Uccisa Kyal Sin, il regime in Birmania elimina l'«angelo» delle proteste

Uccisa Kyal Sin, il regime in Birmania elimina l'«angelo» delle proteste
di Michelangelo Cocco
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Venerdì 5 Marzo 2021, 07:29 - Ultimo aggiornamento: 10:53

Le ultime immagini di Kyal Sin, soprannominata Angel, la ritraggono sdraiata in mezzo a una strada di Mandalay, stretta a un gruppo di compagni, nel tentativo di sfuggire alle pallottole sparate ad altezza d'uomo dalla polizia del Myanmar. Ha gli occhi sbarrati, pieni di terrore. Indossa una maglietta con la scritta Everything will be ok, andrà tutto bene. E invece la giornata finisce con un massacro: la diciannovenne viene centrata da un proiettile alla testa e muore, come almeno altri 37 manifestanti, uccisi in varie città del Myanmar mercoledì, un massacro del quale soltanto ieri si è capita l'entità.

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IL FUNERALE


Ieri una folla immensa si è ritrovata per il funerale di Kyal Sin, che i birmani hanno proclamato sui social eroina della resistenza non violenta invocata dalla leader della Lega nazionale per la democrazia, Aung San Suu Kyi (agli arresti domiciliari). Quando è stata colpita, l'unica protezione di Kyal Sin era una maschera, contro i lacrimogeni. Ma la ragazza aveva provveduto a postare su Facebook il suo gruppo sanguigno, nel caso avesse avuto bisogno di trasfusioni, e la sua volontà di donare gli organi, qualora fosse rimasta uccisa. I manifestanti birmani sono pienamente consapevoli di andare incontro alla morte, perché hanno di fronte poliziotti e militari che come documentato dalla BBC sparano perfino a chi riprende la repressione dalla finestra di casa o alle ambulanze che soccorrono i feriti. Le esequie di Kyal Sin si sono trasformate nell'ennesima manifestazione contro la giunta che ha preso il potere il 1° febbraio scorso, mentre su internet, nel Myanmar e in tutto il mondo, le foto dell'eroina con la maglietta andrà tutto bene venivano condivise milioni di volte. Perché Kyal Sin fosse soprannominata Angel l'ha raccontato Myat Thu, che era con lei mercoledì sera: «È sempre stata altruista. Aveva aperto una fontana per farci sciacquare gli occhi arrossati dai lacrimogeni, poi aveva gridato buttatevi a terra! quando hanno iniziato a spararci addosso». Kyal Sin ha ricordato l'amica aveva votato per la prima volta nelle elezioni dell'8 novembre scorso che avevano visto il trionfo della Lega. «Non siamo in guerra, non c'è alcun motivo per sparare contro il popolo», ha aggiunto Myat Thu. Le ultime immagini che arrivano dal Myanmar mostrano giovani inermi allineati, colpiti ripetutamente alla nuca dagli agenti coi calci dei fucili, fino a lasciarli privi di sensi. Human Rights Watch ha denunciato l'esecuzione, con un proiettile alla schiena, di un manifestante in stato d'arresto.

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LE MINACCE


Un'organizzazione non governativa locale Mido - ha scoperto oltre 800 video-minacce di morte lanciate da poliziotti e militari via TikTok. In uno dei filmati si vede un soldato in divisa puntare il fucile verso la telecamera e avvertire: «Se volete diventare dei martiri, esaudirò il vostro desiderio». La brutalità di questa repressione che negli ultimi tre giorni ha causato una cinquantina di morti, centinaia di feriti e arresti, è spiegabile solo col tentativo di terrorizzare il movimento. L'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha invitato i militari a «fermare le loro feroce repressione contro dimostranti pacifici». Ieri si sono ripetute manifestazioni oltre che a Mandalay, nella capitale amministrativa Yangon e in diversi altri centri, dove la polizia ha nuovamente disperso i dimostranti a fucilate. A Yangon un centinaio di poliziotti hanno disertato, entrando nel movimento di disobbedienza civile. Prime crepe in una giunta isolata e nervosa? Troppo presto per dirlo. Per oggi è prevista una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sul Myanmar. L'Amministrazione Biden si è detta «scioccata» dalla repressione in corso e ha invitato la Cina paese confinante e primo partner commerciale del Myanmar a svolgere un ruolo «costruttivo».

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