Iran, già 106 morti durante le proteste per il rincaro della benzina: uccisi anche 3 agenti

Martedì 19 Novembre 2019
Iran, già 106 morti durante le proteste per il rincaro della benzina: uccisi anche 3 agenti

Diventa pesantissimo il bilancio delle proteste in Iran: i leader - o almeno quelli che vengono indicati come tali - delle manifestazioni contro il rincaro della benzina rischiano di finire impiccati. Dopo quattro giorni di cortei e scontri in decine di città, che secondo Amnesty International hanno provocato almeno 106 morti, oltre a tre poliziotti, le autorità della Repubblica islamica avvertono che non faranno sconti ai «rivoltosi».

Iran, fonti di Teheran: 12 vittime da inizio proteste
Iran, scontri e proteste dopo rincaro benzina: almeno un morto, molti feriti

La minaccia rimbalza dalle fonti giudiziarie del quotidiano conservatore Kayhan, molto vicino alla Guida suprema Ali Khamenei. Dopo che nella notte tre agenti delle forze di sicurezza - un esponente delle Guardie della rivoluzione islamica e due delle milizie volontarie Basij - sono stati accoltellati a morte a ovest di Teheran, la magistratura è intervenuta accusando quelli che indica come i responsabili di scontri e saccheggi di essere stati pagati per «creare il caos» e avvisandoli che saranno imputati per il reato di Baghi, cioè ribellione armata contro le autorità e i principi della Repubblica islamica. Tutto questo mentre cresce la preoccupazione internazionale per la repressione delle proteste. L'Alto commissariato dell'Onu per i diritti umani si è detto «particolarmente allarmato dal fatto che l'uso di proiettili veri» contro i manifestanti «avrebbe provocato un numero significativo di morti».

Le vittime sarebbero «decine» secondo «media iraniani e altre fonti», ha sottolineato il suo portavoce Rupert Colville.
 

 

A Teheran la situazione è apparsa oggi più tranquilla, anche per il massiccio schieramento di forze dell'ordine in assetto antisommossa in molte zone strategiche. Alcuni cortei si segnalano però in diverse città e nella stessa capitale, specie nelle aree più povere nel sud e nell'est. Il clima rimane teso, nonostante il governo di Hassan Rohani assicuri che sta tornando la «calma» e che entro domani le proteste per gli aumenti del carburante (+50% fino a 60 litri al mese, +300% sopra quella soglia) dovrebbero concludersi. Intanto la magistratura fa sapere che un «gran numero» di persone, ritenute responsabili di «sabotaggi e disordini», è stato identificato e verrà arrestato, dopo le centinaia di fermi dei giorni scorsi.

Il suo portavoce Gholamhossein Esmaili ha rilanciato le accuse sul ruolo di «elementi stranieri» nelle protese, spiegando che tra i ricercati ci sono anche diverse persone accusate di aver inviato video delle manifestazioni all'estero. Ma la normalità in Iran sembra ancora lontana. Il blocco quasi totale di internet, deciso dal Consiglio supremo di sicurezza nazionale «per evitare che i nemici approfittassero della situazione», risulta oggi ancora operativo, secondo l'osservatorio Netblocks. «Internet tornerà gradualmente in alcune province», ha promesso il portavoce del governo, Ali Rabiei, ammettendo i danni subiti in questi giorni da imprese e banche.

Intanto, Teheran continua a denunciare le interferenze degli Stati Uniti. L'appoggio offerto ai dimostranti è «una vergognosa bugia» e «uno show ipocrita», ha accusato il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif, secondo cui anche «gli europei che sostengono i disordini saranno responsabili delle conseguenze delle loro pericolose provocazioni». 

Ultimo aggiornamento: 20:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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