GOVERNO

Israele, stop a Netanyahu e possibile incarico a Gantz

Giovedì 19 Settembre 2019 di ​Simona Verrazzo
Israele, stop a Netanyahu e possibile incarico a Gantz

Israele, all'indomani delle elezioni per il rinnovo della Knesset, il Parlamento unicamerale, si sveglia con un quadro politico totalmente incerto, senza un chiaro vincitore, con un rebus sulle possibili coalizioni di governo. Soltanto un seggio separa i due principali partiti: il Likud del premier uscente Benyamin Netanyahu e la formazione centrista Blu-Bianco (Kahol-Lavan) guidata da Benjamin Benny' Gantz, ex capo di Stato maggiore, con il secondo in vantaggio sul primo per 32 a 31. È il terzo partito la vera sorpresa della consultazione di due giorni fa: Lista Unita, che raggruppa diverse formazioni arabe, con 13 seggi è il terzo partito d'Israele. Un successo ottenuto grazie alla maggiore partecipazione elettorale, con la popolazione araba che si è recata in massa a votare, raggiungendo un'affluenza del 60% contro il 49% dello scorso aprile.

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GLI ORTODOSSI
Immediatamente dietro il panorama politico è dominato nella quasi totalità dalla destra. I due principali partiti ortodossi, Shas e Giudaismo Unito nella Torah, hanno ottenuto rispettivamente 9 e 8 seggi, mentre il blocco Yamina della ex ministra della Giustizia, Ayelet Shaked, ne ha incassati 7. Shaked, poco dopo la chiusura delle urne, ha annunciato lo scioglimento della piattaforma Yamina, anche se i tre partiti che la compongono resteranno nell'ala nazionalista ma con distinguo in aula.

Gli analisti, però, incoronano come vero vincitore, definendolo kingmaker', Avigdor Lieberman, ex ministro degli Esteri e della Difesa: i 9 seggi del suo partito Yisrael Beytenu, che punta sull'elettorato di origine russa, sono determinanti per la formazione di qualsiasi esecutivo. Lieberman, già appena chiusi i seggi martedì, aveva chiesto la formazione di un «governo d'unità di emergenza». Della stessa posizione è anche Gantz e resta l'incognita se proprio al leader di Bianco-Blu il presidente israeliano, Reuven Rivlin, assegnerà l'incarico. Ma Netanyahu, nello scontro diretto con Gantz sconfitto per un solo seggio, non sembra perdersi d'animo e ha annunciato contatti per una coalizione con la destra religiosa, sebbene tutti assieme non raggiungono i 61 seggi necessari per il controllo della Knesset.

E i leader dei partiti ortodossi hanno dichiarato che proporranno il suo nome come primo ministro. Per Netanyahu una sicurezza dettata dal fatto che la sua leadership non sembra essere messa in discussione all'interno del Likud. «Ci sono solo due possibilità: o un governo guidato da me, oppure un esecutivo che si appoggi sui partiti arabi anti-sionisti questo quanto dichiarato dal premier uscente Faremo il possibile per impedire che sia varato un governo così pericoloso». Un Netanyahu battagliero, anche perché incombono procedimenti a suo carico in cui è accusato di frode, corruzione e abuso d'ufficio.
 


E lui, per seguire da vicino l'evolversi degli eventi di politica interna, ha annunciato che martedì non interverrà all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a New York, alla quale, invece, parteciperà il presidente dell'Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen. Al posto del premier uscente sarà presente il ministro degli Esteri, Israel Katz. Nel rebus su quale governo vedrà la luce, Lieberman è l'ago della bilancia sia in un esecutivo a tre con Gantz e Netanyahu, sia in una delle due possibili coalizioni. Quella di centro-sinistra avrebbe la guida di Gantz e sarebbe composta dal Partito laburista (soltanto 6 seggi), Unione democratica (5), gli arabi di Lista Unita e Lieberman. Il leader laburista Amir Peretz ha incitato Gantz a invitare al tavolo delle trattative la compagine araba. Ma, appena è circolata questa possibilità, è arrivato il primo stop. «Neanche in un universo parallelo può succedere», con queste parole Lieberman ha fermato qualsiasi pronostico di lui in un esecutivo con presenti anche gli arabi.

MOTIVI DI SCONTRO
Sembrerebbe più semplice una coalizione di destra, guidata dal Likud di Netanyahu con i partiti religiosi e Lieberman, ma proprio l'opposta visione dello Stato ha già costretto il paese a ritornare alle urne martedì scorso dopo neanche sei mesi. Il nazionalismo di Lieberman è laico, mentre gli ortodossi al governo sognano di imporre la Torah. Lo scontro più acceso, infatti, è sulla leva obbligatoria per i giovani haredim, l'ala ultra-ortodossa dell'ebraismo.

Tutti adesso guardano al presidente israeliano. Rivlin, dopo l'ufficializzazione dei risultati, comincerà il giro di consultazioni per capire quale candidato abbia le migliori chance di formare un governo, ma i principali partiti hanno già creato squadre negoziali ad hoc per portare avanti i colloqui serrati. Il presidente americano Donald Trump, il più stretto alleato di Netanyahu in politica internazionale, ha detto di non aver sentito il premier uscente e di attendere cosa accade. Di contro Netanyahu si è pubblicamente complimentato con Trump per le nuove sanzioni imposte all'Iran.

Simona Verrazzo
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