CORONAVIRUS

India, boom di contagi: 500 treni ospedale per i malati. E ricomincia il lockdown. Kit anticoncezionali nei centri di quarantena

Giovedì 18 Giugno 2020 di Francesco Padoa
L'India (e il mondo) trema. L'epidemia viaggia a velocità record nel secondo Paese più popolato del mondo. Registrato un record di oltre 2.000 nuovi decessi provocati dal coronavirus nelle ultime 24 ore: il bilancio dei morti, ha reso noto il governo indiano, è salito così a oltre 12mila su un totale di 367.963 casi. Le autorità di Mumbai hanno rivisto al rialzo il totale dei decessi a quota 3.165 (+862) in seguito a non meglio specificate «discrepanze» contabili. Intanto, New Delhi ha registrato oltre 400 nuovi decessi nelle ultime 24 ore, per un totale di oltre 1.800 dall'inizio della pandemia. E il governo tedesco ha consigliato ai propri cittadini di lasciare il Paese a causa del crescente rischio di contagio: il ministero degli Esteri di Berlino ha inviato un messaggio ai connazionali in India esortandoli a «valutare seriamente se un rientro temporaneo in Germania o un altro Paese con un sistema sanitario garantito abbia senso».



L' India aveva riaperto dieci giorni fa centri commerciali, alberghi, ristoranti e luoghi di culto in numerose città: dopo 10 settimane di lockdown, il governo si era assunto il rischio di riaprire la gran parte delle attività per far fronte alla profonda crisi economica creata dal blocco, ma la decisione coincide con il momento di massima preoccupazione per l'aumento della pandemia, che, secondo gli esperti, devasterà il paese nelle prossime settimane, con un picco atteso in luglio. L'India continua infatti a registrare picchi di nuovi casi ogni giorno, con una curva crescente che lo ha portato nell'ultima settimana diventare il quarto Paese più colpito al mondo. Un gruppo composto da scienziati e medici indiani ha detto ai media che la capitale Delhi, potrebbe registrare 100 mila casi entro la fine di giugno, se si riconferma il trend della scorsa settimana, che vede raddoppiare i casi ogni quindici giorni. La capitale indiana riapre, ma nel panico: gli amministratori della città sanno di avere una struttura sanitaria del tutto inadeguata all'emergenza. Il governatore Kejriwal ha ordinato alle cliniche e agli ospedali privati di mettere a disposizione dei pazienti Covid posti letto e unità di rianimazione a prezzi calmierati, denunciando il mercato nero dell'assistenza; ha lanciato una app per individuare i letti ancora liberi; e ha sottolineato che le strutture sanitarie dovranno dare la priorità ai residenti, ai quali spetterà dimostrare, con documenti vari, di averne diritto.



E allora le Ferrovie indiane hanno accettato di mettere a disposizione dell'amministrazione della capitale 50 dei 500 treni speciali destinati, in tutto il paese, a diventare ospedali su rotaie. L'attività ferve su alcuni binari morti della stazione di Anand Vihar, a Delhi, dove 500 carrozze apriranno tra pochi giorni le porte per accogliere 8000 ammalati di coronavirus. E' solo uno degli ultimi esempi della corsa disperata ai posti letto del governatore Arvind Kejriwal. Una corsa contro il tempo, perché nell'ultima settimana l'aumento esponenziale dei casi e delle morti ha messo in evidenza l'estrema a debolezza del sistema sanitario: in questa città di quasi sedici milioni di abitanti i posti per il Covid-19 negli ospedali pubblici sono appena 8.050 e quelli nelle cliniche private 1441. Il caos sembra essere la nota dominante della gestione dell'emergenza.



Sui media appaiono quotidianamente storie di pazienti costretti a peregrinare da un ospedale all'altro, e molti denunciano che anche nelle strutture private dove, secondo la app del governo risultano ancora letti liberi, gli ammalati vengono vengono rifiutati con lascusa che la struttura è al completo. Nonostante i costi stellari dei ricoveri nelle strutture private: una giornalista dell'Indian Express che, dopo due giorni disperati di «caccia al tesoro» è riuscita a far ricoverare il marito gravemente ammalato, racconta della guarigione, ma anche di un conto di 6.250 euro per due settimane di ricovero. Chi può, si organizza per trattamenti e kit fai-da-te: le RWA, Resident Welfare Association, le associazioni dei residenti attive in quasi tutti i quartieri abitati dalla classe media, stanno acquistando all'ingrosso bombole di ossigeno e kit per il controllo della saturazione del sangue, ausili di cui fare un uso «comunitario», per le persone più a rischio.
 



Il governo del Tamil Nadu annuncia di avere imposto nuovamente il lockdown da domani, 19 giugno, fino alla fine del mese per la risalita dei contag. Lo Stato è il terzo più colpito del Paese. La decisione di ripristinare per altre due settimane il lockdown è stata presa su indicazione di un team di esperti per fermare la curva crescente dei contagi. Il lockdown riguarderà in particolare la capitale Chennai (un tempo chiamata Madras), megalopoli che da sola conta sedici milioni di abitanti, e altri quattro distretti densamente popolati. Lo stato è il secondo più colpito di tutta l'India, dopo il Maharasthra, e conta 45.000 casi sul totale di oltre 360.000 del paese. Come nel resto dell'India, le severe restrizioni in vigore dal 25 di marzo erano state progressivamente allentate dall'inizio di giugno. Il governatore di Delhi, Kejriwal, ha invece smentito in conferenza stampa le voci che davano per imminente il ritorno del lockdown anche nella capitale, terza area più colpita, con oltre 30.000 casi.



Ma tra le paure dell'India provocate dal coronavirus in questo momento non c'è solo quello dei contagi. Tra le prevedibili conseguenze del recente rientro nei luoghi di origine di quasi cento milioni di lavoratori indiani, c'è la minaccia di un'esplosione demografica. Una seria sfida che il Paese, che conta un miliardo e 380 milioni di abitanti, con la previsione di sorpasso sulla Cina nei prossimi anni, sa di dover affrontare nei mesi a venire. Nel tentativo di prevenirla, il governo del Bihar, uno degli stati più popolosi e poveri del subcontinente, ha deciso di correre ai ripari, e ha lanciato una campagna anticoncezionale: prima di rientrare in famiglia, tutti quelli che escono dai centri governativi alla fine della quarantena obbligatoria ricevono un kit con preservativi, anticoncezionali, e test di gravidanza. «Nei nostri undicimila centri sono già passati in più di ottocentomila; entro la metà di giugno, altri 526 mila termineranno il periodo di precauzione e partiranno per raggiungere i loro villaggi», dicono dal Dipartimento per la famiglia dello stato. «Al novanta per cento sono maschi, che hanno vissuto a lungo lontani dalle famiglie. Per questo, abbiamo istruito migliaia di volontari e li abbiamo sguinzagliati nei centri, a distribuire i kit e tenere lezioni sulla prevenzione delle nascite». Molti migranti hanno protestato, offesi: «Lo stato, invece di fornirci grano, medicine o di creare opportunità di lavoro, spende soldi per non farci fare figli». L'allarme della bomba demografica serpeggia in tutta l'India anche per ragioni diverse: preoccupano, tra l'altro, gli aborti non effettuati durante il lockdown, oltre 1 milione 850 mila secondo uno studio della Ipas Development Foundation da poco reso noto. I consultori e gli ambulatori pubblici sono tuttora focalizzati sulla lotta contro il Coronavirus, e molte cliniche private sono rimaste chiuse, almeno nella prima fase del lockdown. Vinoj Manning, il direttore della IDF, calcola che, mentre di solito l'India registra quasi 4 milioni di interruzioni di gravidanza ogni tre mesi, durante il blocco, il 60 per cento delle indiane hanno dovuto rinunciare ai servizi sanitari e non hanno potuto accedere all'aborto sicuro.

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