Putin: «Sì al dialogo, ma stop invio armi a Kiev». Grano ucraino, flotta Ue per scortare i mercantili

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Guerra in Ucraina, le notizie di oggi
di Mauro Evangelisti
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Sabato 28 Maggio 2022, 06:13 - Ultimo aggiornamento: 29 Maggio, 07:17

Linea diretta tra Russia ed Europa. Anzi, tra Putin da una parte, il presidente francese Macron e il cancelliere tedesco Scholz dall’altra. Dopo il confronto telefonico a tre di ieri pomeriggio, durato ottanta minuti, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, è corso a precisare: «Hanno concordato di continuare a tenere contatti con telefonate». Dal punto di vista diplomatico appare un significativo passo avanti e arriva dopo la telefonata tra Putin e Draghi; nella pratica non si vedono però conseguenze positive perché gli scontri continuano, perfino più furiosi di prima. Nel Donbass, a ridosso di Severodonetsk, si combatte strada per strada, la linea rossa è il fiume Severskij Donec, i russi stanno avanzando. Ogni giorno si registrano nuove vittime tra i civili a causa dei bombardamenti ordinati da Putin, che ieri nella telefonata con Scholz e Macron si è limitato a dire: «La Russia è pronta a riprendere il dialogo con l’Ucraina». Scholz e Macron gli hanno chiesto il “cessate il fuoco” e di trattare direttamente con Zelensky.

MINACCE

Si legge in una nota del Cremlino riportata dalla Tass: «Un’attenzione particolare è stata prestata allo stato delle cose sulla via dei negoziati, congelati a causa di Kiev. Vladimir Putin ha confermato che la Russia è disposta a riprendere il dialogo». Ma poi il presidente russo è tornato a lanciare neanche tanto velate minacce ai Paesi che aiutano Kiev: «La fornitura di armi all’Ucraina da parte dell’Occidente rischia di creare una ulteriore destabilizzazione». Ma senza l’invio di materiale bellico non ci sarebbe proprio necessità di negoziati, perché Putin avrebbe già messo le mani sull’Ucraina. Da giorni si parla di un grande piano del Cremlino per tornare ad attaccare e prendere Kiev. Il Ministero della Difesa ucraino ha detto che per ora non ci sono segnali di una attuazione di questo piano. Zelensky ripete che è pronto a confrontarsi con Putin: «La domanda non è cosa voglio negoziare con lui, ma non c’è nessun altro con cui negoziare. Ha costruito uno stato in cui nessuno decide nulla. Pertanto non importa che cosa dica il ministro degli Esteri. Non importa se manda una delegazione a parlare con noi. Tutta questa gente non è nessuno, purtroppo».

Che l’intenzione di negoziare di Putin sia poco credibile lo dimostrano molti segnali. Sta spingendo con forza per arruolare nuovi uomini, tanto che ha innalzato a 50 anni l’età massima, mentre da San Pietroburgo giungono notizie di una intensa campagna di arruolamento. Nella telefonata tra Scholz, Macron e il presidente russo è tornato anche il tema del destino dei 2.500 soldati ucraini che hanno combattuto nelle acciaierie di Mariupol e che sono stati presi prigionieri. Scholz e Macron hanno chiesto la loro liberazione, ma anche su questo c’è stata una chiusura di Mosca.

CRIMINI DI GUERRA

Ieri è trapelata la notizia che il Cremlino sta preparando una sorta di Norimberga, un processo dei combattenti delle acciaierie che per 86 giorni hanno resistito all’esercito russo. Facile ipotizzare che si stia preparando uno show propagandistico dall’epilogo scontato. Il paradosso è che organi indipendenti stanno invece indagando sui crimini di guerra commessi dall’esercito russo dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Il procuratore della Corte Penale Internazionale, Karim Khan, ha anche invitato la Russia a collaborare alle indagini.
Sul fronte diplomatico, Zelensky sta rafforzando il rapporto con il Regno Unito e anche ieri ha parlato con il primo ministro britannico Boris Johnson. Downing Street ha diffuso un comunicato in cui assicura: «Il primo ministro ha affermato che il Regno Unito continuerà a sostenere le eroiche forze armate ucraine nei loro sforzi per difendere la loro Patria da questo barbaro attacco, anche aiutando a fornire l’equipaggiamento di cui hanno bisogno».

 

Come dire: nessuna esitazione nella fornitura delle armi, all’indomani dell’annuncio che gli Stati Uniti invierà missili a lungo raggio a Kiev. Putin ha risposto a Biden annuncianto di «aver effettuato con successo un nuovo lancio della sua arma invincibile e inarrestabile», il missile ipersonico Zircon. La situazione nel Donbass sta diventando molto grave per gli ucraini. A Severodonesk i russi sono alle porte della città, anche se Kiev assicura che non stanno prendendo il sopravvento. Mosca ha annunciato di avere già preso la vicina Lyman, ma il cuore dei combattimenti è sul fiume Severskij Donec, dove due settimane fa l’esercito di Putin aveva subito ingenti perdite mentre tentava di attraversare un ponte di barche. Oggi la situazione sta mutando: una parte dell’esercito ucraino rischia di restare intrappolata, mentre i russi puntano a raggiungere, più a Ovest, anche Sloviansk e Kromatorsk. Più a Sud, sul mar Nero, nuovo lancio di missili contro Mykolaiv, colpiti due palazzi (un morto e sei feriti). A Kherson, 90 chilometri a Est, i russi hanno da tempo il controllo della regione. Ora si apprestano a inscenare un processo di adesione alla Federazione e nel frattempo hanno sigillato l’area, bloccando ogni collegamento con il resto dell’Ucraina.

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