Mariupol, perché è così importante per Putin? Con la caduta Russia e Crimea sarebbero unite

Mariupol, perché è così importante per Putin? La posizione strategica (e cosa cambierebbe in caso di conquista)
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Lunedì 21 Marzo 2022, 12:28 - Ultimo aggiornamento: 22 Marzo, 11:32

Si chiamava Zdanov ai tempi dell'Unione Sovietica ed era il cuore industriale dell'Ucraina, ora dopo 21 giorni di assedio russo Mariupol è diventata la città martire simbolo dell'orrore della guerra e della resistenza di Kiev.

La città affacciata sul mar d'Azov con quasi mezzo mlione di abitanti è strategica nel proseguimento della guerra: con la sua conquista i russi completerebbero il controllo delle coste Ucraine sul mare d'Azov e riunirebbero la penisola di Crimea - annessa nel 2014 alla Russia - con il resto dei possedimenti ottenendo la continuità territoriale.

 

Combattimenti strada per strada

Per questo da giorni Mariupol è sotto un assedio spietato, l'esercito russo è entrato in città e ormai si combatte strada per strada con pesanti bombardamenti che hanno impedito la fuga dei civili, trasformando la città in una trappola mortale per decine di vittime. "L'assedio di Mariupol passerà alla storia come esempio di crimine di guerra. E' un atto di terrore che sarà ricordato nei secoli a venire" ha detto in Tweet il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Ma perchè questa città è così importante per i russi? 

 

Mariupol, l'importanza strategica

Mariupol si trova nell'blast di Donetsk, nel 2014 era caduta in mano ai separatisti russi e successivamente è stata riconquistata dall'esercito ucraino. Dista solo 55 chilometri dal confine con la Russia e 85 dalla capitale della regione Donetsk e sorge sull'autostrada M14 che collega Odessa (Ucraina) a Rostov (Russia). Dopo che la vicina Berdiansk è stata conquistata, la sua caduta consentirebbe di "collegare" alla Russia la penisola della Crimea conquistata dal Cremlino nel 2014 e di controllare tutta la costa nord del mar d'Azov, collegato al mar Nero da uno stretto. Dopo aver preso Mariupol l'offensiva russa potrebbe puntare a nord, su Kiev e Kharkiv.

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Il cuore industriale dell'Ucraina

Porto commerciale importante dell'Ucraina, Mariupol è il principale centro di esportazione del carbone del Donbass, oltre che dell'accaio e i cereali prodotti nelle regioni orientali. È anche considerato il cuore industriale del paese, in quanto ospita uno dei poli metallurgici più importanti dell'Europa dell'est, con due grandi impianti in cui lavorano migliaia di dipendenti. Tra questi anche il complesso industriale di Metinvest, controllato da una società di Rinat Akhmetov, l'oligarca proprietario della squadra di calcio dello Shakhtar Donetsk. Anche per questo l'aria delle città è considerata una delle più inquinate dello stato, con un caratteristico forte odore di zinco percepibile anche nelle spiagge. 

L'assedio continua: «Ancora più di 7 giorni per prendere la città»

Le truppe russe hanno cricondato la città da sud e est e dopo aver sferrato l'attacco congiunto, secondo le fonti russe si sarebbero incontrate già martedì 15 marzo. Sabato 12 è iniziata l'evacuazione di oltre 200mila civili, ma i corridoi umanitari non sono sempre stati rispettati e per molti la città è diventata una trappola mortale. Nel frattempo l'assedio ha isolato il centro, tagliando i rifornimenti di cibo e acqua e tagliando l'accesso a elettricità ed energia per il riscaldamento. Dopo 21 giorni di assedio però la città resiste de è ancora in mano a Kiev. E le ostilità potrebbero continuare ancora per molti giorni. Secondo i separatisti del Donetsk da oggi, 21 marzo, potrebbe servire ancora più una settimana per prendere il controllo della città.  «Non sono così ottimista sul fatto che bastino due o tre giorni o anche una settimana per chiudere la questione. Sfortunatamente no, la città è grande» ha detto il capo dell'autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk Denis Pushilin, citato da Interfax.

La conquista di Mariupol basterebbe a porre fine alla guerra?

La conquista della città avrebbe un valore strategico ma anche simbolico per Putin, che potrebbe dire di aver raggiunto uno degli obiettivi principali dell'"operazione militare speciale" in Ucraina cioè il ricongiungimento della Crimea occupata alla Russia. Nonostante il risultato importante, le pretese del leader del Cremlino però non finirebbero qui: l'indipendenza di Donesk e Lugansk e il riconoscimento internazionale dell'annessione della Crimea sono la posta in gioco a cui punta Mosca. E Zelensky non può politicamente permettersi di perdere questi territori: dunque un possibile accordo e una pacificazione tra le forze in campo appare ancora lontano.

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