Gran Bretagna, via le restrizioni dal 26 gennaio: tutte le marce indietro (pericolose) di Londra

Gran Bretagna, via le restrizioni dal 26 gennaio: tutte le marcie indietro (pericolose) di Londra
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Giovedì 20 Gennaio 2022, 15:00 - Ultimo aggiornamento: 15:57

Paura per Boris Johnson, positiva la figlia di sei mesi. Dall'Inghilterra: «Brutto contagio, ora sta meglio»Nuova fuga in avanti della Gran Bretagna che è pronta a ridurre al minimo le restrizioni anti Covid dal 26 gennaio, come aveva già fatto a luglio, salvo poi fare precipitosamente marcia indietro. Ed è una mossa basata dai dati sull'andamento della pandemìa (effettivamenti migliori di quelli continentali: ieri 94.432 contagi) oppure è l'ennesimo tentativo del premier Boris Johnson di risalire la china dei consensi quando sembra già riecheggiare la campana del suo ultimo giro? Addio allora fra pochi giorni a Green Pass vaccinale e obbligo di mascherine che potrebbero restare, al più, consigliate fra i 67 milioni di abitanti (7 in più dell'Italia).

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E già adesso i cittadini targati UK sono quelli che soffrono di meno limitazioni per viaggiare: per dire, già 7mila inglesi - cifra in crescita - appassionati di rugby hanno già comprato il biglietto per Italia-Inghilterra il 13 febbraio a Roma. Gli stadi del Regno Unito, del resto, sono aperti senza limitazioni di capienza: ora va esibito il green  pass poi non servirà nemmeno quello. E chi ha parenti o amici all'ombra del Big Ben sa bene della "spensieratezza" del modo di vivere dei britannici rispetto al nostro segnato da zone, divieti, Dad e terapie intensive da tenere d'occhio. 

Epperò come dimenticare la vagheggiata "immunità di gregge" inseguita dal premier al debutto della pandemìa che rendeva surreale il confronto fra la Gran Bretagna e il resto dell'Europa? 

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Johnson torna comunque al «piano A», sostenendo che l'emergenza Covid sta «entrando in una fase endemica» nel Regno Unito dopo oltre un anno e mezzo di pandemia e richiamandosi alla valutazione di consulenti scientifici secondo cui il Paese appare aver superato «il picco» dei contagi Omicron a livello nazionale. Inoltre il premier, così come aveva fatto all'inizio della scorsa estate, sbandiera cifre record sulle vaccinazioni che in Inghilterra procedettero effettivamente di gran carriera grazie alla disponibilità del locale Astrazeneca, poi retrocesso però nella graduatoria dei vaccini più usati: nel Regno Unito la terza dose booster è già usata per oltre il 60% degli over 12 e oltre il 90% degli ultrasessantenni.

E così è inevitabile pensare ai mesi scorsi quando proprio Johnson lanciò un primo "libera tutti" temuto da molti degli esperti inglesi. Le restrizioni eliminate una alla volta tornarono così a essere adottate per colpa, non esclusiva, tuttavia, della contagiosissima variante Omicron.

Lo stesso ministro della Sanità, Sajid Javid, ha detto che i britannici, «devono essere fieri» per quanto fatto sino a oggi nel contrasto alla diffusione del Covid e per il fatto che grazie ai dati rassicuranti sulla pandemia oggi è stata annunciata dal premier conservatore Boris Johnson la fine delle restrizioni. Per Javid, la Gran Bretagna diventa così il «Paese più aperto d'Europa» e va verso la totale eliminazione delle restrizioni e la ripresa di una vita normale. Nel riassumere quanto fatto dalle autorità sanitarie negli ultimi mesi, ricordando in particolare gli «straordinari» sforzi della campagna vaccinale, ha sottolineato che «tutto questo ci dimostra che possiamo convivere col Covid» come «si convive con l'influenza». Alle domande dei giornalisti sulla tesa situazione politica del primo ministro Johnson alle prese con lo scandalo partygate e le conseguenze sulla sua leadership a rischio, Javid ha ribadito il sostegno al leader Tory e rimandato agli esiti dell'inchiesta indipendente sulle feste a Downing Street. Per quanto riguarda una possibile sua candidatura nel caso in cui ci fosse una sfiducia a BoJo e poi una sfida per la guida del partito e del governo non ha risposto direttamente ma affermato che «abbiamo un leader e un primo ministro e io ho il mio incarico molto importante».

Il virologo Falcone: «Ok in Gb, ma troppo presto per l'Italia»

In difesa di Johnson arriva il virologo Marco Falcone: «Gli inglesi si sono sempre dimostrati molto decisi nelle loro scelte e non hanno mai temuto troppo di sbagliare, anche se alcune scelte non sono state sempre corrette come quando all'inizio il governo britannico propose la ricerca dell'immunità di massa salvo poi tornare clamorosamente indietro. Sicuramente però oggi le condizioni sono totalmente diverse perché il numero delle ospedalizzazioni e dei morti in Gran Bretagna è bassissimo, nonostante i casi aumentino, quindi la scelta del Regno Unito ha una base scientifica», dice il professore associato di Malattie infettive dell'Università di Pisa e segretario della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit)». 

E l'Italia?

«Quello che è ancora differente in Italia è il numero di ricoverati, anche in area critica, e il numero di decessi quotidiani. Quando anche in Italia vedremo un calo di questi dati, quando la curva si appiattisce e torniamo in una condizione simile a quella che c'è oggi nel Regno Unito».

Per Falcone «potremo anche noi cominciare ad allentare le misure e dare maggiore libertà. Noi siamo rispetto alla Gran Bretagna indietro di 1-2 mesi - ricorda Falcone - perché loro partirono con l'ondata di Omicron 1-2 mesi prima di noi, quindi probabilmente a noi serve ancora un po' di tempo perché il numero di ricoverati è troppo alto, le strutture sanitarie sono ancora troppo piene di pazienti Covid. Quando questi numeri caleranno e calerà il numero dei morti, sicuramente anche da noi ci sarà un allentamento di questo tipo di misure».

Tuttavia «la scelta dell'obbligatorietà vaccinale e la necessità del super Green pass ha acquisito un valore più politico, di indirizzo dello Stato nel dire che se c'è una vaccinazione obbligatoria quella comunque va fatta. E quindi, anche se la situazione epidemiologica magari fosse nella norma, non credo che da quello si tornerà indietro e dunque non è detto che si venga meno dall'esclusione dei non vaccinati da alcune attività».

 

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