L'imperialismo russo in guerra contro l'Europa centro-orientale

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di Andrzej Duda*
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Sabato 17 Settembre 2022, 09:02

Lo scoppio della Seconda guerra mondiale, iniziato con l'invasione della Polonia da parte del Terzo Reich nazista il 1° settembre 1939, è uno degli eventi ricordati ogni anno in tutta Europa. Tuttavia la data dell'aggressione dell'Unione Sovietica alla Polonia, il 17 settembre 1939, non è diffusamente conosciuta in Occidente. Per questo motivo ritengo che sia necessario ricordare con costanza anche questo evento che ha deciso il destino della mia patria e di altri Paesi dell'Europa centro-orientale per ben mezzo secolo. Infatti, se oggi noi polacchi, e altri popoli della nostra regione, affermiamo spesso di conoscere la Russia e di comprenderne le motivazioni imperiali meglio dell'Occidente, lo diciamo proprio in virtù della nostra esperienza storica, di cui il 17 settembre è il simbolo. L’entrata dell'Armata Rossa in territorio polacco due settimane e mezzo dopo l'attacco della Wehrmacht e della Luftwaffe fu il compimento della parte segreta del patto Hitler-Stalin, firmato il 23 agosto 1939 dai capi delle due diplomazie: Ribbentrop e Molotov. I due imperi totalitari si allearono, spartendosi fra loro i Paesi, fino ad allora indipendenti, dell'Europa centrale. La sfera d'influenza tedesca avrebbe dovuto comprendere la parte occidentale della Polonia, la Lituania e la Romania, mentre, alla sfera d'influenza sovietica sarebbero state assoggettate la parte orientale della Polonia, nonché Lettonia, Estonia e Finlandia.

LA LITUANIA

La conseguenza più importante di questo patto per il mio popolo fu la sopressione congiunta dello Stato polacco indipendente e la divisione del nostro territorio tra le due potenze occupanti, la Germania nazista e la Russia comunista. Altre disposizioni del trattato vennero parzialmente modificate nei due anni successivi. La Finlandia salvò la propria indipendenza con la guerra d'inverno del 1940. La Lituania, invece, dopo un periodo di relativa indipendenza, venne assorbita dai sovietici. Tali modifiche di dettaglio, tuttavia, non cambiarono la regola più importante del patto: il destino dei popoli e degli Stati della nostra parte d’Europa sarebbe stato deciso, da quel momento in poi, da due imperialismi, quello di Hitler e quello di Stalin. Sotto l'occupazione tedesca, la Polonia subì enormi perdite umane e materiali. I nazisti uccisero 6 milioni di cittadini polacchi, di cui quasi 3 milioni erano ebrei polacchi. Demolirono e bruciarono migliaia di città e villaggi polacchi, prima fra tutti la capitale del Paese, Varsavia. Saccheggiarono innumerevoli beni materiali e culturali, privati e pubblici, che non sono mai ritornati nel mio Paese. Dopo la guerra, solo alcuni dei responsabili del genocidio e dello sterminio tedesco, dei crimini di guerra, del terrore di massa e dei saccheggi furono portati davanti ai tribunali di Norimberga e Varsavia e subirono la rispettiva, meritata, punizione. I crimini della Germania nazista furono condannati, quanto meno moralmente, da tutto il mondo libero. Purtroppo, però, accadde il contrario per quanto riguarda i crimini della Russia comunista che rimasero impuniti e, spesso, dimenticati. Cosa ci portò l'occupazione sovietica di oltre la metà del territorio polacco prebellico? Ci portò il massacro di Katyn: lo sterminio di 22.000 prigionieri di guerra - ufficiali dell'esercito polacco, soldati e poliziotti, oltre a funzionari e altri prigionieri politici. Essi furono fucilati a dispetto di tutte le convenzioni internazionali, poiché Stalin li considerava nemici implacabili del comunismo e patrioti fedeli al proprio Paese. Ci portò la deportazione di mezzo milione di miei compatrioti nei gulag e nei luoghi di insediamento forzato in Siberia e nella parte asiatica dell'Unione Sovietica; una gran parte di loro non tornò mai da questa "terra disumana" e morì in esilio. Ci portò il terrore brutale dell'NKVD e l'indottrinamento ideologico, la distruzione dell'identità e delle tradizioni nazionali polacche, l'inculcamento forzato dei principi comunisti nei bambini e l'imposizione della rinuncia alla fede religiosa. Tutto questo è noto non solo a noi polacchi. Lo conoscono altrettanto bene anche le nazioni baltiche: estoni, lettoni e lituani. Così come altre nazioni che finirono sotto la sfera d'influenza sovietica dopo la vittoria della Russia sul Terzo Reich. Il patto Hitler-Stalin si dissolse, infatti, dopo meno di due anni, quando il 22 giugno 1941 la Germania attaccò la Russia di Stalin. Ma il principio secondo cui il destino dei Paesi dell'Europa centro-orientale non sarebbe stato deciso dai loro popoli liberi, bensì dai governanti delle potenze imperiali, rimase in vigore. I sovietici sconfissero i nazisti e, nel 1945, occuparono l'intero territorio della Polonia e di altri Paesi, a ovest e a sud, fino ai fiumi Elba, Danubio e Drava. Alcuni Paesi furono incorporati direttamente nello Stato sovietico come Stati federali: questo fu il destino dei popoli baltici, dei bielorussi e degli ucraini. In altri, invece, furono instaurati governi fantoccio composti da comunisti locali completamente sottomessi a Mosca: ciò accadde in Polonia, Cecoslovacchia, Romania, Ungheria, Bulgaria e nella Germania orientale. Per i nostri popoli, la sconfitta del Terzo Reich non portò la libertà che desideravamo. La dipendenza dall'impero russo continuò fino alla caduta del comunismo, in tutto per ben mezzo secolo! Solo con i cambiamenti democratici, avviati nel 1989 dal movimento polacco "Solidarność", i polacchi e le altre nazioni dell'Europa centro-orientale furono veramente liberati e riconquistarono il loro statuto di Stati sovrani. La maggior parte di essi divenne gradualmente membro a pieno titolo della NATO e dell'Unione Europea. Tuttavia, l'indipendenza dei Paesi della nostra regione è sempre stata una spina nel fianco per gli imperialisti russi.

LE ALLEANZE

Così, non appena Mosca si riprese dallo shock della perdita della sfera d'influenza staliniana, cominciò a ricostruire il proprio impero. Ricordiamo l'assalto militare del 2008 alla Georgia. Ricordiamo anche le brutali repressioni dei movimenti per la libertà in Bielorussia e Ucraina. Infine, ricordiamo la politica ostile della Russia nei confronti dell'Ucraina indipendente, l'annessione armata della Crimea e del Donbass nel 2014 e, soprattutto, la guerra genocida su larga scala contro lo Stato ucraino sovrano in corso dal 24 febbraio 2022. Per i popoli della nostra regione, che ricordano l'esperienza storica simboleggiata dalla data odierna - il 17 settembre - non c'è dubbio che la Russia imperiale stia nuovamente cercando di espandersi in altri Paesi. Agogna la stessa cosa che agognava nel 1939 e 1940, quando si alleò con la Germania di Hitler, e tra il 1945 e il 1991, quando governò, da sola, i nostri Paesi. La Russia continua a voler detenere il potere su tutta l'Europa centrale e orientale. Ma la Polonia libera, l'Ucraina libera e tutti gli altri Stati indipendenti della nostra regione non l’accetteranno mai. Per i nostri popoli, è una questione di vita o di morte, di conservazione della nostra identità e di sopravvivenza. È una questione di futuro, sicurezza e prosperità.

*Testo pubblicato contemporaneamente sulla rivista mensile polacca "Wszystko Co Najważniejsze" nell'ambito del progetto realizzato con l'Istituto della Memoria Nazionale, (Instytut Pamięci Narodowej) e con la Fondazione Nazionale Polacca

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