Gas russo, stop per Polonia e Bulgaria: «Non pagano in rubli». Gazprom sospende le forniture del gasdotto Yamal-Europe

Lo Yamal-Europe fu il primo gasdotto costruito in epoca postsovietica da Gazprom

Russia, stop alle forniture di gas in Polonia: riunita squadra di crisi
di Gabriele Rosana
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Martedì 26 Aprile 2022, 17:13 - Ultimo aggiornamento: 28 Aprile, 07:27

La Russia taglia il gas alla Polonia e il prezzo in Europa torna a salire. A partire dalla mattina del 27 aprile, tutte le consegne di metano a Varsavia attraverso il gasdotto Yamal-Europe sono sospese. La conferma è arrivata dalla società polacca dell’energia Pgnig che ieri sera ha detto di essere stata informata della decisione da Gazprom, il monopolista di Stato russo che rifornisce di gas l’Europa. 
 

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Stop forniture gas russo anche in Bulgaria?

Poco prima dell’annuncio dello stop al metano, il governo polacco aveva formalizzato ulteriori sanzioni contro 35 imprese, tra cui proprio Gazprom, e 15 individui, con lo scopo di «limitare le possibilità di finanziare la guerra in Ucraina attraverso entità economiche che operano in Polonia». Dopo un picco del 17%, il nuovo scontro aperto sul gas russo ha fatto segnare in chiusura un rialzo del 10% del gas, scambiato a 103 euro al megawattora nella piattaforma di riferimento Ttf di Amsterdam. Già a inizio settimana i flussi di gas verso Varsavia si erano ridotti radicalmente, secondo i dati dell’Entso-g, la rete europea dei gestori dei sistemi di trasmissione del gas. Sempre ieri in serata si è diffusa la notizia di uno stop anche per la Bulgaria che dovrebbe essere ufficializzato oggi.
 

LA SCELTA


La Polonia, in linea con l’orientamento della Commissione europea dopo varie consultazioni con i governi degli Stati membri, aveva rifiutato nei giorni scorsi di dar seguito al diktat del Cremlino che impone ai “Paesi ostili” (tra cui tutti i Ventisette membri dell’Ue) di pagare il gas in rubli anziché in euro, perché costituirebbe un aggiramento delle sanzioni economiche decise dall’Ue. Venerdì, secondo quanto riferito da un portavoce di Gazprom, era scaduto il termine per il saldo intermedio delle forniture «seguendo la nuova procedura», in mancanza del quale Mosca ha chiuso i rubinetti. Quella contro Varsavia e Sofia potrebbe essere solo la prima rappresaglia della serie contro i Paesi europei che fanno fronte comune nel rifiuto di pagare attraverso il sistema del cosiddetto “conto K”, che prevede l’apertura di un conto speciale denominato in rubli presso Gazprombank (la banca del colosso energetico), che convertirebbe poi automaticamente gli euro o i dollari incassati in divisa russa. Per l’Eni, il primo saldo in ordine di tempo è fissato per fine maggio. 

VIOLAZIONE DEL CONTRATTO


Secondo le autorità della Polonia, la richiesta di pagamento in rubli è una violazione del contratto di fornitura, come lo è la decisione di chiudere i rubinetti, per cui i rappresentanti della società controllata dallo Stato hanno annunciato che chiederanno a Gazprom il risarcimento dei danni. La ministra polacca dell’Ambiente e del Clima Anna Moskwa ieri ha voluto rassicurare che famiglie e imprese non risentiranno dello stop al gas russo perché gli stock sono pieni al 76%: «Abbiamo le riserve necessarie a proteggere la nostra sicurezza energetica», ha scritto la ministra su Twitter. 

 

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