Mariupol, «il giorno dell’ultima battaglia». Ma Kiev: non è finita. Le forze di Mosca
preparano un attacco su vasta scala

I marine ucraini sui social: «Fatto l’impossibile, siamo circondati»

Guerra Ucraina, la diretta. Sirene antiaeree nelle città del sud e dell'est. Kadyrov: «Arriveremo a Kiev»
di Mauro Evangelisti
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Lunedì 11 Aprile 2022, 06:12 - Ultimo aggiornamento: 13 Aprile, 10:14

Da Mariupol arrivano messaggi disperati, ma Kiev avverte: sono voci false, non stiamo perdendo il controllo della città. Eppure, il giorno della caduta appare vicino. C’è anche una denuncia: i russi stanno usando armi chimiche. «Questa sarà la nostra ultima battaglia. Stiamo finendo le munizioni. Per alcuni di noi arriverà la morte, per altri la prigionia. Siamo circondati, il nemico sta cercando di distruggerci. Abbiamo una montagna di feriti, almeno la metà di noi. Chi ancora ce la può fare, tornerà a combattere. La fanteria è stata sterminata, ora si stanno battendo anche gli operatori radiofonici, gli autisti, i cuochi, anche quelli dell’orchestra. Ci manca il sostegno del comando centrale, siamo stati cancellati».

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Mariupol, «il giorno dell’ultima battaglia»

Questo post è apparso nel profilo Facebook dei sopravvissuti della trentaseiesima brigata dei Marines ucraini, gli ultimi, insieme ai pochi rimasti della discussa brigata Azov, che stanno difendendo la cittadina portuale a sud-est, ormai quasi completamente controllata dall’esercito russo. Quando queste parole sono state diffuse sui social e riprese dai media come l’Ukraine Pravda, è arrivata la risposta del vicesindaco di Mariupol, Serhy Orlov, che parlando con la Bbc, ha detto: è una fake news, la pagina Facebook dei Marines è stata hackerata.

 


ASSEDIO

E anche il comandante in capo delle Forze armate, Valery Zaluzhny, ha fatto sapere: «La difesa di Mariupol continua. I collegamenti con le unità che presiedono eroicamente la città è stabile ed è mantenuto». Ancora: «Stiamo facendo il possibile e l’impossibile per vincere e salvare la vita dei nostri uomini e dei civili». Ieri sera, sempre sui social, il battaglione Azov (milizia di estrema destra che combatte dalla parte degli ucraini) ha diffuso un messaggio in cui spiega: «Le forze di occupazione russe hanno usato una sostanza velenosa di origine sconosciuta contro militari e civili ucraini nella città di Mariupol, che è stata lanciata da un drone. Le vittime hanno insufficienza respiratoria, sindrome vestibolo-atattica. Le conseguenze dell’uso di questa sostanza sconosciuta devono essere chiarite». Resta una certezza: Mariupol è allo stremo, in buona parte è già stata presa dai russi, visto che i pochi dell’esercito ucraino che stanno resistendo sono circondati negli stabilimenti delle acciaierie Azovstal. Sottolinea l’Ukrainska Pravda: «I soldati della trentaseiesima brigata della marina intitolata al contrammiraglio Mykhailo Bilynsky sono rimasti fedeli al giuramento nel 2014, hanno lasciato la Crimea e hanno continuato a svolgere compiti per difendere l’Ucraina».

Per le autorità dell’autoproclamata Repubblica di Donetsk, fedele a Mosca, le forze russe hanno ormai preso il controllo del porto. Ed Eduard Basurin, militante russo del Donetsk, ha affermato: i difensori ucraini di Mariupol «dovrebbero essere colpiti nello stabilimento di Azovstal utilizzando le armi chimiche». La tragedia della caduta di Mariupol non è solo dei militari, ma anche di chi ci abitava. Una parte è riuscita a fuggire, ma secondo il presidente ucraino Volodymyr Zalensky «la città è stata distrutta, decine di migliaia di persone sono morte, ma nonostante questo i russi non fermano la loro offensiva». La Cnn ha detto che 9 autisti, che lavorano come volontari per un’associazione che porta cibo e medicine alla popolazione, sono stati sequestrati dai russi. E secondo Lyudmila Denisova, commissaria per i diritti umani del Parlamento ucraino, 33.000 abitanti di Mariupol «sono stati deportati con la forza in Russia e nei distretti temporaneamente occupati della regione di Donetsk». Prendere Mariupol, nell’estremità meridionale del Donbass, per l’esercito russo significa cementare la nuova offensiva che sta concentrando le forze a Est per poi arrivare, a Sud, fino a Odessa. Ha confermato Zelensky, in video collegamento con il Parlamento della Corea del Sud: la Russia sta portando decine di migliaia di soldati a Est, la nuova offensiva nel Donbass è cominciata, ci servono sistemi di difesa aerea, caccia, carri armati, veicoli corazzati, sistemi di artiglieria e munizioni. Il Pentagono: i russi stanno spostando sempre più uomini nel Donbass.

E proprio a oriente, a 400 chilometri a Nord di Mariupol, ieri pomeriggio è stata bombardata Kharkiv, terza città come dimensioni dell’Ucraina (1,4 milioni di abitanti prima dell’invasione russa). Ha detto il sindaco Ihor Terekhov: «Ci sono stati pesanti bombardamenti, abbiamo numerose vittime, tra cui un bambino». Più nel dettaglio: l’area di Kharkiv in 24 ore è stata bombardata 66 volte, in totale ci sono stati undici morti. L’assalto al Donbass dei russi passa anche da Izium e Dnipro, dove è stato già distrutto l’aeroporto. Il feroce presidente ceceno e capo delle milizie, Ramzan Kadyrov, ha avvertito: «Ci sarà un’offensiva. Non solo su Mariupol, ma anche su altri luoghi, città e villaggi. Luhansk e Donetsk, in primo luogo, le libereremo completamente. E poi prenderemo Kiev e tutte le altre città».


MINACCE

Le minacce di Kadyrov non rispecchiano per forza le reali intenzioni del Cremlino, ma il fatto che si torni a minacciare Kiev, dopo la ritirata ma anche dopo la scoperta delle brutalità commesse dai russi nelle cittadine a ridosso della Capitale, non è rassicurante. Il portavoce di Mosca, Dmitry Peskov, non ha smentito lo scenario delineato da Kadyrov, ha semplicemente commentato: «Tradizionalmente non parliamo dello stato dell’operazione militare speciale». All’orizzonte ci sono altri giorni bui. Sima Bahous, direttrice dell’Agenzia delle Nazioni unite per le donne, parlando al Consiglio di sicurezza a New York, ha dato l’allarme: «Sentiamo sempre più spesso parlare di stupri e di violenze sessuali. Questa accuse devono essere indagate in modo indipendente per garantire giustizia e responsabilità. La presenza di coscritti e mercenari e la brutalità mostrata contro i civili ucraini rappresentano un motivo di grande allarme». Ieri sera lo stato maggiore ucraino ha però provato a rassicurare: stiamo fermando l’offensiva dei russi a Est. Ha spiegato in una nota: «In direzione di Donetsk e Tavriya il nemico ha cercato di assaltare la città di Severodonetsk, ma senza successo. Durante il bombardamento di Popasna, ha utilizzato il sistema missilistico tattico Point-U. I tentativi di avanzare in profondità in Ucraina per migliorare la situazione tattica non hanno avuto successo». Secondo Kiev «i russi continuano a bloccare parzialmente la città di Kharkiv, sparando da più lanciarazzi, artiglieria e mortai. Nella zona della città di Izium, gli occupanti stanno cercando di mantenere i confini che erano stati catturati in precedenza». Inoltre, i russi - secondo l’intelligence ucraina - usano i bambini e gli adolescenti, promettendo loro del denaro, «per ottenere informazioni e conoscere le posizioni delle forze armate che stanno difendendo il Paese». Ma non c’è possibilità di una tregua? No, dice il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov: «Non intendiamo fermare l’operazione militare durante la trattativa, fino a quando non sarà raggiunto un accordo».
 

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