Jean-Luc Brunel morto impiccato in carcere: amico di Epstein ed ex agente di modelle, era accusato di stupro a minorenni

Fra le accusatrici c'è anche Virginia Giuffre, con la quale il principe Andrea ha raggiunto un accordo finanziario per evitare un processo

Jean-Luc Brunel morto impiccato in carcere: amico di Epstein ed ex agente di modelle, era accusato di stupro a minorenni
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Sabato 19 Febbraio 2022, 15:10 - Ultimo aggiornamento: 20 Febbraio, 08:44

Come un dejà vu, che lascia una scia di punti interrogativi: il caso di Jeffrey Epstein - il finanziere americano accusato di adescare e abusare di minorenni che si è ucciso in carcere a New York tre anni fa - sembra non avere fine, e adesso torna alla ribalta con la morte di Jean-Luc Brunel, ex agente di modelle francese e amico di Epstein. È stato trovato impiccato nella notte tra venerdì e sabato nella sua cella nel carcere parigino de La Santé, dove era stato rinchiuso con l'accusa di diversi stupri di minorenni, dopo l'arresto scattato nel dicembre 2020 all'aeroporto parigino di Charles de Gaulle mentre tentava di imbarcarsi su un volo diretto in Senegal. Il suo arresto era scaturito da un'inchiesta condotta dalle autorità francesi sulle accuse a Epstein in cui erano coinvolti soggetti e potenziali vittime di cittadinanza francese. 

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Mentre documenti parte dei procedimenti americani accusavano Brunel di procurare le ragazze a Epstein, di farle arrivare negli Stati Uniti dalla Francia promettendo loro contratti da modelle. Tra i primi a reagire alla morte dell'agente francese di 75 anni è Virginia Giuffre, la donna al centro delle vicende che hanno coinvolto il principe Andrea, che accusava di molestie sessuali e con il quale ha nei giorni scorsi raggiunto un accordo finanziario che di fatto ha chiuso il caso. È la «fine di un altro capitolo», ha scritto su Twitter la donna che è stata fra le principali accusatrici di Epstein e che ha anche dichiarato di aver avuto rapporti sessuali con Brunel quando aveva fra i 16 e i 19 anni. E ora dice di essere essere «rammaricata» di non poter affrontare Brunel in un processo in cui renda conto delle sue azioni, ma di essere «contenta di aver potuto testimoniare lo scorso anno per farlo arrestare» . I legami fra il finanziere di New York e l'agente parigino erano da sempre noti, i due avevano infatti in sostanza co-fondato un'agenzia di modelle negli Stati Uniti, la Mc2 Models Management, gestita da Brunel ma creata anche con il contributo finanziario di Epstein. L'agente parigino aveva scelto di varcare l'oceano dopo una brusca battuta d'arresto della sua strepitosa carriera cominciata con la creazione alla fine degli anni '70 dell'agenzia Karin Models, decollata nei primi anni '90 da talent scout (gli si attribuiscono 'scopertè come Christy Turlington e Milla Jovovic ) poi precipitata nel 1999 dopo un'esplosiva inchiesta della Bbc che gettava luce sulla cultura di abusi nel mondo della moda. E a New York c'era Jeffrey Epstein: le era stato presentato da Ghislaine Maxwell, storica compagna del finanziere ritenuta colpevole e a rischio di una pena fino a 65 anni di carcere. La procura di Parigi aveva iniziato a indagare su Brunel nell'agosto del 2019, allertata dalla presenza di potenziali vittime francesi e diverse modelle in Francia hanno iniziato a parlare e a formulare accuse. Di qui l'arresto. Lo scorso novembre era stato rilasciato su cauzione, ma era poi tornato in carcere dopo pochi giorni in attesa di processo. Brunel respingeva le accuse, tra qui quelle di fornire ragazze - spesso minorenni - a Epstein. La stessa Virginia Giuffre aveva tra l'altro dichiarato che il finanziere newyorchese si vantava di essere stato con oltre 1.000 delle «ragazze di Brunel». Numerose le modelle che si erano fatte avanti denunciando abusi a sfondo sessuale fino allo stupro, mentre gli inquirenti avevano sentito centinaia di potenziali testimoni. La Polizia ha adesso aperto un'inchiesta sulle circostanze della sua morte mentre i suoi legali sottolineano che «le difficoltà di un uomo di 75 anni rimasto impigliato in un sistema sul quale ci si dovrebbero fare delle domande». La decisione di togliersi la vita, insistono quindi, «non è stata innescata dal senso di colpa ma da un profondo senso di ingiustizia».

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