Missili Aspide, obici per la guerra di trincea ma anche intelligence: ecco le armi che l'Italia invia all'Ucraina

Oggi in Cdm il sesto pacchetto di aiuti militari. Alle porte di Roma un bunker con un sistema satellitare che aiuta la resistenza di Kiev

Missili Aspide, obici per la guerra di trincea ma anche intelligence: ecco le armi che l'Italia invia all'Ucraina
di Francesco Bechis
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Giovedì 1 Dicembre 2022, 12:32 - Ultimo aggiornamento: 12:35

Cannoni, semoventi, missili e munizioni, sistemi di difesa aerea. Sono gli aiuti militari che l'Italia invia da mesi all'Ucraina. Certezze? Nessuna. Perché il governo italiano - uno dei pochi in Europa - ha preferito apporre il segreto di Stato sulla lista di equipaggiamento militare spedito a Kiev. Il motivo? Evitare di dare alla Russia nuovo carburante per la propaganda anti-Nato e Ue nel Belpaese. Cinque decreti sono stati già firmati, oggi a Palazzo Chigi è atteso il sesto durante il Consiglio dei ministri, come ha confermato il ministro della Difesa Guido Crosetto.

Oltre ai finanziamenti e allo sforzo massiccio per l'accoglienza dei profughi, l'Italia è in campo per sostenere la resistenza militare degli ucraini. Come? Come si può. Con una tara tra le richieste del comando ucraino e le possibilità dell'arsenale italiano. Nell'ultimo pacchetto in via di approvazione, scrive Repubblica, sarà ad esempio compresa una batteria di Aspide.

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I missile Aspide

Missili terra-aria di vecchia generazione, non più in dotazione alla Difesa italiana da un anno. Utilissimi per la difesa ucraina perché permettono di intercettare un missile nemico con un raggio di venti chilometri. Quanto basta, se ben posizionati, per creare uno scudo intorno a una grande città ucraina e neutralizzare i continui attacchi missilistici dalle forze armate di Mosca. Accanto agli Aspide, era attesa una batteria di Samp-T, missili terra-aria di fabbricazione europea, ma le remore e le resistenze di alcuni Paesi che partecipano al programma, è il caso dei francesi, sembrano aver fatto saltare l'accordo, per ora. 

La lista di armi, trapelata solo in parte grazie alle indiscrezioni di stampa, è lunga. Consta per lo più di mezzi militari stipati nei depositi dell'esercito italiano e però ambitissimi dalla difesa ucraina in questa fase del conflitto. E' il caso dei Pzh2000, obici con un cannone da 155 millimetri e un sistema di sparo computerizzato. Decisivi per la guerra di trincea che scandisce il gelido inverno del Donbass, perché possono sparare fino a 40 chilometri di distanza e riescono ad esplodere ben venti proiettili in soli tre minuti.

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L'Italia ne avrebbe donati sei su 68 in dotazione. Sempre dai depositi delle forze armate, sono partiti con la benedizione del governo Draghi i semoventi M109L. Di produzione americana, sono stati introdotti nel 1962 e sono dotati di una torretta con 28 colpi, motore anteriore, uno scafo in alluminio. E ancora, ma in questo caso si tratta di veicoli di trasporto truppe, gli M113. Risale invece alla scorsa primavera la cessione di cannoni Fh70, semoventi da 155 millimetri. Mentre gli iconici fuoristrada blindati Lince sono risultati decisivi nell'offensiva ucraina a Cherson e Zaporizhzhia. Una partita di Lince è stata acquistata dall'ex presidente ucraino Petro Poroschenko e a questa schiera appartiene il veicolo fotografato in fiamme e postato dall'ambasciata russa in Italia nei giorni scorsi con un messaggio minatorio al governo italiano. 

Non di sole armi però vive, anzi sopravvive la resistenza all'invasore russo. I mezzi e gli strumenti militari servono, certo. Ma servono anche e soprattutto le informazioni di intelligence che permettono di localizzare il nemico, prevederne le mosse e anticiparle. Su questo fronte, rivela oggi il Corriere della Sera, l'Italia svolge un ruolo decisivo.

Fuori dalla capitale, nascosto nella campagna romana, c'è infatti un bunker gestito dalla nostra intelligence da cui opera un sistema satellitare ritenuto prezioso per le operazioni in corso delle forze armate ucraine sul fronte Est. Al coordinamento di intelligence, poi, si somma l'addestramento del personale militare ucraino da parte dei Servizi e dell'esercito italiano. Un impegno preso in sede Nato che l'Italia manterrà. Sempre nel più assoluto riserbo.

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