in modo diplomatico». Così il dialogo russo-ucraino (o quel che viene definito tale) procede «in modo piuttosto lento e inefficace», ammette il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. Quello di cui Mosca si dice sicura è che una prosecuzione della guerra ed eventuali sanzioni sulle importazioni energetiche dalla Russia avranno impatti sull'economia europea tali da minacciare la tenuta sociale: «Abbiamo abbastanza acquirenti per i nostri idrocarburi, lavoreremo con loro e lasceremo che l'Occidente paghi molto di più di quanto ha pagato la Federazione Russa e spiegheremo alla sua popolazione perché sarà più povera», avverte Lavrov. Cresce intanto la tensione in vista dell'attesa adesione della Svezia e della Finlandia alla Nato. «Teniamo uno sguardo molto attento su tutte le azioni che in un modo o nell'altro possano cambiare le posizioni dell'Alleanza lungo i nostri confini e ciò è oggetto di un'analisi molto attenta», ha ammonito Peskov. Quanto a quelle che potrebbero essere le reazioni russe, il portavoce ha dato una risposta vaga, ma non certo rassicurante: «Al momento non possiamo dire null'altro».

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