Iran, proteste, scioperi e serrate: chiudono i negozi. E gli ayatollah reagiscono: «Via con le esecuzioni»

Nessuno crede allo stop alla polizia morale: le manifestazioni proseguono.

Iran, proteste, scioperi e serrate: chiudono i negozi. E gli ayatollah reagiscono: «Via con le esecuzioni»
di Cristiana Mangani
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Martedì 6 Dicembre 2022, 06:40 - Ultimo aggiornamento: 16:39

«Le condanne a morte saranno presto eseguite». Il governo iraniano accerchiato dalle proteste, reagisce ancora più duramente e annuncia esecuzioni rapide. Le forze dell'ordine «non esiteranno a fronteggiare duramente i rivoltosi» fino a «sconfiggere il fronte unito dei nemici»: è il monito che arriva dalle famigerate Guardie della rivoluzione, mentre il mondo è sempre più scettico sul controverso annuncio dell'abolizione della polizia morale.
Il giorno dopo quella che era sembrata una apertura da parte di Teheran, con il possibile ridimensionamento della polizia morale e anche con una legge più moderna sull'obbligo del velo per le donne, viene fuori con chiarezza la strategia di Teheran: mostrare un segnale di collaborazione per vedere che tipo di reazione avrebbero avuto i promotori della protesta. Un tentativo di placare la rabbia sociale. Ma il paese che da quasi tre mesi manifesta in piazza, dopo la morte di Mahsa Amin, la ragazza uccisa a bastonate il 16 settembre scorso dalla polizia morale perché non indossava il velo in maniera corretta, non si è fatto convincere. E ieri anche davanti a file di blindati parcheggiati nei cortili delle scuole pubbliche, le contestazioni si sono fatte ancora più forti.

Le minacce

La sensazione degli esperti è che, questa volta, difficilmente si potrà tornare indietro, nonostante le minacce di un ulteriore restringimento delle libertà. In 40 città del Paese, tra cui la capitale, molti negozi e mercati hanno tenuto le serrande abbassate e i lavoratori degli impianti petrolchimici di Mahshahr e delle acciaierie di Isfahan hanno incrociato le braccia, camion fermi. Ed è solo il primo dei tre giorni di sciopero e manifestazioni convocati dagli attivisti. L'iniziativa andrà avanti fino a domani, quando in Iran si celebrerà la giornata dello studente e in uno degli atenei del paese è in programma un discorso del presidente ultraconservatore Ebrahim Raisi. Il leader iraniano, insieme con la guida suprema Ali Khamenei, è stato già duramente contestato in questi mesi dagli universitari, che continuano a protestare con sit-in, mentre gli attivisti sui social promettono che presto arriverà «il giorno del giudizio della Repubblica islamica», denunciando limitazioni all'uso di internet sempre più stringenti.

Però, sono proprio le limitazioni a internet e gli scioperi a poter creare un grosso danno all'economia, paralizzando il paese. L'Iran è una nazione che ha una economia fortemente digitalizzata: rallentare, se non addirittura oscurare la rete, vuol dire bloccare una serie di attività che sono fondamentali per i rapporti internazionali e per gli affari. Altrettanto vale per le fabbriche e i negozi chiusi, necessari per la circolazione del denaro. L'agenzia di stampa semi-ufficiale Fars ha confermato che una gioielleria appartenente all'ex leggenda del calcio iraniano Ali Daei è stata sigillata dalle autorità, in seguito alla decisione di chiudere per i tre giorni di sciopero. Filmati simili di 1500tasvir e altri account di attivisti sono stati condivisi con negozi chiusi in città più piccole come Bojnourd, Kerman, Sabzevar, Ilam, Ardabil.

 

Gli scontri interni

Le manifestazioni incontrollate e sempre più diffuse, poi, sembra che stiano minando la forza politica del presidente Raisi, accusato di recente dalla guida suprema Ali Khamenei, di non aver saputo reprimere adeguatamente la folla. Le imminenti impiccagioni per alcuni dei manifestanti arrestati annunciate dalla magistratura arrivano dopo che nei giorni scorsi Amnesty International aveva denunciato il rischio di condanna a morte per 28 manifestanti catturati, tra cui tre minorenni. Un timore accresciuto dai dati sulla pena capitale: secondo l'ong Iran Human rights, con sede a Oslo, dall'inizio dell'anno almeno 504 persone sono già state «giustiziate» per diversi reati. A rischiare il patibolo c'è anche il rapper Toomaj Salehi, detenuto per il contenuto dei suoi brani musicali e per aver appoggiato la protesta con commenti sui social media.
Sulle possibili modifiche alla pattuglia morale, secondo molti osservatori, si tratterebbe solo di un ridispiegamento degli agenti in altre unità, che continuerebbero a reprimere quelle libertà di usi e costumi a cui i giovani iraniani aspirano. Dubbi sono stati espressi anche dal governo tedesco e dall'amministrazione Usa, per i quali al momento «nulla indica» che il regime abbia intenzione di migliorare la condizione delle donne. «Vedremo se la scelta di sciogliere la polizia morale sia la verità, se fosse vero sarebbe un messaggio positivo, ma aspettiamo», è stato il commento prudente del ministro degli Esteri Antonio Tajani che ha ribadito la condanna delle «violenze nei confronti delle donne e della popolazione civile».
 

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