Harry e Meghan, William parla per la prima volta dopo l'intervista: «Non siamo una famiglia razzista»

Harry e Meghan, William parla per la prima volta dopo l'intervista: «Non siamo una famiglia razzista»
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Giovedì 11 Marzo 2021, 12:52 - Ultimo aggiornamento: 23:24

Lo sguardo teso, una risposta appena accennata. William, il Duca di Cambridge, si è pronunciato oggi per la prima volta sull'intervista di Harry e Meghan a Oprah Winfrey e ha rivelato di non aver ancora parlato con suo fratello, il duca di Sussex, dopo le dichiarazioni scandalo della moglie Meghan. Durante una visita a una scuola nella zona est di Londra, in compagnia di Kate, gli è stato chiesto: "Hai parlato con tuo fratello dopo l'intervista?" Ha risposto: "No, non gli ho ancora parlato, ma lo farò". Gli è stato quindi chiesto: "E può farmi sapere, la famiglia reale è una famiglia razzista, signore?" Il Duca ha risposto: "Non siamo assolutamente una famiglia razzista".

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L'onda d'urto dell'intervista esplosiva dei duchi di Sussex alla Cbs americana, con le denunce di Meghan dei pensieri suicidi avuti a corte e le accuse di Harry contro il razzismo della stampa britannica (con ricadute anche sulla Famiglia Reale), continua a investire il mondo dei media nel Regno, oltre che i Windsor. Dopo le dimissioni obbligate da Itv e dal talk show Good Morning Britain del controverso quanto popolare anchorman Piers Morgan - che aveva detto di non credere «a una sola parola» della duchessa innescando un acceso scontro in diretta tv con il collega di padre nero Alex Beresford e la co-conduttrice Susan Reid -, nelle ultime ore è caduta pure la testa di Ian Murray, direttore generale della Society of Editors: l'organizzazione di categoria degli editori di giornali d'Oltremanica. Murray aveva definito «inaccettabili», in una nota ufficiale della società, la parole di Harry contro il notorio sensazionalismo dei tabloid britannici, definiti dal secondogenito di Carlo e Diana - anche per i toni usati verso Meghan, che ha origini materne afroamericane - «intolleranti e razzisti». Reazione criticata da più parti come una difesa d'ufficio indistinta e a prescindere, e che ha costretto alla fine il manager alle dimissioni. Lascio - ha detto Murray - affinché la Society of Editors «possa ricostruire la sua reputazione». «Anche se non sono d'accordo con chi dice che quella nota mirasse a difendere il razzismo, riconosco che avrei dovuto essere molto più chiaro nella condanna dell'intolleranza» di certi media, ha ammesso. 

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