Giappone, proposta per raddoppiare le spese militari: la svolta storica (che piace agli Usa) per contrastare la Cina

La mossa infrangerebbe le restrizioni imposte fin da dopo la Seconda guerra mondiale: la spesa militare salirebbe al 2% del Pil

Il Giappone raddoppia le spese militari: la svolta storica (che piace agli Usa) per contrastare la Cina
di Claudia Guasco
7 Minuti di Lettura
Mercoledì 4 Maggio 2022, 12:07 - Ultimo aggiornamento: 5 Maggio, 09:28

La guerra in Ucraina ha innescato una corsa al riarmo e anche il Giappone, una nazione vincolata dalla sua costituzione al non possesso di forze armate, potrebbe parteciparvi. Il partito Liberal democratico, che governa il Giappone quasi ininterrottamente dal 1955, propone di raddoppiare il budget di spesa per la difesa del Paese, infrangendo le restrizioni imposte dopo la Seconda guerra mondiale. La mossa storica significherebbe che la spesa militare salirà al 2% del pil, il punto di riferimento fissato dai membri della Nato, e si prevede sarà accolta con favore da Washington dopo due decenni di pressioni.

Il documento

I liberal democratici hanno presentato nei giorni scorsi al primo ministro Kishida Fumio e al ministro della difesa Kishi Nobuo le proprie indicazioni su come rivedere la politica di sicurezza nazionale. Il contenuto delle proposte redatte dal gruppo di ricerca del Ldp è in linea rispetto a ciò che è emerso dal dibattito interno al Paese degli ultimi mesi e sarà il caposaldo per la scrittura del nuovo documento sulla Strategia di sicurezza nazionale, che dovrebbe essere discusso dal governo alla fine di quest’anno. Le raccomandazioni, come sottolinea Asianews, prendono atto di un ambiente esterno sempre più ostile a partire dall’aggressione russa all’Ucraina, dallo sviluppo del programma missilistico e nucleare della Corea del Nord e le crescenti manovre militari cinesi attorno a Taiwan. «Vogliamo che il nostro Paese sia in grado di rispondere all’aumento delle capacità militari degli altri Stati», sottolinea Onodera Itsunori, che ha presieduto il gruppo di ricerca. Il documento cita «la crisi» causata dalla guerra in Ucraina come un fattore alla base della decisione, in un contesto di crescenti minacce ai confini da Cina, Russia e Corea del Nord.

Il testo propone due interventi chiave. Il primo è l’innalzamento del budget per la difesa al 2% del pil in cinque anni. Una regola non scritta della politica giapponese prevede che questa voce di spesa non superi l’1% e il governo di Tokyo vi si è attenuto dal dopoguerra. Secondo alcuni parlamentari Ldp la soglia del 2% non è da considerarsi come obiettivo, bensì come un indicatore: raddoppiare il budget per la difesa infatti permetterebbe al Giappone di allinearsi agli impegni di spesa militare dei paesi Nato e, di conseguenza, potersi sedere al tavolo degli alleati da pari. La seconda raccomandazione è quelle più controversa, rimarca Asianews, perché prevede che Tokyo si doti di «capacità di contrattacco», cioè di forze missilistiche tali da poter colpire basi e assetti militari nemici al di fuori del proprio territorio. Fino a oggi il Sol Levante ha mantenuto nel proprio arsenale solo dispositivi difensivi per intercettare missili in arrivo. Tuttavia, il documento suggerisce che gli sviluppi della tecnologia di lancio hanno reso insufficienti questi dispositivi per la difesa del Paese e che Tokyo dovrebbe dotarsi di missili propri in grado di neutralizzare le forze nemiche quando queste, in mancanza di qualsiasi altra soluzione, appaiano sul punto di lanciare un attacco contro il Giappone.

La costituzione

Una voce particolarmente risonante, in questo momento, è quella dell’ex primo ministro Shinzo Abe, che durante i suoi mandati ha sempre tentato di perseguire la strada della riforma costituzionale, non riuscendo però a ottenerla. «Ogni Paese della Nato, senza eccezione, ha concordato di innalzare il suo bilancio della difesa al 2% del pil», sottolinea. «Se Tokyo dicesse di non voler innalzare il suo budget per la difesa, tutti sarebbero sorpresi». Abe – che da primo ministro riuscì a far approvare un’interpretazione della costituzione che consente alle Forze di autodifesa giapponesi di intervenire in soccorso di un alleato attaccato (concetto di difesa collettiva) – è tutt’ora un politico particolarmente influente all’interno del partito Liberal democratico di maggioranza che sostiene il governo del primo ministro Fumio Kishida.

L’articolo 9 della Costituzione giapponese, che fu imposta alla fine della seconda guerra mondiale dal generale Douglas MacArthur, capo del Comando supremo alleato, prevede non solo il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, ma vieta al Giappone di possedere forze armate. Tuttavia, con la guerra di Corea del 1950-53, furono gli stessi statunitensi a spingere Tokyo a dotarsi di «Forze di autodifesa» (Jieitai) armate, ma con forti vincoli legislativi che ne impediscono l’utilizzo offensivo e ne limitano fortemente l’operatività. La nuova proposta del Ldp tuttavia è vista come in contraddizione con la politica di sicurezza esclusivamente difensiva che caratterizza la strategia giapponese, nonché con la costituzione pacifista che prevede la rinuncia a qualsiasi forma di belligeranza. Proprio per placare i timori che si tratti di dispositivi offensivi, il gruppo di ricerca ha modificato la propria terminologia correggendo la definizione «capacità di attacco delle basi nemiche» in «capacità di contrattacco». L’opinione pubblica nipponica era infatti profondamente divisa sulla precedente terminologia, che sembrava implicare la possibilità che attacchi preventivi venissero contemplati. Il raddoppio della spesa per la difesa gode invece di un maggior consenso: secondo un sondaggio del Nikkei, il 55% degli intervistati sarebbe favorevole, mentre il 33% contrario.

Il confronto

Il governo Kishida si prepara quindi a rivedere la propria strategia sulla sicurezza, dovendo affrontare scelte difficili per dare risposte ai quei nove cittadini su dieci che ritengono che l’Asia orientale sia diventata più insicura negli ultimi anni. Nobuo Kishi, il ministro della Difesa, ha risposto positivamente agli appelli di alti membri del Lpd per l’aumento della spesa e cambiamenti strategici per dare alle sue forze armate quelle che ha definito «capacità di contrattacco» contro gli aggressori. «L’invasione russa dell’Ucraina è in corso. In una situazione che può essere definita la più grande crisi attuale per la comunità internazionale, dobbiamo rafforzare drasticamente le capacità di difesa del Giappone», sostiene Kishi, il fratello minore di Shinzo Abe. La spesa per la difesa è stata tradizionalmente mantenuta a circa l’1% del pil e la grande maggioranza della popolazione è d’accordo con la posizione pacifista. Tuttavia, le opinioni più belligeranti stanno guadagnando terreno a Tokyo dopo l’aggressione della Cina nel Mar Cinese meridionale e orientale, la Corea del Nord che sta testando nuove armi e le tensioni che divampano con la Russia sulle isole contese dopo che il Giappone ha imposto sanzioni per l’invasione dell’Ucraina. «Penso che gli Stati Uniti apprezzeranno, è da tempo che chiedono a Tokio un aumento delle spese», spiega al Times Mietek Boduszynski, ex diplomatico statunitense del Truman national security project di Washington. L’analista rileva che non è una coincidenza che il nuovo livello di spesa sia previsto pari al 2% del pil: «Non è un numero arbitrario, è la percentuale verso la quale gli Stati Uniti spingono i loro alleati all’interno della Nato. Il Giappone non è un alleato della Nato, ovviamente, ma fa parte di quel club più ampio di nazioni che la pensano allo stesso modo».

Guerra in Ucraina, cosa accade se la Russia perde? L'analista militare: «La grande sconfitta sarà la Cina»

Relazioni con la Cina

Il budget per la difesa della Corea del Sud è di circa il 2,85% del pil, quello della Cina è stimato tra l’1,75 e il 2%, mentre quello della Russia supera il 4%, sebbene non siano disponibili dati affidabili per entrambi i paesi. «L’adeguamento del Giappone sarà pubblicamente e privatamente molto apprezzato dall’amministrazione Biden», sostiene lo scrittore e ricercatore Isaac Stone Fish intervistato dal Times. «Gli Stati Uniti hanno cercato di mantenere bassa la spesa per la difesa del Giappone fino all’ascesa della Cina negli ultimi decenni. Soprattutto nell’ultimo decennio, i politici di Washington hanno incoraggiato silenziosamente e talvolta non così pacatamente il Giappone ad aumentare le sue spese militari. Questa è una mossa storicamente importante per il Giappone e potrebbe davvero avere un impatto sulle relazioni del Giappone con la Cina. Il Giappone ha a lungo giustificato le sue spese militari a causa della Corea del Nord, ma è sempre stato anche un ammiccante spinta verso la Cina perché rappresenta una minaccia militare più grande per il Giappone rispetto alla Corea del Nord. Pechino sta cercando di contenere le ricadute della guerra Russia-Ucraina, ma deve capire che la guerra è una buona scusa per i paesi della regione che hanno relazioni controverse con la Cina, in particolare il Giappone, per aumentare le proprie spese militari».

© RIPRODUZIONE RISERVATA