India, calano i contagi da Covid ma resta alto il numero di morti. A rischio il programma Covax

India, calano i contagi ma non i morti. A rischio il programma Covax
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L'India ha superato i 25 milioni di casi di Covid-19, diventando il secondo Paese più colpito dalla pandemia dopo gli Stati Uniti: è quanto emerge dai conteggi della Johns Hopkins University. Secondo l'università americana, dall'inizio della pandemia si contano, a oggi, 25.228.996 contagi, inclusi 278.719 decessi.
Eppure ieri,per la prima volta da 25 giorni, il numero giornaliero di nuovi casi di Covid-19 accertati in India è sceso sotto quota 300.000 mentre è rimasto oltre 4.000 il numero dei morti.

Nell'ultima settimana, il numero di nuovi casi è crollato di quasi il 70% a Mumbai, capitale finanziaria dell'India, dove vivono 22 milioni di persone grazie a un rigido lockdown e ai controlli da parte delle autorità. Dopo un picco di 11.000 casi giornalieri, la città ora ne vede meno di 2.000 al giorno. Una svolta che potrebbe dare un momento di respiro a un Paese la cui ondata devastante del virus ha scatenato rabbia e tensione nell'opinione pubblica nei confronti del governo. Anche nella capitale Nuova Delhi si vedrebbero i primi segni di miglioramento: le infezioni rallentano dopo settimane difficili con gli ospedali sovraffollati e le pire funerarie improvvisate nelle strade e lungo i fiumi.

Gli esperti sono fiduciosi sul fatto che che la curva del Paese possa finalmente appiattirsi. Lunedì le infezioni hanno continuato a diminuire con i casi scesi sotto i 300.000 per la prima volta da quasi un mese. Ma è ancora troppo presto per dire che l'India sia uscita dal tunnel, anche perché Mumbai e Nuova Delhi rappresentano solo una piccola fetta della situazione generale e più stratificata. L’entità della crisi nel Paese asiatico, infatti, potrebbe essere molto più grave di quanto emerge dai numeri ufficiali, dal momento che intere famiglie si ammalano e muoiono nei villaggi indiani dove l'assistenza sanitaria è assente. 

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Crisi in India e rallentamento programma Covax

La grave crisi sanitaria registrata in India starebbe influendo negativamente anche sul programma COVAX, lo strumento di solidarietà internazionale che garantisce l’accesso ai vaccini contro il coronavirus nei paesi più poveri. Gran parte delle dosi di COVAX infatti dipende dal Serum Institute indiano, il principale produttore di vaccini nel mondo, che avrebbe dovuto fornire la metà dei due miliardi di dosi previsti dal programma: invece a marzo l’India ha bloccato le esportazioni per far fronte alla sua crisi interna, e al momento a COVAX sono arrivate 140 milioni di dosi in meno rispetto a quelle attese. Visto che l’India non dovrebbe rispettare le consegne previste anche per il prossimo mese, ci si aspetta che le dosi mancanti diventino 190 milioni alla fine di giugno. L'Unicef, incaricata della distribuzione dei vaccini, ha quindi chiesto aiuto alle nazioni del G7 – Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti - affinché donino le loro dosi in eccesso per arginare la lacuna: circa il 20% delle forniture di giugno, luglio e agosto.

Martedì 18 Maggio 2021, 10:44 - Ultimo aggiornamento: 14:29
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