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I funzionari russi e il piano di una guerra lampo (andato in fumo). Avevano già scelto casa a Kiev: «La voglio con vista fiume»

Igor Kovalenko, alto ufficiale dell’Fsb, aveva messo gli occhi su un appartamento in cui viveva già un informatore dell’Fsb

I funzionari russi e il piano di una guerra lampo (andato in fumo). Avevano già scelto casa a Kiev: «La voglio con vista fiume»
5 Minuti di Lettura
Venerdì 19 Agosto 2022, 18:39 - Ultimo aggiornamento: 20 Agosto, 00:01

I piani della Russia il 24 febbraio scorso prevedevano una invasione lampo dell’Ucraina. Il Cremlino era così sicuro del successo dell’operazione che un alto funzionario della sicurezza ha scelto l’appartamento nel quale sarebbe andato a vivere a Kiev prima ancora che iniziasse l’attacco. Lo rivela il Washington Post, che indica anche il nome: è Igor Kovalenko, alto ufficiale dell’Fsb, il servizio di sicurezza russo.

Guerra in «stallo strategico»

La realtà sul campo di battaglia però si è rivelata ben diversa. Ora, a fine agosto, la guerra si concentra nel Donbass con l’intera regione di Donetsk e di Kerson sottoposta a una lenta avanzata russa e alle controffensive ucraine. Nei quaranta giorni trascorsi dalla cattura di Lysychansk e degli insediamenti circostanti, l’esercito russo non è riuscito ad avanzare nemmeno di dieci chilometri in alcuna direzione del fronte che va da Kharkiv a Kherson, una linea di mille chilometri. Tuttavia nemmeno l’esercito ucraino, che stando alle dichiarazioni del governo di Kiev avrebbe dovuto lanciare un massiccio contrattacco durante l’estate, è stato in grado di avanzare molto di più. Il conflitto insomma è in una fase di paralisi e Kovalenko non è mai andato ad abitare nell’appartamento di Kiev che, stando piani del presidente Vladimir Putin, sarebbe dovuta cadere in mani russe nel giro di un paio di settimane. L’opposizione ucraina e la scarsa efficienza dell’esercito di Mosca hanno vanificato la tabella di marcia militare. Il bollettino quotidiano di Kyiv Independent, che cita le forze armate ucraine, segnala che le forze ucraine hanno ucciso finora, dall’inizio dell’invasione, 44.700 militari russi, 400 dei quali nelle ultime ventiquattr’ore, distrutto 1.899 carri armati e 4.195 mezzi blindati. Nel rapporto si parla anche della distruzione di 1.016 unità di artiglieria nemiche, 266 lanciatori multipli di razzi, 141 mezzi di difesa antiaerea, 234 aerei, 197 elicotteri, 15 imbarcazioni, 795 droni, 94 mezzi speciali, 3.130 fra camion e cisterne di rifornimento e 190 missili da crociera. L’invasione russa ha raggiunto un «punto di stallo strategico», afferma Oleksiy Arestovych, alto consigliere del presidente Volodymyr Zelensky in un video diffuso dal Guardian. «Le forze russe hanno ottenuto solo progressi minimi e in alcuni casi siamo avanzati rispetto al mese scorso», spiega Arestovych. La russificazione dell’ucraina tanto agognata da Putin riguarda solo alcune zone e soprattutto non è avvenuta la defenestrazione del governo di Kiev, come pianificato dal Cremlino prima dell’attacco. Un’operazione della quale Igor Kovalenko ha parlato con uno dei suoi uomini il 18 febbraio, come ha scoperto in Washington Post citando le comunicazioni intercettate. L’invasione russa è iniziata il 24 febbraio, sei giorni dopo la conversazione tra l’alto ufficiale e il suo sottoposto. La Russia si aspettava una rapida vittoria che prevedeva la presa di Kiev e l’insediamento di un nuovo governo, ma ha incontrato una resistenza ucraina motivata e determinata a respingere gli invasori, perciò il Cremlino ha cambiato strategia ritirandosi dalla capitale ad aprile e da allora si è concentrato a est e sud del Paese.

 

L’informatore

Le conversazioni intercettate di Kovalenko sono dunque rimaste pianificazioni mai realizzate. Il funzionario, riferisce il Washington Post, aveva messo gli occhi su un appartamento in cui viveva già un informatore dell’Fsb, ha chiesto l’indirizzo e dettagli sulla posizione dell’appartamento: «Si trova nel quartiere alberato di Obolon a Kiev, con vista sul fiume Dnepr», gli è stato riferito. Il colloquio, precisa il quotidiano Usa, è stato captato dall’Ucraina e dall’intelligence di altri Paesi. Kovalenko conosce bene l’Ucraina grazie al lavoro svolto per anni nel servizio di sicurezza russo, ha un ruolo di spicco nella nona direzione del Dipartimento dell’informazione operativa dell’Fsb, impegnato a mantenere Kiev nell’orbita di Mosca. «Ha lavorato con gli ucraini che venivano segretamente pagati dalla Russia», scrive il Post, al quale le autorità di Kiev hanno detto di avere arrestato e interrogato l’informatore non identificato quando sono state intercettate le comunicazioni di Kovalenko. Funzionari ucraini hanno confermato al giornale che l’informatore ha ammesso che l’Fsb, nei giorni precedenti l’invasione, gli aveva ordinato di lasciare il suo appartamento: «Fai le valigie, vai via da Kiev e lascia le chiavi nell’appartamento, affinché resti in sicurezza all’inizio dell’invasione». L’intelligence ucraina ha monitorato l’appartamento dopo avere ascoltato i colloqui captati, ma Kovalenko non si è presentato, così come nessun altro funzionario del Dipartimento. E il suo non sarebbe l’unico caso: il Washington Post afferma che diversi funzionari russi, prima dell’invasione, hanno scelto appartamenti per sé e per il personale che si sarebbe insediato a Kiev. Confidando, erroneamente, in una facile vittoria.

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