Giornalista saudita scomparso a Istanbul, il New York Times: «Fatto a pezzi con una sega nel consolato»

Mercoledì 10 Ottobre 2018
Giornalista saudita scomparso a Istanbul, il New York Times: «Fatto a pezzi con una sega nel consolato»
Fatto a pezzi con una motosega nel consolato saudita a Istanbul. Come nel film Pulp Fiction. Il giallo della scomparsa del giornalista dissidente Jamal Khashoggi rischia di trasformarsi in un horror. L'agghiacciante accusa degli investigatori turchi, rivelata al New York Times, addensa ombre sempre più pesanti sul principe ereditario Mohammed bin Salman. Ci sarebbero stati almeno tre membri della sua guardia privata d'élite nel commando inviato da Riad per occuparsi del reporter, che dalle colonne del Washington Post ne sferzava le ambizioni di ascesa al trono dei Saud.

Un intrigo sempre più fitto, in cui anche Donald Trump appare sotto pressione. Il presidente americano ha fatto sapere di aver chiesto spiegazioni direttamente a Riad, che finora ha respinto ogni accusa. «È una situazione molto brutta, che prendiamo seriamente, penso che andremo in fondo», ha spiegato il tycoon, annunciando di aver invitato alla Casa Bianca la fidanzata turca del reporter, Hatice Cengiz, che dalle colonne del Washington Post gli aveva rivolto un disperato appello a «far luce» sulla vicenda. Gli Stati Uniti, dove Khashoggi si era auto-esiliato
per continuare a denunciare la stretta di bin Salman, si sono anche detti pronti a inviare a Istanbul un team di investigatori dell'Fbi, ma solo se lo chiederanno i sauditi.

Le indagini turche proseguono scandagliando telecamere di sorveglianza in cerca di indizi, come quelli che potrebbe fornire l'Apple Watch nero indossato da Kahshoggi dentro il consolato. Dal dispositivo, potenzialmente sincronizzato con i due smartphone lasciati alla fidanzata all'esterno dall'edificio, sperano di trarre informazioni utili sui suoi movimenti e persino sull'eventuale interruzione del battito cardiaco. Un'inchiesta che vuole anche fare ordine della ridda di voci incontrollate, come quella secondo cui la morte del giornalista sarebbe conseguenza di un interrogatorio finito male, forse per un'overdose dopo un tentativo di drogarlo. Ma la ricerca della verità, per il momento, si ferma sulle soglie della sede diplomatica, da cui anche lo staff turco era stato allontanato il giorno dell'arrivo di Khashoggi per un presunto «importante incontro diplomatico».

Dopo il via libera dato ieri a un'indagine preliminare di tre esperti, Riad ha bloccato l'accesso alla polizia turca, «ritardando i permessi per l'ispezione». Un ostruzionismo scaturito dall'irritazione per la caccia ai colpevoli scatenatasi sulla stampa turca. Da ore, giornali e tv vicini al presidente Recep Tayyip Erdogan mostrano senza tregua foto e video dei 15 agenti sauditi arrivati a Istanbul in coincidenza con la scomparsa del reporter e ripartiti subito dopo.

Volti e nomi tra cui emergono alti gradi dell'esercito, fedelissimi di bin Salman e anche un medico legale «esperto di autopsie, presumibilmente per aiutare a smembrare il cadavere». Secondo gli investigatori, i resti potrebbero anche essere stati sepolti nel giardino del consolato. Uno «squadrone della morte», l'hanno definito i media locali, tracciandone gli spostamenti tra l'aeroporto Ataturk, due hotel, il consolato e la vicina residenza del console. È a bordo di uno dei loro minivan neri che i resti di Khashoggi potrebbero essere stati trasportati fuori dalla sede diplomatica, forse fino allo scalo. I due jet con cui erano giunti gli 007 sono ripartiti dopo poche ore. Ma solo uno è stato perquisito prima di prendere il volo.
Ultimo aggiornamento: 11 Ottobre, 15:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA